Taiwan: tra baluardo dell’egemonia americana e simbolo dell’identità cinese

Covid, crisi energetica internazionale e guerra in Ucraina ci hanno fatto distogliere lo sguardo, ma il problema delle “Due Cine” esiste ancora.

 

 

La speaker della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, avrebbe dovuto visitare ufficialmente Taiwan il prossimo mese, ma probabilmente tale incontro, atteso da ormai 25 anni, non avverrà mai data tutta la preoccupazione espressa dal Pentagono, e confermata dall’amministrazione Biden, in merito a questa eventualità diplomatica.

La Cina ha già fatto trapelare tutto il disappunto con il quale accoglierebbe questa visita ufficiale in quello che considera un suo territorio, facente parte dell’unico Stato cinese, ovvero quello di Xi Jinping, e non uno stato sovrano indipendente con il potere di intessere legami diplomatici internazionali.

Probabilmente le reazioni cinesi sarebbero misurabili entro la scala delle provocazioni militari, come la violazione dello spazio aereo taiwanese o le esercitazioni missilistiche in prossimità dei confini marini dell’isola di Formosa; il punto è comprendere l’intensità che potrebbero avere non solo i fenomeni in sé, ma tutte le conseguenze che essi scatenerebbero.

 

 

Una crisi sino-taiwanese è già occorsa in passato negli anni ’90 del Novecento, e in quell’occasione l’allora presidente americano Bill Clinton inviò due portaerei nell’area per ripristinare la calma nel prezioso bacino commerciale del Pacifico occidentale e mostrare i muscoli ingrossati e ideologicamente rafforzati dalla vittoria nella Guerra Fredda: ma oggi né la Cina né tantomeno gli Stati Uniti sono i medesimi stati di allora.

Gli Stati Uniti sono ancora al vertice della piramide globale, forti del loro retaggio novecentesco, ma le crisi economiche degli anni 2000 e il costante impegno militare hanno in parte indebolito commercialmente il paese a stelle e strisce, che ha ceduto qualcosa nei confronti di una Cina che invece è stata in grado di scrollarsi di dosso il suo di retaggio novecentesco, riuscendo ad emergere dal pantano maoista grazie ad un’apertura al capitalismo adattata dalla politica di Pechino agli standard e agli usi cinesi, senza rinunciare alla propria matrice culturale, ma al contrario rafforzandone la natura confuciana e scorgendo proprio in essa il fulcro sul quale fare leva.

Oggi molto probabilmente gli Stati Uniti agirebbero con più cautela, magari usando la carta del deterrente navale solo in caso di estremo e manifesto pericolo per l’indipendenza di Taiwan, uno scenario che costringerebbe inevitabilmente gli Stati Uniti ad intervenire con la massima decisione, pena l’ammissione di superiorità nell’area a favore della Cina, una situazione che non farebbe che alimentare l’ascesa egemonica del Dragone certificando così il passaggio di consegne nello scacchiere internazionale.

 

 

Gli Stati Uniti vorrebbero mantenere una situazione di calma falsa ed apparente, mirando a preservare il proprio status quo con il minimo sforzo economico e dispendio energetico, per questo vogliono evitare tutte le possibili situazioni di tensione che potrebbero dare adito ai Cinesi per giustificare delle azioni militari contro Taiwan; la questione della “Cina unica” è un tema delicato e molto sentito sia a livello politico che a livello sociale nella Cina continentale, e gli Stati Uniti sanno che infastidirli su questo aspetto potrebbe essere una situazione priva di vantaggi.

L’attendismo americano non è tuttavia da confondere con una forma di pacifismo o anti-militarismo; al contrario potrebbe essere percepito come una manovra strategica architettata per sfruttare l’impeto cinese nel voler assicurarsi il territorio di Taiwan, un impeto che potrebbe spingere la Cina a compiere delle azioni tali da giustificare un intervento internazionale volto a garantire la sicurezza dei civili, e che permetterebbe agli Stati Uniti di agire con l’appoggio ideologico e militare di numerosi partner statali. 

 

 

Come per il verificarsi di un terremoto, sappiamo solo che prima o poi qualcosa accadrà in una determinata aerea,  ma fino a quel momento ci rimarranno i dubbi su quando avverrà e se, a quel punto, saremo in grado di resistere all’urto delle conseguenze.

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