Il survival fantascientifico di Channel37 da poco disponibile in early access non ci ha convinto; molti sono gli aspetti su cui deve migliorare.

In un panorama videoludico sempre più affollato, per emergere servono immediatezza e facilità d’uso, atmosfera e un gameplay che sappia cogliere l’attenzione dei giocatori. Purtroppo The Last Caretaker arriva in early access in uno stato decisamente lontano dal centrare questi obiettivi, ed i risultati si vedono.
La storia di The Last Caretaker ci vede impersonare un automa chiamato a riattivare progressivamente più e più punti di interesse con lo scopo di riportare in vita l’umanità, apparentemente scomparsa da un pianeta quasi completamente sommerso dalle acque. Questi punti di interesse sono popolati da mostriciattoli e da pericoli che dovremo evitare o combattere, in pieno stile FPS; si tratta di un connubio ben rodato nel mondo dei survival, e che teoricamente dovrebbe ben funzionare.

The Last Caretaker fa ampio uso di meccaniche esplorative, di collezione risorse e di crafting, ma solo la prima sembra funzionare. Aggirarsi in luoghi bui, pieni di rottami e di nemici di varia natura oggettivamente funziona; anche se l’aspetto grafico non è da prima classe (e su questo si potrebbe benissimo chiudere un occhio), The Last Caretaker fa comunque la sua figura in questi frangenti anche se gli ambienti sembrano forse un pelo troppo simili e ripetitivi.
Per quanto riguarda la parte legata alle risorse, The Last Caretaker inizia a mostrare i suoi limiti. I comandi per distruggere, raccogliere o manipolare risorse e oggetti sono molto scomodi e non intuitivi; abituati come siamo da quarant’anni di videogiochi, non si capisce perché occorra premente costantemente il tasto sinistro del mouse per tenere in mano un oggetto invece di usare un semplice clic per raccogliere e un’altro per lasciare; e la stessa cosa vale per il collegamento dei vari tubi (scomodissimo il sistema per rifornirci di energia elettrica) e dei vari contenitori di energia.

L’inventario come il pannello di produzione sono confusionari, non restituendo un buon colpo d’occhio nonostante tecnicamente tutte le componenti rispecchino i classici canoni. Forse le icone sono troppo grandi, i dati aggiuntivi sono poco chiari in merito al loro significato e i processi produttivi sono tutt’altro che intuitivi, con la realizzazione degli oggetti che si ottiene più per esperimenti; potrebbero essere questi i principali motivi per spiegare un costante disagio nel loro utilizzo.
Anche il combattimento, specie quello corpo a corpo, va rivisto: spesso il gioco non restituisce il giusto senso di profondità, ed i nostri colpi portati con il piede di porco con cui siamo inzialmente dotati colpisce a vuoto più spesso di quel che dovrebbe, andando invece a bersaglio non con la punta ma con la parte centrale del manico. Molto meglio il combattimento a distanza, anche se non siamo certo sui livelli degli FPS più affermati.

Su questo, si somma il fatto che The Last Caretaker è ben lungi dall’essere ottimizzato, e il motore grafico non tiene benissimo botta in tutti i frangenti pur non dovendo gestire una grafica da AAA: può capitare di dover aspettare anche diversi minuti prima di vedere tutto correttamente renderizzato o di notare un numero di frame al secondo non adeguato pur avendo un PC certo non antiquato.
Ulteriore elemento di fastidio, è il fatto che manca un sistema di salvataggi all’altezza: non solo questi sono esclusivamente manuali, ma possono avvenire solo accedendo a pannelli dislocati sporadicamente nelle strutture (e sulla nostra nave-rifugio). Questo significa che dimenticarsi di salvare può significare perdere decine di minuti di gioco, spesso prive di momenti significativi e passati unicamente a raccogliere risorse e gettare oggetti nel tritarifiuti.

Se l’assenza di un vero tutorial e la presenza di numerosi bug sono elementi tutto sommato comprensibili in questa fase iniziale di early access, un discorso a parte andrebbe fatto per l’esoso consumo di energia elettrica del nostro automa, costantemente affamato (almeno nelle prime, critiche fasi di gioco) di elettricità e che ci metterà sotto una inutile pressione per trovare batterie di ricarica.
The Last Caretaker sembra essere arrivato troppo presto in early access; quasi fosse una versione alpha, più che una beta pronta ad essere digerita da critica e pubblico. Il gioco deve fare molto meglio per rendersi davvero appetibile; se al momento The Last Caretaker è forse tecnicamente sufficiente (dando degli ampi benefici al caso), la realizzazione finale delle componenti del titolo di Channel37 è decisamente troppo grezza nelle dinamiche e nelle implementazioni.









