Non è semplicemente un gran gioco: Valheim entra nel gotha dei videogiochi grazie alle sue dinamiche che rivoluzionano i giochi survival e di esplorazione.

I nostri lettori più attenti ricorderanno un articolo di prime impressioni su Valheim che pubblicammo nell’ormai lontano 2021. Sei anni: tanto ci ha messo il titolo di Iron Gate ad uscire dall’early access, e la cosa curiosa è che la struttura di gioco era pressoché pronta fin da subito. Quel che mancava erano le sezioni di gioco relative alla parte finale della partita; ma che fosse un titolo unico e rivoluzionario era già chiaro.
Valheim è un videogioco che fa dell’esplorazione e dell’evoluzione (particolare, poi lo spieghiamo) del proprio personaggio i punti centrali dell’esperienza di gioco. Utilizzando la mitologia vichinga, il nostro alter ego si trova in una sorta di purgatorio che lo ospita fino a che avrà compiuto sei grandi imprese (battere dei mostri potentissimi), terminate le quali potrà finalmente aspirare ad entrare nel Valhalla.

Il primo impatto con Valheim mette subito di buon umore: i colori pastello che contraddistinguono il gioco, i boschi nei quali ci aggiriamo nelle prime fasi di gioco, la musica di sottofondo rilassante e avvolgente conferiscono al giocatore un tono di pacatezza e di calma come pochi videogiochi hanno saputo fare nella storia. Come in ogni gioco survival dovremo pensare a sfamarci, a sopravvivere ai mostri che si aggirano attorno a noi, a costruirci una base e a potenziarci per proseguire nella nostra missione. Ovviamente proseguendo la nostra esplorazione cambieranno aree, nemici, risorse e ovviamente la pericolosità dell’ambiente.

Si tratta di elementi classici dei giochi di questo tipo, ma Valheim riesce a sconvolgere le regole sotto tutti gli aspetti.
Con un approccio open world, Valheim ci consente fin da subito di esplorare luoghi e biomi per i quali non siamo affatto pronti (e ce ne accorgeremo presto). Eppure, anche quando sbagliamo strategia, avventurandoci in zone troppo ostili per sopravvivere, il gioco si rivela punitivo il giusto: si riapparirà nell’ultimo letto in cui abbiamo dormito, con i nostri oggetti recuperabili senza limiti di tempo nel punto in cui siamo morti. Questo provoca un cambio di paradigma: normalmente la pressione e lo stress di dover recuperare rapidissimamente i nostri beni può facilmente provocare frustrazione, specie quando questi si trovino in un punto ben difeso o lontano da raggiungere; ma Valheim insegna che non solo la morte è un elemento accettabile del gioco, ma che non occorre nemmeno recuperare immediatamente quanto perso per poter continuare a divertirsi.
Valheim insomma sposta completamente il fulcro del gioco verso un concetto di divertimento e svago puro, e lo fa senza perdere le caratteristiche tipiche di un gioco che vuole comunque presentare al giocatore una sfida decisamente presente e comunque parzialmente configurabile all’inizio della partita.

Lo si capisce anche dagli altri due contraccolpi legati alla morte del nostro personaggio. Il primo è quello del calo delle abilità: queste crescono compiendo azioni, e non assegnando punti esperienza (che non esistono). Più corriamo, più aumentiamo la nostra resistenza; più picconiamo, più a lungo potremo continuare prima di dover prendere fiato. Quando si muore, le nostre abilità calano ma non in modo drammatico, consentendoci quindi di continuare a combattere ed esplorare.
L’altro aspetto è la perdita dei bonus conferiti dai cibi mangiati. Esatto, bonus: i nutrimenti servono principalmente ad aumentare salute e resistenza, ed in nessun modo a sfamarci. In Valheim non si muore di fame (la sete proprio non esiste), eliminando uno dei principali fattori di stress di tanti survival che bilanciano male questa componente, costringendo i giocatori a mangiare e bere di continuo non capendo che questo elemento rischia di diventare più un fastidio che un arricchimento del gioco. Valheim prende una direzione completamente diversa: senza mangiare non si è realmente in grado di affrontare i mostri che incontriamo proseguendo nel viaggio, ma non si è nemmeno impossibilitati a giocare. Paradossalmente, il cibarsi è un elemento che si sviluppa nel corso del gioco, passando dal nutrirci di frutta a cibi cotti ed elaborati in strutture dedicate per avere vantaggi maggiori.

Altro aspetto peculiare di Valheim è la progressione del personaggio. Come abbiamo detto, non esistono punti esperienza; ed infatti, oltre alla crescita delle abilità base, l’unico modo per diventare più forti eresistenti ai colpi dei nemici è quello di realizzare armi, corazze, utensili e strutture che ci rendano dei bocconi più difficili da masticare. Questo aspetto del gioco è qualcosa di veramente rivoluzionario, e dopo tutti questi anni ancora non si sono visti giochi in grado di replicare correttamente o completamente questo sistema; anche perché realizzare armi, scudi e quant’altro non è la cosa più immediata da fare in Valheim. Occorrono infatti strutture e materiali difficili da ottenere, ma su questo punto preferiamo non dire troppo: la scoperta è un altro fattore cardine del titolo di Iron Gate, e raccontare come fare una cosa o l’altra rovina il piacere di scoprire pian piano la magia di Valheim.
E qui si torna al primo punto, in un sistema circolare: l’esplorazione. Valheim chiede al giocatore di girovagare, inizialmente senza una meta precisa ma poi con idee di massima in mente. I biomi sono molti, come molti sono gli oggetti realizzabili, le risorse disponibili e le sorprese che il giocatore si troverà davanti.
Similarmente, i momenti di sano panico, addentrandosi in aree inesplorate, si susseguono ricorrentemente, anche sapendo che anche nella peggiore delle ipotesi si può ripartire senza pensare di aver perso tempo o energie: perché in Valheim anche questa componente è perfettamente amalgamata nel gameplay.

Valheim peraltro consente stili di gioco diametralmente opposti. Supportando gruppi fino a 10 giocatori, volendo ci si può organizzare in gruppi specializzati dedicati a compiere determinate missioni (per esempio raccogliere materiali da una parte mentre altri esplorano da un’altra); ma anche giocando da soli o in due l’esperienza è eccezionale. Chi vuole dedicare il suo tempo principalmente a esplorare può farlo, così come chi abbia la passione di realizzare case vichinghe elaborate e ricche di fascino ha tutti gli strumenti per sfruttare la propria creatività.
Valheim non mette il giocatore sempre sotto pressione: pur avendo modi per mantenere sempre alto il ritmo di gioco, consente ad ognuno di trovare il suo passo ed il suo stile. È uno di quei pochissimi titoli che consente a giocatori caotici e metodici di coesistere perfettamente all’interno di una squadra, lasciando ad ognuno la libertà di interpretare il gioco come meglio preferisce.

Dal punto di vista tecnico, Valheim non è esoso di risorse e consente ai più di giocare senza dover limitare particolarmente i settaggi grafici. Quello su cui si poteva fare meglio è l’interfaccia legata al crafting, non particolarmente immediata (i nuovi giocatori non possono non trovarsi spiazzati con l’utilizzo del fondamentale martello da costruzione) e la mancata rimappatura di alcune funzioni, aggirabile con strumenti di terze parti come AutoHotKey ma che è oggettivamente un neo evidente. Ultimo elemento da menzionare, il fatto che in determinati frangenti, specialmente nelle zone di gioco strette e claustrofobiche l’inquadratura a volte può balbettare, rendendo difficile comprendere quello che accade intorno a noi (non bello quando siamo circondati da nemici).
Questi difetti sono comunque marginali. Valheim è un titolo di altissimo valore, un vero capolavoro in grado di tracciare una linea diversa nel mondo dei videogiochi: non solo è capace di saper mettere insieme le necessità dei giocatori hardcore con quelli più casual, ma reinventa dinamiche che ormai si pensava fossero scolpite nella pietra. Le centinaia di ore che il gioco può offrire sono tutte ben spese: Valheim non annoia mai, ed è sempre una gioia per gli occhi e per lo spirito.









