Boruto: l’inspiegabile necessità di essere serio

Perché ammazzare Naruto con un sequel non all’altezza? Non era meglio fare qualcosa di nuovo? Oppure c’è da pagare il mutuo? Servono soldi subito?

 

 

Ho letto Naruto, ho vissuto Naruto, ho amato Naruto, ho esultato all’annuncio di Boruto ed ora ho solo tanta delusione nel cuore. Naruto è stato un progetto importante che ha visto crescere un personaggio dalla sua giovane età fino alla maturità completa. Un arco narrativo lungo e periglioso che non ha mancato di alternare momenti divertenti e spensierati, ad altri più maturi ed emotivamente seri.

I problemi legati alla giovane età ed al terribile fardello insito nell’essere il contenitore della volpe a nove code, non hanno mai fermato la dirompente simpatia del giovane Naruto. Solo la minaccia della distruzione globale ha fatto sì che l’allegria del nostro protagonista venisse meno. Ora il testimone è passato nelle mani di suo figlio Boruto, ma il ragazzo sarà all’altezza di proseguire il glorioso racconto?

Ho atteso molto tempo prima di dedicarmi alla stesura di questo approfondimento perché ho voluto aspettare pazientemente che Masashi Kishimoto, l’autore di Naruto e supervisore di questo nuovo lavoro, decidesse di dare una sferzata alle trame fino ad ora sviluppate. Questo non è ancora avvenuto e allora è giunto il momento di procedere con una bella e sana critica.

 

 

Che dire di Boruto e del suo gruppo di amici? Partiamo dal presupposto che, in questo momento, le persone che detengono il potere sono proprio i vecchi protagonisti delle saghe di Naruto. L’età adulta ha portato responsabilità e serietà in tutti i vecchi personaggi; questo lo posso accettare da chi ha sempre avuto un carattere impostato, ma dagli allievi di Jirayia e Gai non me lo spiego. In particolare lo stesso Naruto sembra una persona totalmente diversa da quella che era nella saga precedente. La qualifica di Hokage ha fatto davvero male a Naruto che ora, a causa delle sue responsabilità, è costretto ad essere forzatamente distaccato da ciò che per lui ha sempre contato: amore ed amicizia.

Passiamo ora al comparto dei giovani ragazzi che, crescendo in un periodo di pace, dovrebbero essere più spensierati e gioiosi dei loro predecessori. Invece, nel Villaggio della Foglia, si è diffusa una grave malattia che colpisce indistintamente qualsiasi ragazzo: “la scopa su per le chiappe!”. Boruto: Naruto Next Generations ha una varietà di personaggi interessanti che però sono rigidi come ciocchi di legno e seri come un ingegnere strutturale alle prese con i calcoli per la progettazione del tunnel sotto la Manica.

La caratterizzazione dei personaggi fatta da Ukyo Kodachi lascia molto a desiderare: tutti sembrano fatti con il medesimo stampino, non ci sono molte variazioni caratteriali tanto che possiamo addirittura riassumerle genericamente in tre categorie, ovvero distaccato, serio e arrabbiato. Credo che Ukyo Kodachi si sia imposto un rigido approccio durante la stesura della storia: “guai se ti azzardi a descrivere un mezzo sorriso!”. Perché c’è questa folle necessità di essere seri a tutti i costi?

Detto questo la storia è piuttosto banale. Dopo un paio di numeri, che presentano i nuovi personaggi e fanno una panoramica su quelli conosciuti, si entra nel vivo della vicenda con il nostro Boruto che diviene un contenitore come suo padre. Il ragazzo, senza il suo consenso, è costretto ad ospitare l’essenza di Momoshiki appartenente al clan Ootsutsuki. Perdonatemi la digressione, ma usare qualcosa di diverso era troppo impegnativo? Il padre ospita lo spirito di una potentissima volpe a nove code ed il figlio un alieno dai poteri apocalittici. Che grande fantasia!

 

 

Dopo la fiera della banalità si gioca a chi ce l’ha più grosso… che hai capito? Intendo potere distruttivo! Non bastavano gli adulti Naruto e Sasuke con potenzialità stupefacenti, ecco che arriva prima il clan degli Ootsutsuki e poi esseri geneticamente e tecnologicamente modificati. Mi raccomando, non fatevi la strana idea che la tecnologia Ninja sia una novità! Le tecniche messe in campo sono già state abbondantemente usate da Masashi Kishimoto; semplicemente in Boruto: Naruto Next Generations vengono riadattate e rinominate per fare bella figura.

Passiamo al comparto grafico. Mikio Ikemoto eredita il compito di riprodurre, il più fedelmente possibile, lo stile di Masashi Kishimoto. I nuovi giovani personaggi sono un misto tra le caratteristiche peculiari dei genitori, quindi non c’è poi tanto lavoro da fare. Dove effettivamente possiamo giudicare il lavoro di Mikio Ikemoto è proprio sui nuovi avversari di Boruto e Naruto. Purtroppo anche per le cose nuove, è sempre più facile copiare che inventare; non ci sono particolari guizzi creativi che convincono e questo ci porta in una generica mediocrità che appiattisce tutto.

Concludendo: Boruto è una copia decisamente meno frizzante di Naruto. Le storie sono abbastanza banali, la caratterizzazione dei personaggi non spicca per variabilità. I disegni sono prepotentemente ancorati a cose già viste e non osano uscire dal confine sicuro che Masashi Kishimoto ha delimitato con le precedenti opere. Qualcosa di buono c’è? Se escludiamo il fatto che il racconto si ambienta nel mondo di Naruto, io non sono riuscito a trovare una nota positiva a questo lavoro. Comunque la speranza è sempre l’ultima a morire, il progetto prosegue e la possibilità di recuperare c’è sempre.

Per condividere questo articolo: