Oh no! Un altro film sulla guerra tra uomini e robot? Ma questa volta è diverso. Questa volta c’è Undi di Stranger Things.

Il nuovo lungometraggio dei fratelli Russo (ormai va di moda fare le cose in famiglia) è una sfida interessante. Come si può affrontare un tema tanto abusato come l’eterno contrasto tra umano e macchina senza essere banali? Intanto ingaggiando l’unica attrice in grado di reggere in modo credibile un ruolo da Will Smith al femminile, quella Millie Bobby Brown che tutti noi abbiamo imparato ad amare nella saga dei Duffer Brothers, e poi mettendoci dentro un altro pilastro della fantascienza, il Chris Patt/Starlord de I Guardiani Della Galassia. E infine, trovando un’idea originale. Quale? Raccontare un momento storico mai narrato dai film di questo genere: il post conflitto.
Siamo negli anni novanta ma in un universo parallelo. E’ già avvenuto lo sfruttamento dei robot da parte del genere umano, è già avvenuta la consequenziale incazzatura dei bullonati a tutela dei loro diritti, è già finito lo scontro sul campo di battaglia. La narrazione di The Electric State, infatti, inizia in un mondo dove i robot hanno perso contro di noi e sono stati relegati in una zona ghetto un po’ in stile riserva indiana. Non ci odiano: sono semplicemente rassegnati a vivere una vita di schifo in totale sudditanza nostra. In questo sfacelo, Michelle (una Undi ormai divenuta donna) riceve la visita di Cosmo, un robot misterioso controllato da Christopher, il suo geniale fratello minore che credeva morto. Da lì parte un on the road alla ricerca del parente smarrito tra incontri pericolosi e continui colpi di scena.
Chris Patt, nel ruolo dell’imbolsito bracconiere di rottami vintage Keats, è perfetto. Ironico, iconico e giunonico che manco Tony Effe saprebbe fare di meglio nei suoi improbabili testi. I veri protagonisti, però, sono i robot che da sfondo diventano attori, emozionando lo spettatore scena dopo scena. C’è chi muore, chi se la cava e chi stupisce per cambio repentino di casacca. Nell’insieme, l’allegra squadra metallica di questa pellicola conquista cento volte di più della farraginosa saga dei Transformers.
Meritano due plausi a parte il cattivissimo Stanley Tucci, nei panni di Skate, e Giancarlo Esposito. Giancarlo chi? Come Giancarlo chi! E’ il cattivissimo Pollo Hermano di Breaking Bad che in quella serie ci aveva regalato una super interpretazione per poi sparire un po’ dai radar. Ora che è tornato sulle scene dimostra (una volta per tutte) che il suo sguardo vitreo è ancora integro e impenetrabile come solo un brutto ceffo ha.

Se avete voglia di godervi centoventotto minuti di adrenalina e tanta nostalgia (alcuni robot sono presi a mani basse dalla nostra adolescenza), l’opera dei fratelli Russo è perfetta. Non può ambire a diventare culto perché, nonostante innovi nella scintilla narrativa iniziale, poi affonda le radici ampiamente nel consueto terreno di genere. Tutto è fatto molto bene ma esattamente come dovrebbe essere.
Se la coppia di registi vi aveva già stupito negli ultimi due episodi di Avengers (Infinity War e Endgame), però, non temete alcuna delusione con questo titolo che intrattiene e non solo. Ambisce ad un ruolo forse più elevato: educarci al rispetto delle macchine. Magari, qualcuno di voi, dopo la sua visione, inizierà a rivolgersi ad Alexa con un tono meno spocchioso!









