Enola Holmes: la recensione

Enola Holmes reinventa l’universo del celebre detective inglese con una protagonista brillante e anticonformista, capace di conquistare il pubblico grazie al talento di Millie Bobby Brown.

 

 

Sherlock Holmes rappresenta senza dubbio uno dei personaggi più iconici della letteratura inglese. Il detective creato da Arthur Conan Doyle è stato protagonista di innumerevoli adattamenti cinematografici e televisivi, mentre il suo celebre metodo deduttivo ha ispirato generazioni di sceneggiatori nella creazione di investigatori brillanti e fuori dal comune. Nel corso degli anni non sono mancate nemmeno reinterpretazioni al femminile del celebre detective, sia sul grande schermo sia nei teatri; l’arrivo di una sorella capace di rivaleggiare con lui sul piano dell’intelligenza e dell’intuito finisce quindi per apparire come un’evoluzione sorprendentemente naturale. Del resto, in casa Holmes sembra che la deduzione venga servita insieme ai pasticcini durante il tè delle cinque.

Lo spunto di partenza del film vede Enola Holmes, nel giorno del suo sedicesimo compleanno, scoprire che la madre è misteriosamente scomparsa senza lasciare alcuna traccia. Mentre il fratello Mycroft vorrebbe relegarla in un severo collegio femminile, la giovane decide di fuggire verso Londra per ritrovare la donna che l’ha cresciuta secondo principi decisamente anticonvenzionali per l’epoca vittoriana. Il viaggio la porterà a incontrare il giovane visconte Tewkesbury e a rimanere coinvolta in un intricato complotto politico, costringendola a mettere alla prova le proprie straordinarie capacità investigative.

L’interpretazione di Millie Bobby Brown (The Electric State, Stranger Things, Damsel) rappresenta senza alcun dubbio il tassello più prezioso dell’intera produzione. L’attrice dà vita a un’Enola fresca, vivace, eccentrica e costantemente in contrasto con le rigide convenzioni della società vittoriana, conquistando lo schermo con una spontaneità contagiosa. Ogni espressione, ogni sorriso e ogni sguardo di Millie sembrano trasmettere il sincero divertimento con cui interpreta il personaggio; una partecipazione che rende impossibile distogliere l’attenzione dalla protagonista. La sua interpretazione è un piacevole schiaffo all’indifferenza; bastano pochi minuti perché anche il pubblico meno interessato venga trascinato nel vortice di energia di Enola.

 

 

Henry Cavill (Black Adam, The Witcher, Batman vs Superman: Dawn Of Justice) veste invece i panni di Sherlock Holmes con un’eleganza misurata e mai invadente. Il celebre investigatore diventa una presenza fondamentale senza mai sottrarre spazio alla sorella, assumendo il ruolo di punto di riferimento e di vetta apparentemente irraggiungibile che Enola cerca continuamente di eguagliare con il proprio talento. La scelta di mantenerlo spesso sullo sfondo si rivela particolarmente efficace; il personaggio conserva quell’alone di mistero che da sempre lo accompagna e proprio questa parziale distanza contribuisce a renderlo ancora più affascinante.

Le ambientazioni vittoriane costituiscono il secondo grande protagonista del film. Ogni strada, edificio e salotto raccontano con estrema cura l’Inghilterra di fine Ottocento, offrendo un contesto perfetto per mettere ancora più in risalto il carattere anticonformista della giovane detective. La costumistica impreziosisce ulteriormente la messa in scena grazie a un lavoro ricco di dettagli, mentre scenografie e oggetti di scena restituiscono un mondo credibile e affascinante. Anche la colonna sonora accompagna con grande efficacia l’evolversi degli eventi, alternando leggerezza, tensione e spirito d’avventura senza mai risultare invasiva.

Il ritmo narrativo segue un andamento piuttosto variabile. L’avvio procede a velocità sostenuta, lasciando poi spazio a momenti più riflessivi dedicati allo sviluppo della vicenda e dei personaggi, prima di accelerare nuovamente in un finale ricco di tensione. La scelta più brillante della regia rimane però quella di permettere a Enola di infrangere la “quarta parete” e rivolgersi direttamente al pubblico durante le proprie deduzioni. Questo espediente rende gli spettatori partecipi del suo ragionamento, facilita la comprensione degli indizi e rafforza ulteriormente il coinvolgimento emotivo.

 

 

L’indagine proposta in Enola Holmes non raggiunge livelli di particolare complessità, ma il percorso deduttivo costruito dalla sceneggiatura riesce comunque a celare efficacemente la reale natura della cospirazione almeno agli occhi degli osservatori meno attenti. L’equilibrio tra investigazione, thriller, azione e momenti più leggeri rimane costante per tutta la durata del film, offrendo un intrattenimento semplice ma sempre piacevole. La produzione guarda chiaramente a un pubblico giovane, che necessita di continui stimoli narrativi, senza però escludere gli spettatori adulti. Anche la tematica dell’emancipazione femminile trova spazio con grande naturalezza; il messaggio emerge attraverso le azioni della protagonista e non attraverso lunghi discorsi o luoghi comuni poco efficaci, risultando credibile e perfettamente integrato nella storia.

Enola Holmes dimostra che esiste ancora spazio per raccontare l’universo creato da Arthur Conan Doyle da prospettive differenti senza tradirne lo spirito originale. L’identità della protagonista, il cast perfettamente assortito e una narrazione capace di divertire e coinvolgere costruiscono fondamenta estremamente solide; non sorprende quindi che Netflix abbia deciso di proseguire su questa strada con altri due capitoli (qui la nostra recensione del secondo); il potenziale della giovane detective era evidente fin dalla sua prima indagine e meritava decisamente di essere sviluppato.

 

Enola Holms, 2020
Voto: 7,5