Blu Beetle: la recensione

C’era una volta il Bignami, libretto che riassumeva una materia in poche pagine per rimediare una sufficienza all’ultimo momento. Ora è tornato.

 

Blu Beetle recensione

 

Il nuovo (ennesimo) film di supereroi, ispirato all’omonimo fumetto della DC Comics e diretto dal portoricano Angel Manuel Soto, è una summa di tutto quello che ci hanno mostrato negli ultimi quindici anni di questo genere. Tutto è tecnicamente ineccepibile, ma al tempo stesso è tutto tristemente trito e ritrito. Non ci credete? Partiamo dall’innovativa trama: il neo-laureato Jaime Reyes s’imbatte in un insetto geneticamente modificato e ne acquisisce i poteri… L’odore di Peter Parker è fastidiosa ma non è la sola che avvertirete. Quando il giovane paladino di El Paso si trasforma nella sua versione blu volante diventa praticamente un Iron-Man cobalto, con tanto di computer che gli parla nella testa tipo versione taroccata di Jervice in stile Android. Le battaglie contro la nemesi Carapax (che è praticamente il copia/incolla di Obadiah Stane), poi, toccano l’apice del dèjà-vu arrivando a citare… i Power Rangers con spadoni e fulmini dal cielo! Dopo un’ora di visione non si sa se ridere o piangere, con la paura che qualche mega dinosauro spunti dal cielo latino-americano in cerca di Tetsuya e Mazinga Z.

L’introspezione della storia è del tutto assente. Nessun personaggio è raccontato, ma solo mostrato come una macchietta colorata che non merita di essere approfondito. Il padre Alberto Reyes, per esempio, potrebbe essere uno zio Ben dei tacos ma si accontenta di diventare la fotografia dei cereali nel retro della scatola. Nana Reyes, che cita le grandi battaglie messicane per l’indipendenza, finisce per fare il verso alla nonna di Encanto ma senza quelle splendide canzoni che ci hanno conquistato le orecchie e il cuore. Jenny Kord, ribelle oggetto del desiderio del buon Jaime (e di molti di noi), è così facile da conquistare che sarebbe stato più affascinante pagarsi un massaggio con l’happy ending.

L’unico a salvarsi è il protagonista Xolo Maridueña, che avevamo imparato ad amare nelle sue serie su Youtube Premium e che qui cede il passo alla voglia di diventare ancora più famoso. Avrà trovato così scontata la sceneggiatura da non averla riletta neanche una seconda volta: tutto quello che doveva fare era stato già fatto da altri 100 film della Marvel. C’è anche un tentativo di inserire ironia nell’intreccio attraverso il personaggio (del tutto illogico) dello Zio Rudy che ovviamente finisce per scimmiottare, nella sua goffaggine, qualcuno che ben conosciamo. Chi? Diciamo che in questo momento ad Happy Hogan stanno fischiando molto le orecchie.

 

Blu Beetle recensione

 

E allora perché vedere Blu Beetle? Nessuno ve lo ha mai consigliato. Se vi piacciono le belle ragazze, Bruna Marquezine è uno spettacolo di livello ma si limita a sorridere e a correre. Se vi piace il trash, invece, c’è da ricordare che Susan Sarandon, la cattivissima Victoria Kord, è passata da un capolavoro come Thelma & Louise alla morte artistica dei super poteri osannata in capolavori come Angers Endgame. Tutto per vil denaro? Probabile… lo stesso che risparmierete voi orientando la vostra serata altrove.

Oh, non perdetevi l’ultima scena dopo i titoli. Perché, incredibilmente, c’è anche una scena dopo i titoli.

 

Blu Beetle, 2023
Voto: 4
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