Equilibrium: la recensione

Un film che affronta il conflitto e le contraddizioni delle emozioni, questioni eterne, profonde quanto l’animo umano, e lo fa in maniera intensa ed emozionante.

 

 

Articolo originariamente pubblicato il 08/11/2003.

 

Quest’estate si è consumata una delle più grandi ingiustizie nella storia della distribuzione cinematografica italiana. Siamo verso la metà di luglio e in una manciata di sale (e quando dico “manciata” intendo davvero poche…) esce un film intitolato Equilibrium. Resta in programmazione per una settimana scarsa e poi svanisce, il tutto senza la minima pubblicità, senza la minima promozione, senza il minimo avvertimento. Un altro tipico episodio di negligenza estiva della nostra rete di distribuzione. Il dramma, è che il film in questione è uno di quelli in grado di fare un successone, ma rischia di passare criminalmente inosservato.

Una brutta faccenda, visto che si tratta di un film che può rivaleggiare tranquillamente, e sottolineo tranquillamente, con il signor Matrix (il primo). Ebbene sì, arrivo a dire tanto; forse non sarò imparzialissimo in questa recensione, perché io Equilibrium l’ho adorato, e personalmente lo piazzo sicuramente davanti alle gesta di Neo e compagni, ma come per ogni recensione positiva, il consiglio è di vedere il prodotto, per poi poter giudicare. Equilibrium è un film del 2002, uscito (si fa per dire…) qui da noi quest’anno. Il regista è Kurt Wimmer e nel ruolo di protagonista c’è il Christian Bale già visto ne Il Regno Del Fuoco, in American Psycho e in Shaft. Al contrario degli ultimi due titoli, però, stavolta Bale è un buono, anche se da subito non se ne accorge nemmeno lui. Tra gli altri attori, ci sono Emily Watson, una bellezza un po’ retrò e molto particolare ma di sicuro effetto (tra l’altro due occhi così sono davvero rari da ammirare!), Taye Diggs e lo Sean Bean che tutti abbiamo amato/odiato ne Il Signore Degli Anelli, nei panni di Boromir.

Siamo in un futuro non molto remoto e, dopo una Terza Guerra Mondiale, gli uomini hanno deciso che di violenza e di odio ne hanno avuti abbastanza. Indi, si giunge alla conclusione che, per evitare ulteriori drammi, è necessario eliminare dall’uomo odio, rabbia, gelosia e tutte quelle emozioni che possono portare alla violenza. Il problema è che le emozioni da eliminare non si possono selezionare, quindi… via tutte!

 

 

Niente più rancore, niente più sofferenza, niente più tristezza, ma allo stesso tempo niente più amore, felicità, compassione, tenerezza.
La “cura” di questa Era è il Prozium, “il grande nepente”, un medicinale che, iniettato in dosi giornaliere a scadenza regolare e obbligatoria, annulla tutti i sentimenti umani. Di conseguenza, è illegale anche ogni cosa che può suscitare delle emozioni, quindi al rogo libri, quadri, musica e quant’altro. Tutto è sterile, spartano ed incolore a Libria, la grande città-stato in cui si svolge la storia. Questo è lo scenario della società, e quasi tutti si adeguano. Quasi tutti, perché anche questa società ha i suoi criminali, i suoi terroristi, e sono tutti coloro che si rifiutano di bandire le emozioni e di staccarsi dall’arte e da ciò che rende l’uomo se stesso. La pena per i trasgressori, i colpevoli di emozioni, è drastica: processo sommario e cremazione, da vivi.

Al fine di arginare ed eliminare la resistenza, è stato creato un nuovo organismo di legge supremo: il Tetragrammaton. Un leviatano i cui alfieri sono i Cleric, agenti addestratissimi e letali, in grado di compiere azioni incredibili; non vi svelo molto in proposito, ma vi accenno solo una cosa: combattimenti corpo a corpo con le pistole… guardare per credere. Non c’è più guerra, ma le azioni delle squadre Tetragrammaton per annientare i ribelli sono sempre bagni di sangue senza pietà. John Preston (Bale) è uno dei migliori Cleric del Grammaton, infallibile, intransigente e devoto, ma ad un certo punto, causa una dose di Prozium mancata per caso, riassapora le emozioni, si rende conto di quanto sia assurdo tutto questo, e non ci sta. Il seguito lo potete immaginare. Quello che non potete immaginare, invece, è l’originalità dei combattimenti e di certi risvolti della trama, la scarsezza delle solite “cazzate” o “americanate”, come si è soliti chiamarle.

 

 

Anche qui il protagonista ha solo due pistole, e i nemici, in 30 e con i mitra, non lo beccano mai, ma in questo caso è tutto giustificato e ci sono delle motivazioni precise che rendono “plausibili” e giuste molte cose.

Un film che affronta il conflitto e le contraddizioni delle nostre emozioni, questioni eterne, profonde quanto l’animo umano, e lo fa in maniera intensa ed emozionante, spettacolare ma mai pacchiana, pur nella fantasia, originalissima, delle scene d’azione. Ecco cos’è Equilibrium, ecco cosa è passato sotto i nostri nasi senza che nessuno ce lo dicesse. Io sono riuscito a vederlo solo per caso e per fortuna, e spero che anche voi riusciate a raccattarlo da qualche parte e a fare vostro questo gioiello e le emozioni (!) che può regalare.

Se il grande pubblico lo conoscesse, diverrebbe probabilmente un culto e sarebbe il film della consacrazione definitiva di Christian Bale, grandissimo e toccante, che per me ha già abilmente scalzato il Neo di Keanu Reeves dal primo posto dei salvatori del futuro.
La speranza che covo è che magari i distributori, accortisi della cazzata che hanno fatto, possano riproporlo al cinema in un periodo più felice e rendere giustizia ad uno dei migliori titoli degli ultimi anni. Ovviamente ci credo molto poco, la speranza è remota e tutto ciò è triste, deprimente, intollerabile, ma qui il Prozium per soffocare tanta rabbia non c’è… A PRESTO CLERIC!

 

Equilibrium, 2002
Voto: 9
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