Si parla di un genio della musica e quindi mi sarei aspettato ritmo e passione, ma perché ne esce un ritratto di glaciale freddezza?

Chi è Aretha Franklin? Un genio della musica? Una donna di colore che si è saputa imporre in un settore dove dominava l’uomo bianco? Oppure semplicemente una persona sola? Una figlia legata con un rapporto di amore e odio alla figura paterna? Tante sono le sfaccettature che questa serie poteva approfondire sul personaggio, ma la superficialità con cui tutte queste tematiche sono state affrontate è semplicemente disarmante.
La prima dote di Aretha Franklin è indubbiamente la qualità della sua voce. Una dote naturale che non le vale il titolo di genio della musica, ma che è un’ottima base di partenza per fondare la sua carriera. Il padre, figura di spicco nel panorama dei predicatori, vuole che Aretha sfondi subito nel mondo della musica Gospel.
Un padre approfittatore che non perde occasione per usare la figlia come specchietto per agevolare la propria carriera. Un padre che porta in giro la figlia per i suoi tour religiosi e tutte le sere abbandona Aretha per andare a rimediare una piacevole serata di sesso. Da un padre del genere, non ci si deve stupire che la figlia abbia avuto le stesse identiche tendenze in campo sentimentale, ma questa è una caratteristica che anche i geni raccontati in precedenza, Albert Einstein e Pablo Picasso, hanno ampiamente messo in evidenza. Che l’amore passionale ed il tradimento siano una caratteristica dei geni?

Questi momenti emotivamente forti sono riversati nei testi delle canzoni che hanno reso famosa la nostra protagonista, ma la connessione tra momento emotivamente importante e creazione musicale non è particolarmente curata. Aretha è quasi sempre proposta su di un palco a cantare e quasi mai è descritta l’importante routine della creazione dei suoi brani. Peccato perché riproporre uno spettacolo è bello, ma non regala qualcosa di più nella conoscenza dell’artista.
Il ritratto fatto da Genius su Aretha Franklin non è molto lusinghiero. Tralasciando la parte incentrata sulle storie d’amore che la cantante ha avuto, viene fuori un ritratto di una persona che non ha particolari remore a pugnalare alle spalle le persone, comprese le sorelle. Sicuramente è una persona forte, che riesce ad imporsi nel mondo della musica senza dover scendere a compromessi perché sa approfittare di ogni singola apertura.
L’indubbio talento, che è stato raffinato da una tecnica fantastica, le ha valso il titolo di Regina del Soul, ma tutto questo non è sufficiente per essere considerata un genio in quest’ambito. Lei ha il merito di essere stata la prima donna di colore a produrre le proprie canzoni, è stata la prima donna a far parte della Rock and Roll Hall of Fame e la prima donna di colore ad imporre le proprie scelte nel panorama musicale. Insomma una persona che ci sapeva davvero fare sia come cantante che come manager di sé stessa.
Cynthia Erivo, l’attrice che interpreta Aretha Franklin, è una maschera inespressiva, fredda e glaciale. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso sapendo che il Soul è una musica fondamentalmente ricca di calore e sentimento. Anche durante i momenti in cui prova ad interpretare le canzoni di Aretha, Cynthia sembra solo scimmiottare la famosa cantante e non prova ad infondere nella sua interpretazione il giusto spirito che invece si nota negli spezzoni di repertorio proposti. Credo che questo abbia sinceramente abbassato notevolmente la qualità della serie che comunque non entra mai in profondità sulle tematiche interessanti.

Un paio di volte vengono accennate le iniziative ed il pensiero in favore della comunità nera, come se ad Aretha fregasse il giusto. Sicuramente non si approfondisce per niente la fase creativa, che invece in Picasso o in Einstein era stata trattata decisamente in maniera brillante. Anche le storie d’amore sembrano passare come le stagioni, senza lasciare apparentemente un segno importante nella vita della cantante.
Il tema più sviscerato rimane il costante e continuo contrasto con il padre. L’amore e l’odio verso la figura paterna che ha creduto in lei, ma che l’ha anche provata ad usare ripetutamente per i propri scopi, è il filo conduttore di tutta la serie; interessante, ma forse un po’ fuori tema per un tributo ad un Genio della musica?
Le prime due stagioni sono state di tutt’altro livello, questa terza forse è stata curata male e in modo forse troppo superficiale. Personalmente non avrei scelto Aretha Franklin come terzo soggetto della serie. Ci sono stati Geni decisamente più interessanti di lei nel Novecento, ma forse le manifestazioni dei black lives matter e il clamore mediatico ad esse legato, ha spinto i produttori a gettarsi su questo soggetto senza riflettere adeguatamente. Per me questo Genius – Aretha Franklin non è un prodotto curato a dovere, mi aspettavo decisamente tutt’altro livello di profondità.









