La prima parte della serie sulla storia degli 883 è un’eccezionale tuffo nei sentimenti e nei primi anni ’90, e non può non lasciare estasiati.

Alzi la mano chi nel 1992 aveva tra i 14 e i 25 anni; beh, sappiate che la serie tv Hanno Ucciso L’Uomo Ragno è tutta per voi (noi). È il racconto forse non troppo romanzato di quel fenomeno di massa che furono gli 883 e che forse solo noi che abbiamo vissuto quegli anni possiamo pienamente capire; ma non è solo una celebrazione del gruppo musicale, quanto anche la fotografia di quegli anni e delle dinamiche di vita di provincia che non tutti hanno avuto la fortuna, o il dispiacere, di conoscere.
Hanno Ucciso L’Uomo Ragno – La Leggendaria Storia Degli 883 è in effetti quasi un romanzo di formazione, per come viene costruito, presentato, narrato. Il deus ex machina dietro la produzione è quel Sydney Sibilia che abbiamo imparato ad apprezzare per produzioni come Smetto Quando Voglio e L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose, e che cura direttamente i primi due degli otto episodi che compongono la serie, lasciando ad Alice Filippi e Francesco Ebbasta (quest’ultimo membro dei The Jackal e regista di Addio Fottuti Musi Verdi) la direzione degli altri sei. Nonostante la gestione a più mani, durante l’interezza di Hanno Ucciso L’Uomo Ragno la continuità dello stile narrativo rimane inalterato: fresco, diretto, quasi dirompente. Insomma, qualcosa di molto simile all’approccio del già citato Smetto Quando Voglio, sostituendo però con emozioni, paradossi e semplicità della vita di provincia il carattere grottesco e comico del clamoroso film che ha lanciato il regista campano.

L’impatto emotivo della serie è incredibile, almeno per chi quegli anni e quel tipo di realtà li ha vissuti. La vita di provincia pavese si può facilmente mutuare in quella di qualsiasi paesino italiano, dove stili di vita, ritmi e opportunità non erano (e non sono) quelle di una grande città; e dove i sogni spesso si infrangevano (e si infrangono) contro i limiti dei piccoli centri. Hanno Ucciso L’Uomo Ragno non solo ripercorre le tappe che hanno portato alla formazione del duo Pezzali-Repetto, ma spiega anche la nascita di quelle canzoni la cui forza era il presentare la vita vera di tanti ragazzi di provincia, puliti e semplici, le cui esperienze di vita venivano finalmente messe al centro del riflettore in modo diretto ed alla portata culturale di tutti.

Hanno Ucciso L’Uomo Ragno non è quindi solo la storia di Max Pezzali e Mauro Repetto: è la rappresentazione plastica di una generazione tutto sommato pulita (almeno all’epoca), che non ha mai conosciuto le paturnie che hanno i ragazzi di oggi, schiavi dei cellulari e dei social, e tutto sommato lontana dalla crisi sociopolitica degli anni ’70 e ’80 vissuta a proiettili e droga, e che pensavano a cose semplici, a vivere la vita e ad innamorarsi. È uno specchio in cui molti di noi possono rivedersi e rivedere la nostra vita di allora; fatta di pomeriggi passati a casa di amici, a girovagare senza malizia e senza pericoli per le strade dei piccoli centri urbani, a sognare in grande meravigliandosi per le piccole novità della vita.

Ad impersonare Max Pezzali e Mauro Repetto ci sono due ottimi attori della nuovissima generazione: Elia Nuzzolo, assolutamente convincente nel riproporre la goffaggine e la timidezza del Max Pezzali che tutti conosciamo, e Matteo Oscar Guggioli nei panni di quel Mauro Repetto, oggetto misterioso e da sempre poco inquadrabile che la serie aiuta a spiegarci. I due attori riescono magnificamente a rappresentare la coppia di ragazzi pavesi nella loro crescita personale e professionale; e se qualche elemento non proprio motivo di vanto è stato omesso, la cosa è comprensibile: si tratta di una serie tv, non un di un documentario.
Attorno ai due protagonisti ruotano figure impersonate da attori altrettanto solidi: su tutti Ludovica Barbarito, ma anche Davide Calgaro, Roberto Zibetti ed Edoardo Ferrario; sono tutti attori che impersonano benissimo quegli elementi cardine di una storia che si evolve e vive grazie alle persone che hanno realmente gravitato attorno al duo Pezzali-Repetto nei loro primi passi nel mondo della musica.

Hanno Ucciso L’Uomo Ragno è una produzione seminale, una serie tv imperdibile per chi quegli anni li ha vissuti e sicuramente apprezzabile per chi il fenomeno 883, che non si limita a qualche canzone di successo, non lo ha sperimentato sulla propria pelle.
L’unico appunto che si può muovere a Hanno Ucciso L’Uomo Ragno – La Leggendaria Storia Degli 883 è il fatto che gli otto episodi interrompano la narrazione in modo brutale; il resto della storia ce la dovrebbe raccontare Nord Sud Ovest Est – La Leggendaria Storia Degli 883, serie-seguito già in via di realizzazione e attesa per il 2026. I colpi allo stomaco che porta l’ultima puntata è un metodo sperimentato in cinematografia per tenere alta l’attenzione sulla seconda stagione; ma in questo caso, visto il pathos spezzato, la realizzazione di un’unica serie più lunga sarebbe stata necessaria.









