Il nuovo film di Gennaro Nunziante è vittima di un malinteso: non è un film comico, quanto un atto di accusa verso certi genitori.

Le produzioni cinematografiche italiane sono mediamente di livello talmente basso ed appiattito verso le solite storielle buoniste o stupidamente sdolcinate che qualsiasi cosa rompa gli schemi viene trattato come un elemento deflagrante. La realtà è che Io Sono La Fine Del Mondo è un film mediocre, recitato male e dalla trama abbastanza inconsistente; eppure qualcosa da dire ce l’ha.
La storia vede un ragazzo privo di sentimenti positivi e di empatia verso il prossimo tornare a casa, a Palermo, per accudire i genitori anziani solitamente gestiti dalla sorella, la quale vuole concedersi una vacanza. Tra il protagonista, interpretato da Angelo Duro, ed i genitori esiste un rancore profondo che verrà spiegato durante la visione del film.

Io Sono La Fine Del Mondo cerca di seguire il filone che il regista Gennaro Nunziante ha ampiamenete rodato con i film che ha girato insieme con Checco Zalone: era lui infatti il regista di Cado Dalle Nubi, Che Bella Giornata, Sole A Catinelle e Quo Vado, ma come nei suoi film successivi (parzialmente ne Il Vegetale, pienamente in Belli Ciao e in Come Può Uno Scoglio) manca il brio, la vis comica, una capacità di far davvero ridere lo spettatore se non per un paio di battute pesantissime nelle prime battute del film.
Angelo Duro inciderebbe maggiormente se il suo comportamento fosse inserito in un film drammatico o addirittura pulp; in quello che vorrebbe essere una pellicola comica il suo comportamento estremamente caratterizzato stride con la credibilità del suo personaggio. Allo stesso modo, i comprimari che gli ruotano attorno non dimostrano una particolare capacità attoriale, forse (forse) più per limiti del film che per le capacità personali: potenzialmente discreti potrebbero essere Giorgio Colangeli (Il Divo, A Tor Bella Monaca Non Piove Mai, Belli Ciao) e Marilù Pipitone (Belli Ciao); minori scusanti sono a disposizione del resto del cast a partire dalla rivedibile Matilde Piana e dall’insopportabile Evelyn Famà.

Forse il problema principale del film è che Gennaro Nunziante questa volta avrebbe dovuto virare verso il genere drammatico, invece che proporre la solita formula ormai trita della commedia che (per fortuna) non segue gli standard imposti dal politicamente corretto e che ad una trama leggerina affianca battute irriverenti ed esplosive. Come detto, in Io Sono La Fine Del Mondo non c’è praticamente nulla che faccia ridere, anzi; la noia fa capolino più di una volta durante la proiezione.
È il sottotesto di Io Sono La Fine Del Mondo l’unica cosa che funziona: il messaggio di rivalsa e vendetta verso dei genitori insensibili che spiega e costruisce in modo postumo ma tutto sommato sensato il personaggio di Angelo Duro; eppure anche qui le forzature e gli eccessi non solo si sprecano, ma rendono l’intera visione pesante e quasi fastidiosa.
A salvare dal disastro completo la pellicola è la parte conclusiva di Io Sono La Fine Del Mondo, dove il progetto del protagonista prende sempre più forma e le ripicche da guerriglia lasciano il posto ad una vera offensiva totale, spregiudicata e cattiva (ma non di quel cattivo che possa ispirare simpatia). Sembra di assistere ad una sorta di contrappasso classico o di un finale quasi shakespeariano (con le enormi, debite differenze), e di questo va dato credito a Gennaro Nunziante. Per il resto, il film non ha alcuna fiammata né particolari o condivisibili messaggi da proporre.

Io Sono La Fine Del Mondo è un film sbagliato, privo di mordente e recitato male. Non basta qualche spunto a permettergli di portare a casa il risultato; e probabilmente se non avesse ricevuto l’attenzione e gli strali di quel mondo ideologico incapace di capire che il politicamente corretto è la morte dello spirito critico, dell’ironia e del buon senso, sarebbe anche passato sotto silenzio invece di diventare uno dei film più visti del 2025.









