Mattarella, Draghi ed i lacchè del giornalismo

Negli ultimi mesi i giornalisti italiani si sono completamente genuflessi, mettendosi al servizio del potere e supportando il culto della personalità dei politici.

 

 

Il mestiere del giornalista, se fatto bene, non è affatto semplice: reperire le informazioni (possibilmente di prima mano), verificarle incrociandole con altre fonti, estrapolarne il senso e riportarlo in modo scevro da influenze personali, e se capita buttarci dentro pure una referenza a fatti correlati; il tutto non scendendo a compromessi con coloro che sono oggetto della notizia.
No, non è affatto semplice.

Non è un caso se negli anni ’70 e ’80 in Italia abbiamo contato decine di giornalisti uccisi perché facevano bene il loro mestiere: uccisi dalle Brigate Rosse, dalla Mafia, da apparati dello Stato utilizzati per fini del tutto personali. Mino Pecorelli, Giuseppe Fava, Peppino Impastato sono fra i nomi più noti di quella stagione così nera della nostra storia.

 

 

Tragicamente, la loro fine ha plasmato una classe di giornalisti succube e compiacente col potere; lo vediamo ad ogni cambio di governo nei telegiornali Rai, lo vediamo sui giornali sempre più megafono dei partiti, lo vediamo nel modo in cui vengono condotte interviste e confronti, ormai piegati dalle necessità dello spettacolo e  così lontane da quell’approccio alto e profondo delle tribune elettorali televisive di quarant’anni fa. Le eccezioni sono molto poche e spesso messe in un angolo.

Ormai dovremmo essere abituati alle sviolinate di certi giornalisti nei confronti del potere, ma quanto sta accadendo negli ultimi mesi trascende l’italica tolleranza. Contestualmente all’inizio della pandemia, la gran parte dei giornalisti italiani stanno contribuendo in modo sfacciato all’instaurazione del culto della personalità a favore del “regnante” di turno.

 

 

È successo con Conte, un personaggio in cerca di fama e successo, che ha trovato terreno fertile con le sue conferenze stampa al limite della burletta per la loro frequenza, per i loro toni e il loro contenuto. Quanto eravamo abituati a sapere tramite sobri comunicati diramati dalla Presidenza del Consiglio erano diventati spettacolini ad uso e consumo del Giuseppi nazionale.

La cosa si è riproposta con “santo” Draghi, un uomo di tutt’altro spessore e caratura che di certo di questi giochetti non ha bisogno, ma che accetta di buon grado questo supporto a costo zero. Pochi giorni fa, durante la conferenza stampa di fine anno, i giornalisti presenti hanno per la massima parte ricoperto il ruolo di una claque compiacente che ha proposto domande quasi di comodo ed ha rivolto diversi applausi al Presidente del Consiglio in carica. Insomma, una massa di servili strumenti dei potenti.

 

 

Gli scroscianti applausi della platea giornastica sono il simbolo di come si sia completamente perso il senso di questo mestiere. Un giornalista deve essere imparziale, freddo, distaccato; se non si è in grado, per cortesia si faccia altro. Ma è piuttosto evidente come questo sia diventato un approccio desueto; lo testimonia la valanga di tempo dedicato dai vari telegiornali alle attività di Mattarella ed ai suoi stucchevoli discorsi pieni di retorica. Mattarella viene santificato al pari (o forse più) di Mario Draghi solamente perché è il Presidente della Repubblica uscente, e come tale lo si glorifica; alla faccia (o a causa) di tutte le manovre da lui gestite affinché il PD rimanesse membro di governo in tutti questi anni nonostante sia stato ripetutamente e sonoramente bocciato dagli italiani in sede elettorale ed abbia a più riprese impedito agli italiani di esprimere il loro voto, cosa che avrebbe consentito una stabilità di governo duratura.

Sicuramente, alla vista di questi comportamenti da parte dei suoi colleghi, Indro Montanelli si starà rivoltando nella tomba. Proprio quello che sta accadendo agli stomaci di molti di noi, spettatori di un comportamento indegno e che non vede limite.
Ma come sempre più spesso accade in Italia, sdegnarsi ed arrabbiarsi non porta spesso a nulla, visto che le elezioni, unico strumento democratico a noi ancora rimasto, ci vengono costantemente negate per i più disparati e discutibili motivi.

Ascoltate, accettate e tacete; apparentemente ha ragione chi dice che in Italia non esiste nessuna democrazia.

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