Mrs Playmen: la recensione

Come si fa ad avere successo con una rivista erotica in un paese bigotto come l’Italia? Lo sa Adelina Tattilo e Mrs Playmen ce lo racconta.

 

Mrs Playmen

 

Sette sono gli episodi che mostrano le gesta dell’imprenditrice e giornalista che negli anni sessanta e settanta fondò la rivista Playmen, nota per servizi fotografici di nudo e articoli scandalistici; una specie di nonna di quel Fabrizio Corona che in queste settimane sta tirando bordate a destra e manca ma con maggiore garbo e con il gusto che solo una donna può metterci nel mostrare il lato perverso della vita. Col volto della sempre bravissima (e bellissima) Carolina Crescentini, la moderna eroina dell’editoria nostrana si muove tra intuizioni al limite del lecito e colpi bassi subiti dal Vaticano, la Buoncostume e l’eterno rivale a stelle e strisce Playboy. Cosa s’inceppa?

Nell’opera del regista Riccardo Donna, c’è tanta storia dell’Italia moderna ma anche tanta finzione. Un po’ romanzo storico alla Promessi Sposi di Manzoni, qua si mostra subito, e in modo insanabile, il difetto di un titolo che altrimenti sarebbe di livello altissimo: in questo Mrs Playmen è tutto un vorrei ma non posso (fino in fondo).

 

Mrs Playmen

 

Il cast, per esempio, è un mix tra vecchie volpi del set come Filippo Nigro (quello di Citadel Diana) e Domenico Diele (quello di 1992) e nuove leve da fiction come Francesca Colucci (la Chicca di Un Professore). La trama cita ma non affonda. Compaiono il femminismo, le violenze degli anni di piombo, il moralismo borghese del paese che approfitta del boom economico senza un’etica e la borgata romana che vomita figli affamati di vita e successo; compaiono ma spariscono prima che lo spettatore possa assimilare davvero questi temi. La fotografia è piuttosto tirata via e la regia tenta poche genialate. Le scene corali al Piper simboleggiano perfettamente questa inclinazione: più che serate vip sembrano feste delle medie degli anni ottanta.

Il colpo più basso di questo prodotto? La facilità con cui la Tattilo arriva a Jacqueline Onassis per parlare di affari nonostante sia la donna più importante dell’Occidente in quegli anni e nonostante proprio Playmen avesse pubblicato le sue foto senza veli rubate da una villa privata. Nella realtà probabilmente l’Adelina nazionale sarebbe stata freddata dai sicari già nel parcheggio del locale.

 

Mrs Playmen

 

Superata questa costante licenza poetica e questo strisciante pressapochismo, però, le puntate scorrono piacevolmente e le scene di sesso (mai spinte oltre il consentito) sono ben dosate. La musica, poi, incredibilmente molto originale rispetto al resto, tiene insieme la situazione dando modo di godersi i circa cinquanta minuti di media a episodio con la voglia di capire come la Crescentini potrà risolvere l’ennesimo problema per la sua rivista.

Quest’uscita non farà piacere alla Chiesa né a chi si scandalizza per due tette al vento ma ha il pregio (forse anche per questo), nonostante i limiti evidenziati, di fare luce su una storia di successo tutta da scoprire… un po’ come le modelle in redazione!

 

Mrs Playmen, 2025
Voto: 7
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