Dopo undici stagioni terminano le epopee della famiglia più pazza d’America. Riusciranno i nostri beniamini ad agguantare l’American Dream?

Tratta dall’omonima serie inglese, Shameless narra le vicende dei Gallagher, famiglia sgangherata della South Side di Chicago composta da sei fratelli e il peggior padre che si possa immaginare (il gigantesco William H. Macy di Magnolia). I Gallagher vivono di espedienti e cercano di “non affogare” in una società dove le diseguaglianze sociali aumentano sempre di più.
Fiona (Emmy Rossum, notevole in The Day After Tomorrow) continuerà la sua scalata sociale (iniziata nelle stagioni precedenti) con i suoi investimenti immobiliari, cercando di non farsi mangiare dai pesci cani; del resto il mondo del business è spietato. Smetterà di preoccuparsi dei fratelli invitandoli a darsi una svegliata visto che ormai sono tutti cresciutelli?

Debbie (Emma Kenney), Lip (Jeremy Allen White) e Ian (Cameron Monaghan, prossimo Joker) continueranno a combinare guai e affrontaranno non pochi problemi amorosi… e non solo. Liam (Christian Isaiah dall’8 all’11 stagione), finalmente cresciuto, avrà un filo narrativo proprio e spesso farà da spalla a Frank, diventando uno dei pochi Gallagher che realmente vuole bene al padre. Carl (Ethan Cutkosky) subirà una vera e propria evoluzione. Kev e Veronica continueranno con le loro folli imprese, le più comiche della serie, per cercare di tirare su qualche dollaro in più.
Frank continuerà a fare il Frank, incurante delle conseguenze… Resta comunque il miglior personaggio della serie.

I personaggi di Shameless nonostante la patinatura che ricopre tutti le produzioni americane sembrano veramente autentici e non possono essere categorizzati facilmente. La vita li bastona in continuazione ma loro non mollano, si rialzano e vanno avanti per poi sbagliare di nuovo. Non esiste il lieto fine, esiste solo la vita con le sue gioie e i suoi dolori. Nessuno si arricchirà con un piano strampalato e non arriveranno principi azzurri, anzi l’opposto… “Se le cose possono peggiorare state certi che lo faranno”, è questo il motto degli autori.
Nella serie vegono trattati quasi tutti i problemi della società americana: partendo dalla gentrificazione, tema centrale di quasi tutte le stagioni, che fa sì che la South Side improvvisamente si popoli di persone più abbienti rispetto ai residenti originali (la classe operaia ormai estinta dalla globalizzazione) facendo schizzare in alto i prezzi degli affitti e dei terreni e “cacciando” di fatto i vecchi abitanti che non possono permettersi l’aumento dei prezzi.

Anche il concetto dell’American Dream viene fatto a pezzi: solo chi è già ricco continua ad esserlo e a fare sempre più soldi; i poveri, non importa quanto ci provino, devono rimanere tali.
Al tempo stesso i ricchi sono schiavi dei problemi dovuti all’eccessiva abbondanza, mentre i poveri a stento arrivano a fine mese. La serie spinge molto su questo fatto: le differenze tra chi ha troppo e chi niente, tra chi può curarsi e chi no, tra chi può metter su famiglia e dare un tetto ai propri cari e chi no, tra chi può studiare ed ambire a una posizione e chi no. Non per dare una giustificazione di sorta ai casini dei Gallagher, che di tanto in tanto qualche occasione la hanno ma non riescono a coglierla, ma per far capire allo spettatore medio (e molto probabilmente benestante) la fortuna che ha.
Serie che consiglio vivamente a tutti per passare in allegria più di qualche serata senza però spegnere necessariamente il cervello.









