Pensati Sexy: la recensione

La commedia italiana è da sempre annacquata: lieto fine e linguaggio da famiglia. E stavolta, pur parlando di sesso, siamo ancora più nelle profondità dell’ovvio.

 

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L’opera diretta da Michela Andreozzi ha ambizioni alte. In un genere dove le donne sono spesso relegate a ruoli minori, la regista romana vuole mettere al centro del suo progetto Diana Del Bufalo affidandole (sulla carta) un tema scottante e scabroso come il bisogno femminile di fare sesso.
Maddalena è una trentenne con un pessimo karma e una vita erotica di una suora di clausura. Al lavoro viene puntualmente trattata male dalla direttrice e l’affascinante direttore Raul Bova gioca con lei come il gatto col topo. Per uscire da questa misera esistenza, arriva in soccorso della protagonista dal mondo dell’immaginario (cioè la vede solo lei) un Grillo Parlante dell’eros, la pornostar Valentina Nappi, che inizia a darle consigli su come far alzare… l’autostima.

Si tratterebbe di uno spunto interessante ma che viene banalizzato in ogni modo, a partire da quel titolo imbarazzante che richiama l’ancor più imbarazzante Pensati Libera di Chiara Ferragni di qualche Sanremo fa (raccontato ovviamente anche nei Ferragnez): un modo geniale per far scappare gli spettatori prima ancora di aver iniziato la visione. Il problema più grande di questa pellicola, però, è un altro: c’è uno smaccato tentativo di copiare pedissequamente Bridget Jones. La Diana nazionale (che ha il talento recitativo di un puffo nelle mani di Gargamella) dà vita ad un personaggio fuori forma, sempre vestita con maglioni improbabili, goffo e ostinatamente sopra le righe. Non solo. Ha un pessimo rapporto con la madre e al lavoro non riesce a farsi valere… A Renée Zellweger saranno fischiate le orecchie dal primo all’ultimo ciak. E se qualcuno avesse ancora un dubbio sulle fonti d’ispirazioni di Pensati Sexy, si soffermi anche sul capo belloccione che vuole solo fare ziki ziki con la povera donzella. Hugh Grant, se ci sei, batti un colpo!

 

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La regia è totalmente assente: non ci sono trovate, inquadrature particolari o colpi di macchina inattesi. I dialoghi sono reali come la pace nel mondo e la trama dietro essi anche di più. Qualche esempio? Maddalena scende sotto la scrivania per far felice Raul Bova ma batte la testa (mmm, che ridere) e tutto sfuma. Poi si infila in un completo di pelle attillato mostrando curve non proprio da coniglietta di Playboy ma la gente la stupisce ricoprendola di complimenti. Sicuri? La vogliamo mandare vestita così in giro per una città vera e vediamo cosa accade? L’amore salvifico della storia (poteva mancare?), poi, è quell’Alessandro Tiberi che abbiamo amato in Boris ma che ora ha cinquant’anni, risultando quindi poco credibile nel ruolo del ragazzetto ancora alla ricerca di sé stesso e in perenne conflitto con papà (che, documenti alla mano, dovrebbe avere almeno ottant’anni). Le musiche, infine, sono prese da Don Matteo e prodotti affini e montate a caso sulle scene senza alcun senso narrativo.

 

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L’unica cosa che non provoca un voto bassissimo a questo insufficiente lungometraggio è la Nappi, bellissima e totalmente a suo agio nel ruolo che ricopre anche nella vita. Le sue battute, costanti doppi sensi da terza media, hanno almeno il pregio di far ridere e di ricordare ai maschietti (ma non solo) che, dopo aver perso tempo ad aver visto titoli così mal riusciti, c’è sempre la possibilità di consolarsi con un bel porno.

Qua non si ride, non si piange e non ci si eccita. Tanta roba per un film solo che, purtroppo, ha anche partorito un sequel. Ma d’altronde Bridget Jones di film ne ha visti girare quattro.

 

Pensati Sexy, 2024
Voto: 5