Corro Da Te: la recensione

Bello raccontare i disagi dei disabili, ma era necessario farlo attraverso un personaggio che sembra preso dai Vanzina?

 

Corro da te – recensione

 

Il corto circuito del nuovo film di Riccardo Milani (quello di Come Un Gatto In Tangenziale) gira tutto intorno a questo: avere a disposizione un fuoriclasse come Pierfrancesco Favino e usarlo come un Ezio Greggio qualsiasi. Per fortuna del regista e (del lungometraggio) Miriam Leone è sempre più brava, come aveva già ampiamente mostrato nel riuscitissimo Marilyn Ha Gli Occhi Neri. Ma non basta a salvare la squadra dalla mannaia, quella mannaia che lo spettatore vorrebbe calare sulla sceneggiatura di fronte a certe battute tipo “Dottore, le hanno spostato la colonscopia. Cioè… è sempre nell’ano, ma un altro giorno”.

La storia di Corro Da Te potrebbe anche funzionare sulla carta. Il ricco imprenditore di scarpe Gianni usa il suo fisico scultoreo per sedurre in maniera seriale; le sue imprese sono oggetto di intrattenimento al circolo con gli amici (ma qualcuno davvero va ai circoli sportivi per passare il pomeriggio?) e l’arrivo di Chiara diventa la scommessa perfetta. Riuscirà il belloccione a sedurre una ragazza su sedia a rotelle, per di più fingendosi disabile pure lui? La pellicola, remake del film francese Tout Le Monde Debout, conosciuto in Italia col titolo Tutti In Piedi per la regia di Franck Dubosc, fa di tutto per farcelo scoprire col sorriso sulle labbra, ma il risultato, come anticipato, zoppica.

E zoppica ancor di più quando si tenta di inserire momenti visionari e poetici. La scena della piscina in casa ha ambizioni alte e rese minime: non si capisce se sono in una vasca da papponi o in una piscina olimpionica, e sarebbe bello capire come non marcisca un parquet inondato da acqua e cloro. Il tutto, poi, sempre condito da eccessiva retorica, fatta di un mondo di bestie che di base ignora le esigenze “degli handicappati” e che pensa solo a scopare come se non ci fosse un domani. Ci siamo tutti un po’ più evoluti di così… gli anni ottanta sono lontani.

 

Corro da te – recensione

 

C’è di buono che c’è cattiveria… cattiveria che aleggia: nell’essere maschio alfa di Favino; nell’odiare il mondo dei “normali” di Miriam Leone; nel perculare scostante della segretaria; nel ghigno sempre bello della compianta Piera Degli Esposti, che ci regala (per l’ultima volta) una nonna crudele, sempre un po’ uguale ai suoi ultimi personaggi, ma piacevolmente pessima. Ma.

Ma il fallimento di un’operazione potenzialmente forte sta tutto nella border-line Pilar Fogliati, uscita alla ribalta con le sue imitazioni dei dialetti romani e finalmente alla prova del nove, che dovrebbe mostrare talento e cinismo e invece sfodera cosce e tette da urlo. Un po’ poco, un po’ come avere Virginia Raffaele e usarla come Carmen Russo al Drive-In di Antonio Ricci.

Due ore di sorrisi le avrete pure, ma nulla più. Per un film che voleva sensibilizzare i nostri cuori di pietra, è davvero pesante. E si va tutti giù… sotto il livello di un mare da cui speravamo di volare via.

 

Corro Da Te, 2022
Voto: 6
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