Che brutta figura Commissario Montalbano

Il Commissario Montalbano si conclude in modo discutibile, ma la RAI fa addirittura peggio con una programmazione scandalosa!

 

 

Come purtroppo tutti sappiamo, il maestro Camilleri si è spento nel 2019 alla veneranda età di 94 anni lasciandoci orfani di una strabiliante produzione. Quest’anno viene riversato in pellicola l’ultimo racconto che s’intitola Il Commissario Montalbano: il Metodo Catalanotti. La produzione ferve anche durante il periodo di pandemia per poter concludere questo lavoro in tempi brevi. La regia è affidata al duo Alberto Sironi e Luca Zingaretti (che abbiamo visto recentemente ne L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose) che sicuramente s’impegnano al massimo per riportare sullo schermo il lavoro del maestro Camilleri, ma qualcosa non riesce come in passato. Tante sono le polemiche che si sono alzate dal pubblico, in particolare femminile, dopo aver visto questo lavoro e soprattutto dopo aver assistito alla bruttissima fine che ha fatto il lungo rapporto tra Montalbano e la sua Livia.

Livia è un punto fermo nella vita di Montalbano, ma non è mai stata il centro del suo universo, che è principalmente composto dal lavoro. La loro storia, ormai logora e sempre meno coinvolgente, era destinata a spegnersi lentamente o a rimanere una di quelle storie che si trascinano più per abitudine che per passione. Sicuramente il maestro Camilleri aveva già da tempo deciso di porre un fine alla vicenda, ma la scelta il come farlo è stata decisamente svilente. Una telefonata, un lungo silenzio di Montalbano mentre Livia tenta di ottenere una qualsiasi reazione ed infine arriva la domanda che aleggiava nell’aria da tempo. La risposta lapidaria di Salvo è stata semplice ma devastante.

 

 

Facciamo un passo indietro, le vicende di questo episodio conducono il nostro Commissario in un’indagine di omicidio molto particolare; ad affiancare il nostro protagonista compare una giovane e graziosa collega, Antonia Nicoletti, che farà perdere letteralmente la bussola a Salvo. Sinceramente ho avuto la sensazione che l’infatuazione di Montalbano fosse una questione ormonale piuttosto che sentimentale; tradotto in un concetto accessibile a tutti: “Al vecchio marpione è salito l’ormone e ha sbroccato per la giovane puledra di turno!”. Sinceramente ho trovato davvero deludente l’uso dello stereotipo dell’uomo maturo che s’invaghisce della giovane donna e scarica la vecchia compagna facendosi addirittura lasciare per telefono.

Forse questa volta Camilleri ha voluto essere più realista che artista, cosa che possiamo anche apprezzare se non fosse che, in vent’anni, Montalbano è diventato più che un conoscente, oserei dire quasi un amico, e quando una lunga storia tra amici finisce malamente così come il maestro ce la propone, sinceramente la gente ci può anche rimanere male. Credo che più della fine del loro rapporto abbia dato proprio fastidio il come sia successo: un brutto lungo silenzio, spietatamente reale, ma allo stesso tempo violentemente crudele! Salvo Montalbano, il Commissario di polizia brillante e coraggioso, tira fuori tutta la sua pavida debolezza riuscendo a rimanere zitto difronte alle parole della donna con cui ha condiviso trent’anni di storie.

Il personaggio di Antonia è così irresistibile da far saltare la brocca a Montalbano? Secondo me no! La bella Greta Scarano (Suburra, Smetto Quando Voglio Masterclass e Ad Honorem) s’impegna ma il suo personaggio risulta piuttosto piatto e privo di quella personalità che può irretire il nostro Salvo. In passato altre donne hanno avuto il piacere di provocare sensazioni contrastanti nel commissario, come ad esempio Serena Rossi (7 Ore Per Farti Innamorare) nell’episodio intitolato Vampa d’Agosto, ma non sono mai riuscite a portarlo via dalla sua Vigata e dal suo lavoro. Per me risulta inspiegabile come l’insipida Antonia Nicoletti abbia potuto riuscirci.

 

 

A svilire ancora di più la figura della donna è lo stesso Montalbano, che prima decide autonomamente di chiedere ad Antonia di rimanere con lui senza neanche sapere se lei è veramente interessata ad iniziare un rapporto e poi decide di mollare tutto per seguirla, cosa che avrebbe tanto voluto Livia e che non è mai riuscita ad ottenere. Il carico da novanta arriva con il finale aperto in cui Antonia si trasforma in zerbino e decide di mandare a quel paese la sua carriera per Montalbano; il nostro commissario ottiene quello che vuole a discapito di due donne, proprio una gran bella figura!

Il pubblico, principalmente quello femminile, si è sentito tradito da Montalbano e da Camilleri per la fine così meschina che ha fatto fare alla storia con Livia. La RAI poi ci mette un carico da novanta che non t’aspetti. La programmazione di questo episodio così pericolosamente ostile alla figura della donna viene pianificato nel miglior giorno possibile: l’8 marzo. La RAI è riuscita a mettere in onda questo discutibile Montalbano, quello in cui le donne vengono trattate alla stregua di oggetti e non di persone, proprio il giorno dedicato alle donne. Per me non ci vuole un genio a capire che questo episodio andava pianificato in una data diversa, ma per i vertici della RAI, coloro che hanno l’ultima parola sul palinsesto, pare che tutto questo non interessi. Tristezza, portami via che è meglio! Mamma RAI dimostra nuovamente i suoi limiti pur con un prodotto di alto livello come Montalbano.