La serie comica inglese colpisce nel segno grazie alla sua scorrettezza e al saper evidenziare le manie dei tecnici informatici.

C’è stato un momento in cui l’informatica ha fatto il suo accesso di massa nel mondo degli uffici e delle case delle persone. Sul finire degli anni ’90 e nei primi anni 2000, la tecnologia legata ai computer ha rotto ogni argine e si è imposta come elemento centrale nella vita lavorativa e privata di ogni persona, causando squilibri e forti mal di testa.
The IT Crowd è una serie comica irriverente che vede come protagonisti due tecnici informatici di una grande azienda che, confinati al supporto tecnico, vedono crescere la loro frustrazione per la completa mancanza di riconoscimento da parte dei manager.

The IT Crowd mette in scena con maestria veri elementi della vita dei dipartimenti IT, dove i tecnici specializzati sono costantemente incompresi da manager privi delle conoscenze necessarie al loro ruolo. Qui le situazioni vengono amplificate, con conseguenze buffissime e in grado di strappare sorrisi e risate per quasi tutta la durata delle puntate (non moltissime) che compongono la serie.
The IT Crowd ha fondamentalmente due capitoli: il primo, composto dalla prima e dalla seconda stagione, che è chiaramente ispirato alla vera vita di un reparto informatico (e più nello specifico nell’assistenza tecnica), dove le interazioni con gli utenti e con i manager si mescolano alle manie da nerd dei protagonisti. Gli effetti sono divertentissimi e richiamano fortemente la vita vera.
Il secondo capitolo, composto dalla terza e dalla quarta stagione, vede un progressivo distacco dal tema principale della serie, evidentemente per l’esaurimento delle idee, spostando l’attenzione su situazioni e scenette folli e paradossali slegate dal mondo informatico ma che ben si sposano con i protagonisti conosciuti e plasmati nelle stagioni precedenti. Il risultato è buono ma non all’altezza delle prime due stagioni, anche perchè viene accantonata quasi qualsiasi scorrettezza e quel tipo di umorismo alla Monty Phyton che contraddistingue i primi episodi.

Specialmente il secondo capitolo si basa sulle folli interpretazioni di Richard Aoyade, clamoroso nel suo essere geniale, maniacale e ridicolo allo stesso tempo: la terza e la quarta stagione si reggono in piedi facendo girare tutto intorno al suo personaggio. Il poliedrico comico inglese, stranamente poco valorizzato (Vicini Del Terzo Tipo, Il Derattizzatore, La Meravigliosa Storia Di Henry Sugar E Altre Tre Storie), è in realtà solo il “secondo in carica”, visto che il ruolo di protagonista, almeno inizialmente, sembra essere assegnato all’irlandese Chris O’Dowd (I Love Radio Rock, The Program, The Cloverfield Paradox), sicuramente più riconoscibile dal grande pubblico e ponte di collegamento fra l’uomo medio e un tecnico informatico. Anche O’Dowd si inserisce bene in The IT Crowd, così come fa Katherine Parkinson (I Love Radio Rock, Radioactive) nei panni della svampita, inadatta responsabile alle relazioni del settore IT (il classico dirigente che non sa nulla dell’ambiente e dei suoi sottoposti).
Menzioni anche per Chris Morris, comico e autore poco noto (probabilmente perchè la sua satira critica il mondo progressista-democratico), che possiamo ricordare per Veep – Vicepresidente Incompetente e Four Lions, ma anche per Matt Berry (Moon), eccessivo fino al fastidioso, e per Noel Fielding, geniale nel prendere in giro il fenomeno degli Emo e dei Goth.

The IT Crowd è una di quelle serie che si vedono con facilità: solo 25 le puntate complessive, più o meno tutte dal buon livello di divertimento. La serie TV, che non risparmia alcun tipo di frecciatina, è sicuramente consigliabile ad un pubblico che non faccia del politically correct il suo mantra.









