The Menu racconta una cena esclusiva che sfocia nel grottesco; Ralph Fiennes domina con inquietante maestria, mentre la satira sociale resta evidente e provocatoria.

The Menu è un film difficile da inquadrare. Si potrebbe definire un thriller psicologico sostenuto da una satira sociale pungente, ma in fondo è semplicemente un’opera disturbante, che non cerca di piacere allo spettatore e procede con decisione lungo la propria strada, raccontando una storia intrisa di un macabro e delirante spirito.
La trama di The Menu si svolge attorno al ristorante Hawthorne, costruito su un’isola completamente isolata e accessibile solo a un pubblico rigorosamente selezionato. Il film segue la preparazione di una cena esclusiva organizzata dallo chef Julian Slowik, il cui obiettivo è trasformare un evento culinario in un’esperienza estrema e memorabile. Gli ospiti, inizialmente attratti dalla fama e dall’eleganza del ristorante, si ritrovano rapidamente coinvolti in una serie di portate che rivelano gradualmente un lato inquietante e perverso della perfezione culinaria.
Il mattatore indiscusso è Ralph Fiennes, che interpreta Julian Slowik con una presenza glaciale e inquietante. Lo chef è al culmine della sua carriera, avendo sacrificato vita privata, relazioni e perfino una parte della propria umanità in nome della perfezione assoluta. La performance di Fiennes risulta ipnotica: ogni gesto, ogni pausa, ogni sguardo trasmette un senso di controllo totale e di malessere latente, rendendo il personaggio allo stesso tempo affascinante e terribile. Grazie all’esperienza acquisita come antagonista cinematografico, da Voldemort in Harry Potter ad Amon Goeth in Schindler’s List, permette a Ralph Fiennes di conferire alla figura di Slowik un’autorità naturale, capace di dominare la scena senza mai scivolare nel grottesco.

Al suo fianco, Anya Taylor-Joy (La Regina Degli Scacchi, Last Night In Soho) interpreta Margot, la variabile imprevista in una cena pianificata nei minimi dettagli. Il suo personaggio osserva il caos circostante con pragmatismo e distacco, reagendo agli eventi con una misura che contrasta con la teatralità degli altri ospiti. La sua interpretazione è costruita su espressioni facciali calibrate e sguardi incisivi, capaci di trasmettere incredulità, ironia e tensione senza eccessi. Margot diventa così il punto di riferimento per lo spettatore, offrendo uno sguardo più umano e razionale all’interno di un contesto dominato dall’assurdo.
La satira del film emerge soprattutto nella critica a un mondo spietato che costringe gli individui a sacrificare ogni aspetto della propria vita per ottenere approvazione, fama e gloria; spesso peraltro prive di reale valore. Tuttavia, il messaggio lanciato è, a tratti, incredibilmente banale e scontato. Il mezzo attraverso cui questa critica prende forma è il menu stesso: ogni portata si trasforma da semplice piatto di alta cucina in un’esperienza inquietante, fino a culminare in un atto finale di follia in cui l’arte culinaria e la vita dei commensali si fondono in un gesto estremo e macabro. La satira funziona quindi più come strumento di provocazione e riflessione, che come approfondimento originale o sorprendente della natura umana e del desiderio di perfezione.
The Menu non punta alla bellezza estetica o narrativa tradizionale; rappresenta una satira nera sul mondo moderno, evidenziando fino a che punto le persone siano disposte a sacrificarsi per il successo, e come questo possa portare alla perdita della propria umanità. I personaggi secondari restano spesso incompiuti o caricaturali, funzionali principalmente a provocare lo spettatore piuttosto che a sviluppare trame individuali. Questa scelta accentua la sensazione di disagio e frammentazione, rendendo ogni portata una sequenza di sorprese disturbanti e di provocazioni aperte.

Le ambientazioni riflettono questa visione: il ristorante è elegante, minimale e quasi asettico, con spazi curati ma impersonali dove ogni elemento contribuisce a generare tensione e disagio. La musica di accompagnamento, calibrata nei momenti chiave, assume a volte il ruolo di protagonista, sottolineando la drammaticità e amplificando la suspense. Brani eleganti si trasformano in strumenti di inquietudine, rendendo ogni scena più penetrante e memorabile.
The Menu non è un film per tutti. Non cerca di raccontare una storia tradizionale, né di offrire una conclusione consolatoria; il suo scopo è generare sensazioni sgradevoli, provocare e destabilizzare. È un esercizio cinematografico sulla satira sociale, un’opera che eccelle proprio nel suo rifiuto di compiacere lo spettatore.
Nonostante non possa essere considerato “bello” nel senso convenzionale, il film raggiunge pienamente il suo obiettivo: sorprende e disturba; purtroppo però sacrifica la sua anima in favore di una grottesca critica ad un certo di vita estremo… che in fin dei conti non porta da nessuna parte.








