La contraddittoria gestione della pandemia

Non è certo un caso se l’Italia è molto più indietro di altri paesi occidentali sul numero di vaccinazioni effettuate.

 

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L’emergenza Covid ha ampiamente stracciato quel velo di omertà ed indifferenza che da decenni pervade la gestione della res publica italiana. Praticamente tutti i nodi sono venuti al pettine, visto che ci troviamo in una situazione senza margine di manovra.

Una delle principali accuse mosse al governo Conte è di non aver preparato adeguatamente un piano vaccinale nonostante i mesi a disposizione; le mancanze in tal senso sono evidenti, visto che siamo fra i paesi più indietro con le vaccinazioni nel mondo industrializzato. Mentre l’attenzione del governo si focalizzava sui banchi a rotelle, sui monopattini ed sul consegnare ad un uomo di limitate esperienze emergenziali la gestione pandemica, gli altri Stati si muovevano sui mercati internazionali per acquisire lotti di vaccini, facendo in parte scommesse al buio ma sicuramente accaparrandosi in anticipo le produzioni che sarebbero comunque arrivate di là a qualche mese.

 

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In Italia ci si affidava invece interamente a quel farraginoso carrozzone che è l’Unione Europea, che una volta di più ha mostrato la sua debolezza e la sua inefficienza. La firma di contratti deboli e privi di tutele si associa all’incapacità di imporsi per la consegna dei vaccini AstraZeneca, (per i quali l’UE ha sovvenzionato la ricerca) facendosi scavalcare da Regno Unito e Stati arabi, ed al tempo stesso ostacolando la verifica del vaccino Sputnik. D’altronde il mantra della classe dirigente al governo del nostro paese pressochè ininterrottamente dal 2006 ad oggi è quello di distruggere ogni leggitima pretesa di tutela nazionale con un “ce lo chiede l’Europa”, ritornello ormai classico fra i dirigenti filo-europeisti italiani.

 

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L’allontanamento di Arcuri ed il provvidenziale arrivo di un militare alla gestione del piano vaccinale ha sicuramente permesso di aumentare la velocità di distribuzione delle dosi e di realizzare finalmente una pianificazione più o meno concreta sul dove-come-quando effettuare le vaccinazioni. Putroppo però siamo rallentati dalla scarsità delle dosi disponibili; ed allora assume un contesto ancora più grave, oltre che drammatico, l’atteggiamento ostracista del Ministero della Salute che ignora le segnalazioni ed il lavoro di Zaia che ci avrebbe permesso di ottenere 27 milioni di dosi Pfeizer e AstraZeneca o quello di De Luca, che firma un pre-accordo per tre milioni e mezzo di dosi di Sputnik e per il quale viene accusato duramente dal Ministero della Salute, dove troviamo Speranza a formare uno spiacevole trait d’union col precedente governo.

Una delle risposte che sono state fornite è che l’Unione Europea è l’ente preposto all’acquisto e alla distribuzione dei vaccini, e che i singoli stati non possono acquistarne in modo autonomo. Eppure la stessa Germania che ad inizio pandemia ha bloccato l’arrivo in Italia di milioni di mascherine ha recentemente acquistato 30 milioni di dosi, infischiandosene degli accordi da lei stessa sottoscritti (ancora una volta due pesi e due misure); inoltre sui vaccini non trattati dall’UE non c’è alcuna restrizione di acquisto.

 

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Ma i problemi non derivano solo dall’Unione Europea e dai lasciti del governo Conte. La gestione regionale delle priorità vaccinali, sulle quali il governo centrale non ha forza o voglia di imporre una visione unica, sta generando non solo un gran caos ma scandalose aberrazioni: anziani che non si sa quando riceveranno la prima dose mentre avvocati, assistenti universitari e giornalisti d’assalto (clamoroso il caso Scanzi) ottengono le loro vaccinazioni anche se sotto i 50 anni. Una vergogna.

Ci sono regioni che vedono una completa mancanza di organizzazione nel procedere con le vaccinazioni, come la Lombardia, dove a farne le spese è stato il consiglio di amministrazione di Area, che gestisce il sistema informatico sanitario (ma doveva comunque rinnovarsi in pochi mesi…) e in precedenza, per la vaccinazione antinfluenzale, il Consigliere Gallera; ma il Presidente di Regione Fontana sembra essere il vero fulcro di tutte queste vicende, con la poco chiara storia del camici acquistati da un parente che ancora deve essere chiarita. Parallelamente, non si è più saputo nulla delle mascherine pagate in anticipo dall’entourage Zingaretti nel Lazio e mai consegnate…

 

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Come non parlare poi della mancanza di posti letto in terapia intensiva? Le solite critiche piovute su Bertolaso, questa volta sul suo ospedale alla Fiera di Milano, si sono rivelate immeritate; intanto, in pochissimi luoghi in Italia si è lavorato nei mesi estivi per prepararsi all’inverno, con i picco dei contagi che sta oggi saturando le terapie intensive anche a causa della variante inglese. E mentre in Calabria i commissari si susseguono ed in Sicilia si falsificano i dati sui positivi, posti per ricoverare i malati non ce ne sono e la gente muore.

C’è poi il capitolo chisure e indennizzi. La mancanza di un approccio vaccinale aggressivo porta ad applicare la soluzione più semplice (ma dannosa): chiusure estese sui territori nazionali. A dire il vero le chiusure sono piuttosto a macchia di leopardo ed rivolte principalmente a specifici settori commerciali, cosa che genera situazioni ridicole, e nel frattempo gli indennizzi previsti dal precedente e dall’attuale esecutivo sono miseri e tardano in modo significativo ad arrivare. Questo argomento da solo merita un approfondimento che esula da questo articolo.

Anni di malagestione, di tangenti, di favori agli amici, di sottomissione ad enti politici non italiani che non ci tutelano e di superficialità complessiva ci hanno portato ad essere un Paese non troppo dissimile da quanto possiamo vedere nei film quando si parla di paesi sottosviluppati, privi di infrastrutture e malati di corruzione. Questa è l’Italia di oggi e non ci sono avvisaglie che portino a pensare che la situazione possa migliorare nel medio periodo.