Pesci Piccoli – Un’Agenzia. Molte Idee. Poco Budget – Stagione 2: la recensione

I The Jackal tornano con Pesci Piccoli 2: più surreale, più ambiziosa, meno divertente. Sarà la sindrome da seconda stagione o hanno preso un granchio?

 

 

La seconda stagione di Pesci Piccoli si riallaccia direttamente alla prima, riportando in scena i personaggi principali che abbiamo imparato a conoscere, interpretati da Ciro Priello, Fabio Balsamo, Aurora Leone, Gianluca Fru e Martina Tinnirello nei panni di Greta, la nuova manager dell’agenzia pubblicitaria Tree of Us. Tuttavia, sin dai primi episodi, si percepisce che qualcosa è cambiato: l’atmosfera, il tono e persino la narrazione sembrano voler prendere una direzione differente rispetto alla freschezza e leggerezza che avevano caratterizzato la stagione d’esordio.

Questa nuova stagione ci riporta in un’agenzia che si espande, affrontando sfide più ambiziose su scala nazionale, e lo fa introducendo un cast arricchito da diverse guest star, tra cui il memorabile cameo di Beppe Vessicchio. Il tono generale si fa più introspettivo e surreale, una scelta coraggiosa che, tuttavia, lascia aperto un interrogativo importante: hanno fatto bene? Le nuove proposte e sperimentazioni sono sempre benvenute, soprattutto quando contribuiscono al miglioramento di un progetto, ma bisogna anche saper mantenere l’essenza di ciò che lo aveva reso interessante: ovvero uno spaccato di vita riconoscibile, fresco e senza particolari pretese.

 

 

La seconda stagione di Pesci Piccoli si trova proprio in questo punto delicato: ha provato a cambiare, ma ha abbandonato uno dei suoi punti di forza principali. L’introduzione di temi più complessi come la crescita personale, l’accettazione di sé, le difficoltà sociali e professionali, seppur meritevoli di attenzione, ha finito per togliere spazio a quell’aria leggera e divertente che aveva caratterizzato la prima stagione.

Anche la comicità, più surreale e spesso meno immediata, ha cambiato le carte in tavola, probabilmente spiazzando lo spettatore. Nel DNA dei The Jackal (Addio Fottuti Musi Verdi, No Activity: Niente Da Segnalare, Prova Prova Sa Sa, LOL: Chi Ride È Fuori) l’assurdo è sempre stato un elemento ricorrente: basti pensare alla serie di video Lost In Google, che li ha resi famosi sul web. Tuttavia, Pesci Piccoli era nato sotto una luce diversa, più satirica e centrata su una realtà lavorativa surreale ma riconoscibile, che rendeva il racconto più concreto e godibile.

 

 

Come già osservato nella recensione della prima stagione, il collettivo dei The Jackal ha un sistema collaudato fatto di molte individualità che si alternano sullo schermo. Ma Pesci Piccoli non si compone solo di una serie di scenette comiche: cerca di costruire un discorso strutturato, di far evolvere situazioni e personaggi nel corso degli episodi. Purtroppo, anche in questa seconda stagione, la struttura narrativa continua a non brillare particolarmente e sembra faticare a mettere in fila una serie di racconti concatenati. Non mancano i cameo di personaggi noti, anche se non sempre riescono a integrarsi bene con la storia; quando però funzionano, come nel caso del maestro Vessicchio, regalano momenti davvero riusciti e divertenti.

In conclusione, la seconda stagione di Pesci Piccoli prova a cambiare pelle senza però trovare quel guizzo decisivo che sfrutti appieno le potenzialità intraviste nella prima stagione. Ora resta da capire quale direzione prenderà la serie: se si confermerà il filone surreale e fuori dall’ordinario proposto in questa seconda stagione, i The Jackal dovranno osare di più e costruire un percorso narrativo fuori dagli schemi. Altrimenti, se si vorrà tornare a proporre uno spaccato di realtà più leggero e riconoscibile, sarà necessario rivedere alcune scelte, recuperando quella freschezza che aveva caratterizzato la prima stagione.

 

Pesci Piccoli – Stagione 2, 2025
Voto: 5,5
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