Blue Lock

Cosa manca al Giappone per vincere i Mondiali? Serve un attaccante di razza che non c’è. Come risolvere il problema? Con il progetto Blue Lock.

 

 

Quando noi quarantenni parliamo di Calcio e Giappone siamo subito portati a pensare alle serie animate di Holly e Benji e Arrivano i Superboys, ma tutto nasce dal mondo dei manga. Captain Tsubasa e Akakichi no Irebun si possono considerare i caposaldi della produzione giapponese che hanno travalicato il confine nazionale e sono giunti fino a noi.

Dopo questi due gradi colossi c’è stato un lungo momento in cui dovevi andare a cercare con il lanternino i manga sul calcio. Un lungo momento di “vuoto” che si è interrotto all’arrivo di Giant Killing nel 2007 e soprattutto di Inazuma Eleven nel 2008. Proprio quest’ultimo ha avuto un successo strepitoso dando il via alle famose serie animate e alle fortunate serie di videogiochi.

Chi invece avrebbe meritato un fortuna maggiore è proprio Giant Killing. È la storia di un giovane allenatore e della sua squadra che competono per il campionato professionistico giapponese. Non si parla più di ragazzini, si passa direttamente al livello superiore.

Con una discreta analisi a livello psicologico e calcistico questo lavoro è un apripista: trucchi psicologici e strategie elaborate che esulano dal semplice “Ce la metto tutta per vincere”, sono una novità per questo genere. Perché mi sono dilungato tanto su Giant Killing? Semplicemente perché Blue Lock ha molte similitudini con questo lavoro e devo ammettere che la cosa mi piace molto.

 

 

Lo spunto credo sia tra i più interessanti e anche tra i più realistici. Il Giappone ha infatti una squadra interessante a livello mondiale, basata principalmente sulla caratteristica della cultura nazionale del sacrificio. Centrocampisti e terzini sono gli elementi che spiccano meglio anche nel panorama mondiale, ma manca qualcosa che la vecchia impostazione del calcio nipponico non può produrre: serve un attaccante vero!

Da qui il progetto del Blue Lock che coinvolge trecento giovani attaccanti disposti a sacrificare tutto per ottenere l’ego che serve ad una vera punta. Il progetto è ambizioso, ma è mirato a raffinare un solo diamante perfetto tra trecento gemme grezze. Il resto dei partecipanti saranno scartati e non avranno più nessuna occasione di poter accedere alla nazionale maggiore.

Come funziona il progetto Blue Lock? I trecento giovani attaccanti verranno rinchiusi in una struttura all’avanguardia e verranno spinti, fisicamente e psicologicamente, a competere e migliorarsi. I risvolti psicologici sono estremi e per noi lettori è un piacere capire meglio come dovrebbe funzionare veramente la testa di un attaccante di razza. Insomma c’è da divertirsi e da imparare anche qualcosa che normalmente alla gente è precluso.

Isagi Yōichi è uno dei trecento attaccanti invitati a partecipare. La sua posizione nella graduatoria generale è al penultimo posto. Lui ed altri dieci ragazzi formeranno una squadra di undici calciatori che dovranno allenarsi e sopravvivere insieme alle complicate prove che l’allenatore del programma, Ego Jinpachi, proporrà loro.

 

 

Il manga è divertente e molto scoppiettante. Sicuramente “profuma” di calcio a buon livello e ci regala l’approfondimento su diversi talenti calcistici. Con trecento soggetti con cui lavorare, il manga ha molte potenzialità e tante storie personali da raccontare.

Graficamente parlando, il tratto è abbastanza pulito. I personaggi sono delineati piuttosto bene, anche se ogni tanto può capitare di confondere due giocatori fisicamente simili tra loro. Gli ambienti sono per lo più spartani: campi di calcio, mense, sale con armadietti o docce. Il fatto che la struttura sia chiusa e non sia possibile uscire senza permesso, rende il lavoro degli sfondi molto semplice.

Per me Blue Lock ha un ottimo potenziale. Lo spunto è valido e le trame mi sembrano correre sul binario giusto. La grafica è ad un livello interessante, ovviamente può migliorare con lo scorrere dei capitoli. Sommando tutto questo non posso che essere contento di aver iniziato a leggere questo manga. In Giappone ha venduto più di quattro milioni di copie, segno che ha conquistato una buona posizione nel mercato interno, ed è prossimo alla pubblicazione in Italia.

Come sempre elogio il fantastico lavoro di tutti quei volenterosi che si cimentano nel tradurre e ripubblicare, senza fini di lucro, i prodotti che non sono ancora arrivati sul mercato italiano, dando la possibilità a noi assidui lettori di nutrirci di cose nuove. Grazie!

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