Questa storica pellicola del cinema americano è stata un culto, ma regge il passo del tempo se rivista con la testa di oggi?

L’Attimo Fuggente è stato un film iconico, nel suo tempo: il lavoro di Peter Weir segnò un passaggio storico della settima arte. L’idea di raccontare la forza di un professore voglioso di insegnare ai ragazzi l’importanza di pensare con la loro testa fu innovativa, specialmente chi viveva ancora a casa dei loro genitori. Pensate anche a Dirty Dancing che, seppur attivo in tutt’altro settore, muoveva le stesse ideologie di libertà e ribellione. Nessuno quindi mette in discussione l’intuizione del cineasta australiano e la resa per quella generazione, ma i ragazzi del nuovo millennio restano a bocca aperta come i loro padri quando il professor John Keating (uno splendido Robin Williams) invita gli studenti a strappare le pagine introduttive del libro di testo oppure no?
Il quesito è interessante considerando, per esempio, che un altro lungometraggio di Peter Weir, The Truman Show, resta tremendamente attuale. In questo caso invece la risposta purtroppo non è positiva: i giovani di oggi si lasciano scivolare addosso questa storia con grande indifferenza.
Tranquilli, non partirà il pilotto su quanto erano più profondi i ragazzi degli anni ottanta: è che alcune semplificazioni della trama adesso non la passano più liscia. Le nuove generazioni hanno una preparazione media più elevata, abituate a prodotti ben fatti; provate a confrontare Ai Confini della Realtà e Stranger Things e troverete da soli le 10 differenze. Così, oltre al fascino di questo insegnante colto e alla forza di un gruppo di studenti che poi (più o meno) hanno tutti lavorato bene nel cinema (Ethan Hawke se li è mangiati tutti e ci ha anche regalato quella Maya Hawke che tutti amiamo), ci si imbatte in diversi buchi di trama. Eccone alcuni.

Il prof. Keating entra in scena a inizio anno dichiarandosi ex alunno del Welton College. E allora davvero non si immagina che il suo metodo innovativo cozzi col rigido pensiero conservatore della scuola? E fino a quella collaborazione era stato un docente tradizionale? Perché altrimenti il Preside Nolan avrebbe già avuto opinioni poco lusinghiere sul modus operandi di Robbie Williams e il contratto non sarebbe mai arrivato. Il padre di Neil, duro come un massello e empatico come la carta vetrata, considera davvero così dannoso il teatro al punto da non concedere un filo di libertà in cambio di collaborazione? Adesso padri così non si trovano neanche in formaldeide, e questo rende difficile per gli spettatori più imberbi immedesimarsi del dramma.

Il colpo di scena finale (che non spoileriamo per l’unico alieno che, essendo atterrato oggi sulla Terra non ha ancora visto il film) regge, ma il finale de L’Attimo Fuggente invece è assolutamente imbarazzante. Sembra quando irrompe la polizia in una via di venditori ambulanti e tutti scappano via in fretta e alla spicciolata. Perché mandare i titoli di coda quando Robin Williams è ancora in classe? Bastava un piano sequenza del college dal giardino al cielo in Forrest Gump e invece si chiude alla Lino Banfi ne L’Allenatore Nel Pallone quando gli finisce una pallina in bocca e si chiude tutto là.
Capitano, oh mio capitano… qualcuno ha dato lo sfratto alla Società Dei Poeti Estinti e i ragazzi che sono abituati ai continui spiegoni de Un Professore proprio non gradiscono. Tempus fugit!









