Signs: la recensione

Il quinto film di M. Night Shyamalan unisce la suspence tipica delle pellicole del regista statunitense ad una formula fantascientifica piacevole nonostante qualche esagerazione.

 

 

M. Night Shyamalan è uno di quei nomi che hanno segnato il cinema di inizio secolo. Ispirandosi (almeno nei primi lavori) allo stile di Alfred Hitchcock, il regista statunitense d’origine indiana ha indubbiamente avuto il merito di sfornare in pochi anni una serie di film capaci di colpire nel profondo gli appassionati dei thriller.
Signs è il suo quinto lungometraggio, ed uno dei più facili da approcciare. Dopo le critiche ricevute sulla lentezza di Unbreakable, Shyamalan (Il Sesto Senso, The Village, Lady In The Water, E Venne Il Giorno, L’Ultimo Dominatore Dell’Aria, il pessimo After Earth, The Visit, Split, Glass, Old, Bussano Alla Porta, Trap) passa temporaneamente ad un tipo di racconto molto digeribile, facile da seguire e privo di particolari intrecci o sottintesi.

In Signs, la famiglia di un ex pastore protestante si trova ad avere a che fare con misteriosi accadimenti notturni nei campi della propria fattoria e con situazioni inspiegabili che ne minano la tranquillità domestica. Lo svilupparsi degli eventi porterà la famiglia a raggiungere un punto di rottura proprio durante l’apice della crisi.

 

 

Signs è il primo film dove Shyamalan si avvicina al tema della fantascienza, e lo fa con un piglio certamente poco adeguato per i puristi, ma che tutto sommato non può dispiace se ci si avvicina alla pellicola senza cercare a tutti i costi il “vero” e l’attinenza con le migliaia di testimonianze sul fenomeno ufologico. Se c’è il merito di aver inserito tutta una serie di riferimenti tipici di un fenomeno lungamente osteggiato ma sul quale finalmente governi e Forze Armate di mezzo mondo stanno facendo chiarezza (e forse Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo è servito anche come cavallo di Troia in questo ambito), Signs mantiene un certo distacco, evitando un sensazionalismo becero. Il film non evita però di cedere ad un evidente compromesso tipico delle pellicole hollywoodiane più di cassetta: quello di ammiccare ad un pubblico più generalista e in cerca di emozioni dirette e storie facili da capire.

La cosa non è necessariamente un male; con Signs, M. Night Shyamalan abbandona una fotografia cupa e fuligginosa adatta al ritmo lento di Il Sesto Senso e di Unbreakable per abbracciare colori e dinamismo perfettamente funzionali alla maggior velocità del film. Tutto è più immediato e lineare, pur mantenendo quei tratti distintivi che contraddistinguono il regista.
Signs infatti è pieno di momenti dove il ritmo sale improvvisamente e altrettanto bruscamente si arresta, andando a creare dei salti emozionali dove la tensione accumulata nei momenti più compassati si scarica, amplificandosi, quando l’azione prende il sopravvento.

 

 

Un grosso aiuto arriva dal cast. Mel Gibson (Interceptor, Gli Anni Spezzati, Un Anno Vissuto Pericolosamente, Il Bounty, Mad Max Oltre La Sfera Del Tuono, Arma Letale, Air America, Maverick, Braveheart, Ipotesi Di Complotto, The Million Dollar Hotel, Il Patriota, We Were Soldiers, Mr. Beaver) è bravissimo ad interpretare un ruolo dove il conflitto interiore, il dolore, l’incertezza sulla propria fede e la necessità di proteggere i propri figli sono elementi chiave del personaggio; un personaggio non facile da interpretare, ma che l’attore australiano incarna quasi alla perfezione (l’unico neo è che quando piange, Mel Gibson non è mai credibile).

Accanto a lui troviamo un giovanissimo ma già valido Rory Culkin, fratello del Macaulay Culkin di Mamma, Ho Perso L’Aereo ma forse più profondo davanti alla macchina da presa in più occasioni (L’Innocenza Del Diavolo, Vizio Di Famiglia, Down In The Valley, The Zodiac); grazie alla sua spontaneità riesce a fare anche meglio del già affermato e comunque discreto Joachim Phoenix (Il Gladiatore, The Village, Hotel Rwanda, Reservation Road, C’Era Una Volta A New York, Irrational Man, A Beautiful Day, Joker, Napoleon, Eddington).

A completare il cast troviamo una Abigail Breslin davvero piccola e già brava (la ritroveremo poi in Little Miss Sunshine, Alla Ricerca Dell’Isola Di Nim, Benvenuti A Zombieland, The Call, Ender’s Game, Contagious – Epidemia Mortale, Final Girl, Zombieland – Doppio Colpo, La Ragazza Di Stillwater), la valida Cherry Jones in una parte minore (Il Prezzo Della Libertà, Erin Brockovich, The Village, Ocean’s Twelve, Mr. Beaver) e lo stesso M. Night Shyamalan in uno dei tanti suoi camei.

Signs è un film decisamente buono, che regge il passare degli anni e che, anche se non può definirsi il miglior film di fantascienza della storia, è sicuramente validissimo in quel campo dove M. Night Shyamalan spicca: quello dello valorizzare la tensione del racconto.

 

Signs, 2002
Voto: 8
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