La decisione della corte di Bruxelles accende i riflettori su un problema esplosivo: come possono dei giudici definire la politica nazionale invece del governo eletto?

Il 2025 è un anno che segnerà un punto di svolta decisivo nella storia dell’umanità: è l’anno dell’avvento delle intelligenze artificiali, e contestualmente è l’anno in cui la politica europea sembra dover alzare definitivamente bandiera bianca nei confronti di quei gruppi di potere che, sempre più forti, decidono al suo posto di cosa è possibile o non è possibile fare.
C’è un fatto di cronaca dall’enorme importanza sociale che sta segnando questa estate: la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di immigrazione clandestina. Da Bruxelles si è deciso infatti che i giudici italiani debbano avere l’ultima parola sulla lista dei cosiddetti “paesi sicuri” dove rispedire quelle persone che violano le leggi costituite e arrivano in Europa prive di alcun diritto di permanenza.

Si tratta ovviamente di una decisione puramente politica, che evidenzia una volta di più quell’asse internazionale che punta a rendere il vecchio continente da un lato ingovernabile a livello nazionale e dall’altro mercè di gruppi economici e di potere che nulla hanno a che fare con il concetto di Europa. E non è nemmeno il primo caso di utilizzo della giustizia con fini strumentali: è facile ricordare il caso Diciotti e il più recente caso Almasri, che proprio in questi giorni vede un nuovo attacco portato al governo in carica.
A decidere come gestire un flusso migratorio e quali misure prendere nei confronti di persone illegalmente presenti sul territorio nazionale dovrebbe essere la politica, non un giudice (che le leggi è chiamato solo ad applicarle, non ad interpretarne il senso): al di là di quanto giustamente detto dall’attuale Ministro degli Esteri Antonio Tajani (chi ha più informazioni e competenza nel decidere se un paese è “sicuro”? Una serie di analisti che basano il proprio lavoro su una rete di diplomatici e di specialisti di sicurezza o un giudice, che questi mezzi non li ha?), un governo democraticamente eletto avrà o no il diritto di decidere quali azioni intraprendere per il bene della propria nazione in base alla volontà popolare che lo ha portato a formarsi?

Evidentemente no, grazie alla nostra amica Unione Europea, e ai nostri amici Giorgio Napolitano, Enrico Letta e Silvio Berlusconi che hanno ceduto all’UE la nostra sovranità, andando a cambiare la Costituzione in modo rapido, subdolo e senza una vera consultazione popolare.
Nonostante siano molti i Paesi ormai fortemente contrari alla folle politica migratoria UE degli ultimi venti anni (Danimarca, Germania, Gran Bretagna si stanno affiancando alle nazioni storicamente più rigide come Ungheria, Polonia, Slovacchia e i Paesi dell’ex-Jugoslavia), a Bruxelles le leve del potere rimangono saldamente nelle mani di chi vuole trasformare il nostro continente in un supermercato di lavoratori a basso costo.

Oggi, una volta di più, non solo si dimostra quanto il potere UE sia lontanissimo dal volere e dalle necessità del popolo europeo, ma anche quanto rimanere nel consesso dell’Unione Europea, almeno in questa forma, significhi impedire all’Italia di attuare le misure che la sua popolazione chiede a gran voce. Una vera schiavitù, insomma.









