Prosegue la campagna di censura nei videogiochi

L’attacco contro i giochi NSFW ha fatto nuove vittime; ma non dovrebbro essere le persone a decidere cosa giocare e cosa no?

 

 

Quando due settimane fa parlammo della parziale rimozione di Stalcraft X da Steam (ora annullata, anche se rimangono problemi con i DLC già pagati), azione che obbligava i giocatori ad utilizzare una contorta procedura ed un launcher esterno per accedere al gioco, menzionavamo tra le possibili cause anche la recente ondata di rimozioni che Steam aveva attuato nei confronti dei giochi per adulti su pressione dei circuiti di pagamento internazionali.

 

In verità la questione è andata avanti, e maggiori dettagli sono emersi negli ultimi giorni.
Se Steam e successivamente Itch.io sono stati pressoché costretti a rimuovere una buona parte di titoli NSFW (Not Suitable For Work, non adatti ad essere usufruiti sul posto di lavoro) dietro pressioni di alcuni circuiti di pagamenti online, non c’è un’improvvisa folgorazione missionaria da parte di Mastercard, Visa, Stripe o Paypal. Apparentemente alla base di questo caso c’è Collective Shout, un movimento femminista australiano che deve avere agganci molto radicati nelle stanze che contano, visto il putiferio che è riuscito ad alzare.

Le piattaforme di distribuzione digitale, vista l’entrata a gamba tesa su un mercato oggettivamente legittimo e che veicola comunque una fetta di entrate, non sono rimaste a guardare. GOG ha recentemente realizzato un pacchetto di 13 giochi NSFW da regalare ai propri utenti e Itch.io sta lavorando per rimettere online almeno i giochi per adulti gratuiti. Inoltre sono in corso trattative e studi per utilizzare metodi di pagamento alternativi; e se Mastercard ha cercato goffamente di sfilarsi dalla vicenda (in realtà il colosso dei pagamenti con carte di credito è stato un fattore nella vicenda), Stripe sta collaborando per trovare una soluzione.

 

 

Personalmente faccio fatica a definire videogiochi prodotti realizzati unicamente per dar sfogo a fantasie talvolta perverse ma tutto sommato legittime di qualche persona che non riesce a soddisfare in altro modo i suoi stimoli sessuali. Faccio anche fatica a trovare una qualsivoglia qualità in questi prodotti; e quando esaltano violenze o abusi è giusto evitare la loro pubblicazione; ma una censura grossolana è assolutamente da evitare, per quanto uno possa essere contrario ad atteggiamenti o pratiche che possano essere ritenute immorali.

Ognuno ha le proprie preferenze sessuali, e se non vengono invase libertà personali altrui, se si tratta di racconti o “giochi” (bah) di fantasia, e soprattutto se non si utilizzano questi strumenti per fare indottrinamento sessuale (si, ovviamente mi sto riferendo agli estremismi LGBT), perché impedirne la fruizione? Gli adulti conoscono i risvolti del tema e sono liberi di scegliere quello che preferiscono, e per quanto riguarda i minorenni… non dovrebbero essere il padre e la madre a dar loro il giusto metro di paragone?

Ma su questa domanda si addensano nubi ancora più oscure: quelle legate alla censura imposta, direttamente o indirettamente, da gruppi di potere sulla vita di tutti i giorni. E questo merita un ragionamento più approfondito, vecchio di qualche anno ma ancora validissimo.

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