Mosca ci taglia fuori dalla rete?

Navi e sottomarini russi in avvicinamento ad infrastrutture oceaniche di telecomunicazione: è in arrivo un sabotaggio delle connessioni a livello globale?

 

 

L’intelligence statunitense ha informato di aver notato nelle ultime settimane un intensificarsi dell’attività marittima russa nei pressi di alcuni cavi sottomarini nell’Europa settentrionale adibiti al traffico internet; questi cavi, che ogni giorno veicolano transazioni per oltre dieci trilioni di dollari, sono un elemento vitale delle telecomunicazioni e costituiscono un’autostrada virtuale che collega i cinque continenti. Il rischio è che la Federazione Russa possa sabotare queste infrastrutture critiche sommerse nell’Europa settentrionale, con conseguenze catastrofiche.
La diffusione pubblica di tale notizia è un monito diretto a Mosca, ma potrebbe mettere sotto pressione la strategia marittima russa, accelerandone paradossalmente l’attuazione.

I cavi sottomarini veicolano il 97% di tutte le comunicazioni elettroniche internazionali e un loro sabotaggio si ripercuoterebbe soprattutto sul settore economico e di sicurezza; ma perché il Cremlino dovrebbe adottare una simile strategia?
Mosca non è nuova a questa tipologia di operazioni asimmetriche, che cercano di indebolire l’avversario attraverso attacchi anonimi o per lo meno non facilmente riconducibili all’aggressore. In questo caso, il sabotaggio permetterebbe alla Russia di trarre un vantaggio non indifferente dal punto di vista strategico, essendo ormai l’economia russa del tutto svincolata dall’andamento di quella occidentale; allo stesso tempo la censura sulle telecomunicazioni impedirebbe anche un coordinamento tra le forze di sicurezza dei Paesi NATO.

Le infrastrutture sottomarine sono ormai attenzionate da tempo in quanto facilmente violabili; l’incredibile estensione dei cavi rende infatti pressoché impossibile predisporre un sistema di vigilanza costante sull’intera rete. Con l’acuirsi della minaccia russa, i Paesi NATO starebbero mettendo a punto dei progetti paralleli che, se da un lato puntano a migliorare la sicurezza sui fondali oceanici, dall’altro mirano a sviluppare nuovi sistemi per traslare le comunicazioni sottomarine a un livello satellitare. L’urgenza di porre rimedio ad una situazione così vulnerabile si è accentuata con l’attacco al gasdotto Nord Steam 2 del settembre 2022, un altro caso di azione asimmetrica di cui ancora oggi si discute la paternità.

 

 

Il Cremlino ha dimostrato quanta importanza rivestono i fondali oceanici istituendo un’intera divisione delle Forze Armate ad essi dedicati, il Direttorato Principale per le Ricerche nel Mare Profondo; questa unità, denominata GUGI, opera in maniera indipendente dalla Marina Militare e conta nove sottomarini nucleari tra le proprie fila.

L’allarme è stato lanciato, ma cosa si sta facendo per contenere nell’immediato questa minaccia? A parte i progetti di diversificazione già citati, che hanno comunque un periodo di realizzazione di lungo periodo, i Paesi NATO stanno scontando una prevedibile lentezza organizzativa che non permette contromisure celeri al dispiegamento russo; le intelligence di mezza Europa sono preoccupate in queste ore da una possibile escalation che non permetterebbe alle Forze Armate nazionali di intervenire con efficacia.

I servizi parlano tra loro, i Governi si confrontano e la politica lancia allarmi; nonostante ciò le trame del Cremlino riescono ciclicamente a mettere sotto scacco l’Occidente. Le infrastrutture globali, come quelle dei cavi sottomarini, sono un patrimonio comune che sconta una direzione frammentata e confusa; questa gestione è uno specchio dell’attuale amministrazione NATO che governa le strategie occidentali senza detenere il potere adeguato per agire incisivamente. L’incidente informatico del luglio scorso ha dimostrato come il mondo delle connessioni sia cruciale, ma anche come Paesi non allineati all’Occidente, come Russia e Cina, non abbiano sofferto ripercussioni in quanto “liberi” dalle interconnessioni globali.

Presto capiremo se le intenzioni russe porteranno a qualcosa di concreto; in quel caso, saremmo pronti a reagire?

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