Pax Nova: la recensione

Pax Nova è un gioco che si maschera bene: sembra avere una profondità di gioco in realtà del tutto assente.

 

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Il panorama dei 4X certo non scarseggia in quanto a titoli disponibili; sono moltissime le ambientazioni coperte e di titoli di alta qualità ce ne sono molti. Allora perchè gettare sul mercato un gioco evidentemente carente sotto quasi ogni aspetto? Forse dovrebbero spiegarcelo gli sviluppatori di Pax Nova, un 4X spaziale che non solo annoia, ma addirittura è stupidamente ostico da usare.

Cominciamo dalle basi. Pax Nova vuole unire un piano di gioco classico, di esplorazione e conquista di un pianeta, ad uno spaziale dove possiamo muoverci con le nostre astronavi all’interno del sistema solare, e poi nell’intera galassia, a mettere la nostra bandierina su altri mondi. L’idea è molto interessante, e ricorda molto sia quell’Empire Of The Fading Suns che tanto avrebbe bisogno di un remake moderno che il molto più apprezzabile Galactic Civilizations 2.

 

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Purtroppo però fin da subito ci troviamo letteralmente a combattere con un’interfaccia che sembra progettata per complicare la vita al giocatore: da quando in qua nelle sottoschermate il tasto ESC porta al menù di salvataggio invece che alla schermata strategica principale? E perchè manca il classico tasto “vigila” per le unità che lasciamo a perlustrare lungo i nostri confini? Come mai bisogna manualmente passare alla prossima unità anche quando abbiamo finito i punti movimento di quella che stiamo gestendo? Come è possibile che non ci sia un’opzione per vedere i movimenti dei nemici all’interno della nostra zona visiva e tocchi indovinare dove siano andati a finire? Questi sono solo pochi esempi, ma ne potrei fare diversi altri.

La realtà è che, molto probabilmente, Pax Nova è un gioco incompleto. Nulla mi toglie dalla mente che la sua pubblicazione sia stata imposta alla data prestabilita e che tutta la fase di pulizia e perfezionamento sia saltata del tutto; troppe sono le mancanze di cose talmente basilari che non ha senso manchino. Su tutte: manca un manuale e il tutorial è talmente superficiale che non spiega i dettagli del gioco, come per esempio la fase diplomatica (come dannazione si propongono le ambasciate all’AI? E come si propone la pace???).

 

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Tutta l’interfaccia ha un senso di sbagliato, di poco utilizzabile, di inadatto. Anche se a vederla è molto lineare, pulita, semplice, usandola è evidente che qualcosa non va e la sensazione è di un pannello di controllo dal quale spuntano cavi e spinotti mai collegati.
Quello che invece non piace dell’aspetto grafico sono i colori, tutti smorzati, appiattiti ed inidirizzati verso una colorazione indistinguibile, cosa che impedisce chiaramente di identificare di primo acchitto anche le nostre unità vicine al nemico (blu e marrone dovrebbero essere due colori immediatamente riconoscibili, no?). I pianeti offrono diversi biomi, ma alla fine si assomigliano tutti e, a parte per le risorse strategiche presenti, non differiscono molto gli uni dagli altri.

Non c’è modo di vedere come vengono effettuati i calcoli in merito al combattimento; se qualcosa si capisce andando a cercarsi le caratteristiche del terreno e delle armi siamo ben lontani dal pratico pannello visto in moltissimi titoli anche di qualche anno fa come i vari Civilization 4 e 5 e Pandora: First Contact, tanto per citarne un paio.

 

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Viene usato il sistema dei distretti, mutuato da Warlock e Civilization 6; ma ancora una volta il loro uso è macchinoso e poco intuitivo, con la necessità di spostare i lavoratori assegnati ai distretti dentro la schermata della città e poi dover selezionare i distretti stessi dalla mappa strategica per assegnare loro i compiti da eseguire.

Oggettivamente non c’è molto da salvare in Pax Nova, oltre all’idea di base e all’assenza visibile di bug. Dispiace vedere un progetto prendere una china tutt’altro che positiva, ma non posso esimermi dall’esprimere un pollice verso per il titolo Grey Wolf Entertainment.

 

Pax Nova, 2020
Voto: 5
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