Shin Jeeg prova ad aggiorna un classico storico con risultati irregolari, alternando intuizioni riuscite e momenti che lasciano forse più dubbi che entusiasmo.

Il periodo d’oro dei grandi robot giapponesi ha dato vita a una lunga serie di anime diventati cult; opere che hanno segnato l’immaginario di più generazioni ma che, nel corso del tempo, non sempre hanno trovato un seguito all’altezza del proprio mito. L’ultimo tentativo è stato quello di Goldrake U: un tentativo, non particolarmente riuscito, di riportare il gigante di Go Nagai ai fasti di un tempo con una nuova serie animata. Probabilmente sarebbe stato forse più interessante puntare su un adattamento dell’omonimo fumetto francese, scritto davvero bene, e capace di offrire un finale più compiuto, maturo e godibile alla storia già nota.
Goldrake però non è l’unico robottone degli anni ottanta a ricevere una nuova veste; tra i titoli più conosciuti figura anche Shin Jeeg Robot D’Acciaio, seguito di Jeeg Robot D’Acciaio, trasmesso nel 2007.
La storia riparte diversi anni dopo la conclusione della saga originale, con un nuovo giovane protagonista (Kenji Kusanagi) e un cast che comprende nuove proposte e personaggi storici ora invecchiati. La scelta di collocare la vicenda in un tempo successivo e di introdurre un nuovo pilota e un nuovo Jeeg permette di creare un collegamento con gli eventi originali senza risultare forzato.
Il ritorno del popolo Yamatai e della regina Himika segnano il nuovo inizio di questa avventura che, sin dalle prime puntate, si delinea con un tono più cupo e maturo, alternando anche momenti leggeri mirati a stemperare la tensione.

Kenji ha ereditato i poteri magnetici che gli permettono di trasformare la sua moto nella testa del Jeeg; il suo destinato è ormai scritto e lo scontro con gli Haniwa, i mostri giganti risvegliati dall’Impero Yamatai, è ormai inevitabile.
Accanto a Kenji ritornano alcuni dei personaggi storici (come Miwa, il pilota del Big Shooter) che ora svolgono ruoli di comando, mentre nuove figure co-primarie si affiancano al protagonista, anche se non sempre lasciano il segno. La lotta contro gli Haniwa, il recupero della campana di bronzo, la crescita di Kenji e il salvataggio di Hiroshi Shiba costituiscono le trame principali di questa stagione.
Il percorso narrativo di Shin Jeeg procede in modo coerente nei primi episodi, con il ritorno della regina Himika che rappresenta subito una minaccia concreta e stabilisce un ottimo ponte con il passato. Tuttavia, a metà stagione la serie si perde per strada presentando un paio di puntate che sembrano avere come obiettivi quelli di allungare la storia e di inserire fan service con allusioni sessuali gratuite e scene che non alimentano lo sviluppo della trama principale. Passata la metà della stagione, la narrazione recupera ritmo e coerenza, includendo finalmente il protagonista storico Hiroshi Shiba in modo più significativo e riconnettendo la vicenda con le origini della saga.
Kenji Kusanagi viene caratterizzato come un giovane impulsivo, irritabile e talvolta insicuro, ma determinato e di buon cuore; le sue difficoltà nel controllo di Jeeg e nella gestione delle battaglie rendono abbastanza credibile la crescita mostrata episodio dopo episodio. Personaggi storici come Miwa subiscono un’evoluzione coerente con il tempo trascorso; il fascino giovanile ormai estinto lascia spazio a un atteggiamento più maturo, determinato, freddo e riflessivo. Purtroppo la nota dolente arriva con i nuovi comprimari, che appaiono spesso poco approfonditi, a volte addirittura abbozzati, e servono principalmente a sostenere passaggi specifici della trama. Gli antagonisti invece, guidati dalla regina Himika, mostrano obiettivi e caratteristiche distintive, risultando più interessanti e stratificati.

L’animazione complessiva e i disegni di Shin Jeeg mantengono uno standard sufficiente; i combattimenti mostrano dinamismo, sebbene non manchino alcuni momenti statici, e i modelli dei robot riflettono una reinterpretazione moderna senza stravolgere l’estetica originale. La musica accompagna adeguatamente le scene di battaglia e le sequenze più calme, pur non raggiungendo picchi memorabili, contribuendo comunque a dare un’identità sonora coerente alla serie.
Shin Jeeg chiude definitivamente la storia di Hiroshi Shiba e del popolo Yamatai; il finale non sorprende per originalità, ma rappresenta una conclusione dignitosa e funzionale all’arco narrativo costruito nel corso della stagione. La serie riesce a rinnovare un classico senza tradirne lo spirito e, nel complesso, offre una visione coerente e godibile del mito di Jeeg, chiudendo un cerchio narrativo iniziato decenni prima.









