The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi: la recensione

The Limehouse Golem è un thriller gotico affascinante e curato che costruisce bene il mistero, ma che si indebolisce quando il finale diventa prevedibile.

 

 

Londra è una metropoli gigantesca, colma di misteri e di angoli oscuri, e lo è sempre stata sin dall’epoca vittoriana. Omicidi, delitti e criminalità di ogni genere hanno trovato terreno fertile nei vicoli di questa città tentacolare; su tutti, il nome di Jack lo Squartatore si è imposto come leggenda, diventando fonte di ispirazione per scrittori e autori di ogni epoca. The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi, film del 2016 diretto da Juan Carlos Medina e tratto dal romanzo Dan Leno And The Limehouse Golem di Peter Ackroyd, tenta di inserirsi in questa tradizione costruendo una nuova figura di riferimento seguendo le indagini dell’ispettore John Kildare, interpretato da Bill Nighy (I Love Radio Rock, L’Alba Dei Morti Dementi, Harry Potter, The Beautiful Game).

Nella Londra vittoriana di fine Ottocento, una serie di omicidi particolarmente violenti sconvolge il quartiere di Limehouse. La stampa e l’opinione pubblica attribuiscono i delitti al misterioso assassino soprannominato “il Golem”, personaggio che sembra emergere dalle paure più profonde della città. A indagare sul caso viene incaricato l’ispettore John Kildare, investigatore esperto ma segnato da un passato complesso. Parallelamente all’inchiesta sul Golem, Kildare si trova a occuparsi del processo a carico di Lizzie Cree, giovane donna accusata di aver avvelenato il marito; il caso della donna si intreccia progressivamente con quello dell’assassino di Limehouse, portando alla luce legami inattesi con il mondo del teatro e del music hall londinese.

The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi mescola thriller investigativo, horror gotico e dramma storico, costruendo una narrazione che riesce a mantenere una certa solidità fino a quando l’identità dell’assassino resta avvolta nel mistero. Il problema emerge nel momento in cui la soluzione diventa fin troppo evidente, anticipando di molto la conclusione ufficiale delle indagini. Fino a quel punto, però, il film di Juan Carlos Medina funziona con efficacia, alternando atmosfere cupe e opprimenti ai toni più vivaci e leggeri che animano i teatri dell’epoca; palcoscenici, quinte, camerini e personaggi legati allo spettacolo arricchiscono la scenicità del film.

 

 

L’ispettore Kildare si trova davanti a un’indagine complessa, volta a smascherare l’identità del Golem e a fermare una scia di omicidi che continua ad allungarsi. Il caso principale si intreccia con quello di Lizzie Cree, accusata di uxoricidio, mentre il marito della donna emerge come uno dei primi sospettati per i delitti di Limehouse. L’intreccio investigativo è ben costruito e si sviluppa attraverso continui ritorni al passato, ricordi frammentati e ricostruzioni parziali degli eventi, dando forma a una rete di sospetti che coinvolge più personaggi.

Le ipotesi formulate dall’ispettore si sovrappongono ai fatti, nel tentativo di dare una spiegazione razionale agli accadimenti; al tempo stesso, queste congetture generano depistaggi e ambiguità che finiscono per smontare, uno dopo l’altro, i castelli accusatori costruiti attorno ai vari indagati. Questa struttura narrativa risulta inizialmente efficace e rappresenta uno dei punti di forza dell’opera; tuttavia, la reiterazione dello stesso meccanismo investigativo finisce per trasformarsi nel principale limite del film, rendendo progressivamente prevedibile l’esito finale.

Dal punto di vista visivo, The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi punta con decisione sull’atmosfera decadente della Londra vittoriana. Scenografie, costumi e fotografia restituiscono con cura il contesto storico, concentrandosi in particolare sull’ambiente del teatro e del music hall. Il risultato è convincente e riesce a trasmettere il fascino degli spettacoli dell’epoca, insieme alle dinamiche interne di un mondo fatto di rivalità e invidie, ma anche di legami sinceri e passioni autentiche.

 

 

La componente investigativa invece risulta meno incisiva sul piano interpretativo. Bill Nighy offre un personaggio interessante sotto il profilo della caratterizzazione, ma la sua prova appare contenuta, quasi scolastica, priva di reali slanci emotivi. Di contro, Olivia Cooke (House Of The Dragon, Modern Love) regala una performance più sfaccettata, passando con naturalezza dall’entusiasmo di una giovane attratta dal palcoscenico a una figura più composta e ambigua, segnata dalle convenzioni sociali e dal peso delle accuse.

Nel complesso, The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi è un film costruito con cura, sostenuto da un comparto visivo solido e da un’ambientazione affascinante; l’eccessivo ricorso alla stessa struttura investigativa e il continuo gioco tra ipotesi e realtà finiscono però per indebolire la tensione narrativa, rendendo il mistero facilmente intuibile. Con una gestione più equilibrata dei suoi meccanismi interni, The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi avrebbe potuto rappresentare un thriller investigativo di maggiore incisività.

 

The Limehouse Golem – Mistero Sul Tamigi, 2016
Voto: 6,5
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