Arriva dal Brasile una buonissima miniserie, che sopperisce ad una recitazione a tratti rivedibile con un equilibrato bilanciamento tra pathos e veridicità.

Il 1986 è stato un anno tragico per l’energia atomica: l’incidente alla centrale di Chernobyl ha alimentato la paura sul nucleare e sulle catastrofiche conseguenze causate dal rilascio nell’ambiente di radiazioni incontrollate. Chi ha vissuto quei mesi ben ricorda la tensione e la preoccupazione vissuta in tutta Europa, Italia compresa; stranamente però, l’anno successivo avvenne un altro incidente che passò più o meno sotto silenzio.
Stiamo parlando dell’incidente radioattivo di Goiania; evento sicuramente di tutt’altra magnitudo, vide la dispersione di particelle radioattive nella città sita all’interno del Brasile. Emergenza Radioattiva è un’ammirevole miniserie che racconta in appena cinque episodi gli eventi del settembre 1987.

Il tono della produzione è quello di una serie non strillata, non sguaiata, non sensazionalistica; la sceneggiatura e il cast principale aiutano fortemente a mantenere un approccio decisamente credibile a come viene formulato il racconto.
Emergenza Radioattiva è una di quelle miniserie che possono essere affrontate tutte d’un fiato, e che sono in grado di trasmettere tensione ed incertezza allo spettatore, generando in lui una vera empatia verso i personaggi rappresentati sullo schermo.
È evidente come Emergenza Radioattiva, per quanto ben realizzata, sconti un budget adeguato ma non da mega-produzione hollywoodiana. La cosa spesso è un bene, costringendo attori, registi e sceneggiatori a tirare fuori qualcosa di sostanzioso e intelligente, invece di abbandonarsi a facilonerie spettacolari; ed in effetti Emergenza Radioattiva è un prodotto maturo e apprezzabilissimo.
In effetti, la regia di Fernando Coimbra e Iberé Carvalho è solida e confeziona un prodotto più che godibile. Ci sono però alcuni elementi palesemente sotto gli standard cinematografici di alto livello a cui siamo abituati: alcune (poche) scene sembrano un po’ tirate via, quasi realizzate “col minimo sforzo”, e la recitazione di alcuni attori non necessariamente secondari lascia davvero a desiderare.

Ecco, il cast: tra i volti maggiormente presenti ci sono picchi di eccellenza, come le prove attoriali di Johnny Massaro o Marina Merlino; altre tutto sommato discrete, come quelle di Ana Costa, Antonio Saboia e Clarissa Kiste (che parte malissimo ma si riprende nel corso dell’opera); altre infine che funzionano purtroppo meno, come quelle di Paulo Gorgulho, Tuca Andrada e Bukassa Kabengele. In questi ultimi casi, il problema deriva o da una mancanza di espressività (è il caso di Kabengele) o da una caratterizzazione eccessiva, teatrale, quasi caricaturale.
Una nota di demerito va poi ad alcuni doppiatori italiani, che contribuiscono ad affossare certi personaggi.
L’ambientazione e il modo di presentare le scene sono un punto forte di Emergenza Radioattiva. La realtà di Goiania si percepisce chiara: una società dignitosa a cui mancano i mezzi e la conoscenza, in dissonanza con la moralità mancante nelle figure di spicco degli enti pubblici. Il forte contrasto tra le classi dirigenti e quelle più povere è usato senza alcun tipo di retorica e, sebbene in alcuni momenti filtri la comprensibile critica ad un sistema di potere che ha favorito lo scaturirsi della fuga radioattiva (ricordiamo che si tratta di fatti realmente accaduti), il racconto è pressoché unicamente indirizzato a presentare gli eventi per come si sono svolti, con accettabili modifiche per esigenze televisive.

Emergenza Radioattiva è una di quelle miniserie da vedere senza alcun timore di rimanere delusi. Insieme a Chernobyl e a I Tre Giorni Dopo La Fine forma un terzetto imperdibile per chi voglia approfondire la realtà degli incidenti nucleari civili avvenuti sul nostro pianeta.









