Il DDL Zan e la dittatura LGBT

Il DDL Zan, nella sua forma attuale, è l’esempio perfetto di come la lobby gay sta imponendo alla maggioranza la sua visione totalmente ideologica.

 

 

Lo premetto: questo articolo non è affatto tollerante. Tanti aspetti li darò per scontati perchè si tratta semplicemente di buon senso e vivere comune, e quindi non starò qui a parlare delle esecrabili aggressioni contro la comunità gay; i gusti sessuali sono personali, ed ognuno faccia ciò che vuole senza che nessuno metta becco.
Ma sono totalmente disgustato dalla violenza usata per lo sradicamento delle leggi di natura ed il lavaggio del cervello che si attuando, specialmente sui più piccoli con la scusa della minoranza afflitta.

In natura esistono due sessi: maschio e femmina, e la specie si riproduce perché alcuni individui diventano maschi ed altri femmine. Fatti salvi gli esseri unicellulari che si riproducono per partenogenesi e alcune rare specie (nessuna fra i mammiferi) che possono sviluppare il loro sesso in base alle necessità contingenti, questo è tutto: il mondo naturale si divide in maschi e femmine, e proseguono la vita della specie accoppiandosi fra sessi diversi. Questo è NORMALE. Quello che differisce dalla normalità è ANORMALE. Bianco o nero. Uno o zero. Fine della storia.

Quello che rappresenta il DDL Zan, nei suoi contenuti e nella sua forma, è la summa dell’ipocrisia e della sopraffazione innata in una certa sinistra. La tutela delle minoranze (MINORANZE) è sacrosanta così come la lotta alle discriminazioni, ma il punto centrale del DDL Zan è zittire anche con implicazioni penali qualsiasi forma di dissenso, e tacciando di “odio” chiunque abbia un pensiero non accondiscendente. In pratica una astiosa rivalsa nei confronti di un mondo NORMALE verso il quale si soffre di complesso di inferiorità.

 

 

Analizziamo la questione a più ampio spettro.

 

 

Punto primo: le percentuali

Ho menzionato la parola minoranza, e non a caso. Ci si scorda troppo spesso di quanto il mondo omosessuale sia in realtà una piccola parte della società: negli Stati Uniti un sondaggio fortemente accreditato ha stimato la percentuale di popolazione che si dichiara LGBT intorno al 4.5%. In Italia le percentuali non differiscono di molto, ed a seconda di come si vogliano interpretare i dati (la nostra nazione è fantastica in merito) la percentuale di LGBT varia fra il 2.5% e il 7.5%.

Stiamo quindi parlando di una minoranza esigua, che anche fosse sottostimata rimarrebbe una porzione ristretta e marginale nella rappresenzazione statistica della popolazione.

 

Punto secondo: il peso politico

Eppure la lobby gay ha assunto posizioni dominanti in diversi settori della vita pubblica, prime fra tutti nel mondo dello spettacolo e della musica; ambienti capaci di influenzare fortemente l’opinione pubblica, specialmente quella dei più giovani, che avendo meno esperienza sono più inclini a farsi condizionare (alzi la mano chi ai tempi della scuola può affermare di non aver subito alcuna forma di pressione) e che negli anni dell’adolescenza sono statisticamente sessualmente più influenzabili.

Il fatto di avere esponenti che hanno la possibilità di imporre sugli altri una propria visione, di trasmettere messaggi mirati al cambiamento delle tradizioni sociali e delle leggi di natura è un’arma che la lobby gay sta sfruttando a piene mani e senza alcuna remora o rispetto.

Il voler stravolgere la normalità riscrivendo i testi scolastici, facendo credere ai bambini col lavaggio del cervello che una famiglia con due genitori dello stesso sesso sia la stessa cosa che avere due figure ben chiare e precise, quella di papà (uomo) e mamma (donna) è pericolosissimo per la corretta crescita delle future generazioni, che saranno confuse, deboli e preda di culture molto più aggressive e nette nelle proprie idee (sta già succedendo, se qualcuno non se ne fosse accorto).

 

 

 

Punto terzo: la retorica nella legislazione

Abbiamo veramente bisogno di leggi che tutelino in modo aggiuntivo questa o quella categoria? Che creino differenze fra i cittadini, che invece da Costituzione sono tutti uguali?

La legge italiana, prima dell’idiozia del “femminicidio”, era chiarissima. Ci sono reati penali (si tratti di minacce, aggressioni fisiche, omicidi) ai quali si possono applicare aggravanti specifiche; questa modalità è sempre esistita nel nostro codice penale, e creare leggi ad hoc per determinate categorie di persone più tutelate di altre non fa altro che creare differenze, cittadini di serie A e di serie B, ed implica una infinita creazione di nuove categorie ogni volta che un gruppo di persone asserisca (in buona o cattiva fede) di sentirsi minacciata o discriminata. A quando delle tutele specifiche per chi porta gli occhiali, o per chi è grasso, o per chi è troppo basso?

Si tratta puramente di retorica e becera rivalsa. Se da una parte le discriminazioni sono sempre esistite a tutti i livelli (basta vedere i bambini come si trattano fra di loro), è anche vero che per le situazioni che si limitano all’invettiva ed allo scherno bisogna anche farsi un pò la pelle dura e tirare fuori il carattere, invece di chiedere sempe aiuto a qualcuno. Ribadisco, nessuno deve assolutamente permettersi di toccare nessuno, ma tutti, e dico tutti, siamo stati presi in giro ed irrisi per qualcosa nella nostra vita: perchè non perfetti fisicamente, per lo sport che facciamo, per le nostre scelte amorose (si, anche quelle eterosessuali), per il nostro lavoro, e potrei continuare. Le cose non si risolvono censurando il prossimo, ma rispondendogli a tono con fermezza e dimostrando sicurezza e carattere.
E per tutto quello che sfocia nel fisico, c’è il carcere (o almeno ci sarebbe, se non fosse che la stessa sinistra del DDL Zan è quella che ha portato a tre anni di condanna il minimo per essere custoditi in galera).

 

 

 

Punto quarto: la sopraffazione del totalitarismo di sinistra

In una sola legge abbiamo la summa di questa legislatura: la censura sulla libertà di parola, esattamente come fatto nei confronti di movimenti politici ufficialmente riconosciuti e democraticamente inseriti nel nostro ordinamento; una minoranza che detta l’agenda politica forte delle sue connessioni nei gangli vitali della vita sociale italiana; una maggioranza parlamentare posticcia, non rappresentativa della reale situazione nel Paese, che stringe per approvare una legge divisiva sulla quale non concede revisioni o modifiche, imponendo la sua visione alla maggioranza di persone che quella visione non la condivide affatto.

Il tutto alla faccia del concetto di “politica”, ossia sintesi, mediazione, dialogo.

 

Per condividere questo articolo: