Van Helsing: la recensione

Un super minestrone che regge per tre quarti.

 

È stato uno dei grandi blockbuster degli ultimi mesi e ha rappresentato la quintessenza dell’esasperazione hollywoodiana. Molti lo hanno criticato (anzi, tutti): in effetti Van Helsing fa un fantasiosissimo miscuglio di personaggi, miti e leggende. Io, che ho sempre apprezzato questi minestroni super fantastici e pomposi, l’ho difeso a spada tratta e mi sono dovuto arrendere solo dalla metà del secondo tempo.

In principio c’erano le trasposizioni cinematografiche di personaggi dei fumetti (X-Men, Spider Man) o della letteratura, ma ultimamente sono arrivati questi “miscugli” che, pur di mettere insieme quanti più miti possibile, fanno fare a registi e sceneggiatori capriole narrative non da poco (lo vedremo fra poco anche in Alien Contro Predator). In Van Helsing questa tendenza raggiunge l’apice.

 

 

In pratica viene preso come fulcro della storia il Van Helsing di draculesca memoria e, ringiovanito, incoattito e “infichito”, sotto le sembianze di Hugh Jackman (magnifico in Logan – The Wolverine), viene usato come scusa per montare in un unico film le gesta e le leggende di tutti i mostri classici della letteratura horror. Non solo Dracula dunque, ma anche l’uomo lupo, servitore del principe dei vampiri, e Frankenstein nella parte del solito incompreso che però fa la figura un po’ del grande saggio. Nelle scene iniziali si può persino assistere al duello fra il protagonista e uno spassoso Mr. Hide…

Dopo aver eliminato in modo spettacolare il mostro dalla doppia personalità, Van Helsing torna alla base, ovvero una setta segreta del Vaticano la cui sede è nei sotterranei della basilica di San Pietro (!). In questo luogo segreto vengono studiate tecniche e arnesi atti a sconfiggere le creature del male che infestano il mondo (quelle esistono anche nella realtà, ma non hanno le zanne…).

 

 

Addirittura, uno degli alti prelati ammonisce Van Helsing per il suo modo di agire, neanche fosse un dialogo tra il commissario capo del distretto di polizia e l’agente tipo “Arma Letale” che usa i suoi “discutibili metodi”. Insomma, il gagliardo giovane viene mandato, insieme a un imbranato assistente, (che è lo stesso attore che ne Il Signore degli Anelli interpreta Faramir!) in Transilvania per aiutare l’ultima discendente di una specie di famiglia di eletti a eliminare Dracula. E qui arriva il miglior effetto speciale del film: quella Kate Beckinsale che in Underground non mi aveva detto nulla, ma che qui è una favola di donna (cosa possono fare un vestito diverso e una bella acconciatura…).

A questo punto inizia il susseguirsi di scene d’azione, che poi comprendono anche vari intrecci familiari, e che, seppur non scevre dalle solite esagerazioni del caso, si mantengono comunque a un livello accettabile. Nonostante le peripezie della trama per mettere insieme tanti personaggi, il tutto regge bene e non dispiace affatto. Il problema è che poi, dalla seconda parte del secondo tempo, si crolla immancabilmente nel pacchiano e nel ridondante, con scene d’azione che risulterebbero ridicole anche se viste in un film con un vero supereroe come l’Uomo Ragno.

 

 

Non le voglio manco ricordare, ma aspettatevi cose davvero assurde. Ci avevo creduto quasi fino in fondo, ma poi lo stile crolla inesorabilmente e il finale, per certi versi clamoroso, delude e fa anche un po’ incazzare. Che dire: ho apprezzato comunque il tentativo e le belle riproduzioni dei personaggi, ho gongolato davanti al blockbuster dalla trama onnicomprensiva e che tanto mi aggrada e, soprattutto, mi sono presi gli scompensi ormonali ad ogni inquadratura della Beckinsale, specie quelle di spalle, dove grazie all’aderentissima calzamaglia si sono ammirate le sue meravigliose curve posteriori (e vabbè, quando una c’ha un culo che è un capolavoro bisognerà pur dargliene atto no?). Non c’è molto altro da aggiungere, se non che spero di rivedere presto Jackman sullo schermo, ma nei panni di Wolverine e, soprattutto, la Beckinsale in un film erotico…

 

Van Helsing, 2004
Voto: 6
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