A sinistra c’è e un’opzione valida per chi voglia fare opposizione costruttiva e concreta; a mancare però è l’elettorato giusto.

Come faccia il partito di Carlo Calenda a galleggiare sotto il 3.5% è un mistero. È almeno dai tempi della debole ma pragmatica leadership di Pierluigi Bersani che il Partito Democratico non ha, nei fatti, né un programma da sottoporre ai suoi elettori né personaggi politici di spessore a guidarlo, e Azione dovrebbe avere vita facile tra gli elettori di centrosinistra.
Eppure i fatti sono evidenti: il PD rimane il primo partito di opposizione con circa il 20% delle preferenze nonostante il vuoto politico che lo contraddistingue.
Chiedersi cosa sia successo a sinistra richiederebbe una risposta articolata, ma in breve si può sommariamente riassumere con l’estremizzazione politica di quella che una volta si chiamava “la base”.
Che si tratti di un abbrutimento dovuto alle dinamiche legate al sistema maggioritario, o alla nefasta influenza dei social network, le cui modalità di esposizione e visibilità hanno insegnato ad un paio di generazioni a negare il dialogo e ad affermare con violenza le proprie idee senza accettare il confronto, o ancora semplicemente ad una radicalizzazione di ideologie già di per sé estremiste, poco conta. Il blocco degli elettori di sinistra è ancorato su un “campo largo” litigioso, privo di argomenti concreti e tenuto insieme con nastro isolante e colla unicamente dalla violenza verbale e fisica dei suoi esponenti.

E pensare che Carlo Calenda ed il suo partito Azione potrebbero essere la vera valvola di sfogo di quegli elettori moderati di sinistra che ancora oggi votano per il partito di Elly Schlein. Calenda ha negli anni dimostrato di essere ben piantato sul terreno, di avere idee economiche non necessariamente in contrapposizione con un progressismo ragionato, e di essere pratico e pragmatico grazie alla sua esperienza industriale. Calenda è al momento l’unico rappresentante dell’opposizione che sembra voler cercare il bene del Paese, votando a favore delle proposte del governo Meloni quando queste sono in sintonia con la sua idea economica-industriale. Insomma, Azione si sta comportando con quell’atteggiamento maturo e costruttivo che contraddistingueva anche Fratelli D’Italia quando non era partito di governo. È questo il senso della politica: mediare e convergere per trovare posizioni utili al bene comune.
Spaventa invece il fatto che ad ottenere i consensi dell’elettorato di sinistra sia una becera opposizione oltranzista, pronta a votare contro proposte che la stessa sinistra dovrebbe sentire naturali o che negli scorsi anni aveva addirittura portato alla ribalta, ma non trasformandole in proposte di legge. Basando tutta la sua strategia sulle urla e sulle falsità strillate dai banchi di PD, M5S e AVS, incitando all’odio, parteggiando per criminali, manifestanti violenti e nemici della democrazia, il “campo largo” fa solo il male dell’Italia. Non è un caso che Calenda lo abbia definito “ancora più pericoloso delle destre”.
Forse è proprio per questo che Azione difficilmente riuscirà a ottenere maggiori consensi: perchè a sinistra, a cercare la moderazione ed a basarsi su analisi politico-economiche sono rimasti proprio in pochi.
Sarebbe bello vivere in un Paese dove le maggiori forze politiche contrapposte avessero sia senso civico che spirito di patria; che pur avendo idee diverse, fossero in grado di dialogare. Fratelli D’Italia e Azione hanno dimostrato di poterlo fare; solo che mentre il partito di Giorgia Meloni sfiora il 30%, quello di Carlo Calenda rischia di non ottenere abbastanza voti per accedere al Parlamento alle prossime elezioni.









