Yara – la recensione

Yara su Netflix è il racconto di come Marco Tullio Giordana si dimentichi di essere un bravo regista buttando al vento un bel cast.

 

Yara

 

La storia della giovane Yara Gambirasio ha toccato tutti noi nel profondo. È cruda, violenta, insensata e, purtroppo, vera. Ci ha tenuto con i cuori in sospeso per anni e, anche adesso che sembra conclusa, non c’è l’assoluta certezza che abbia avuto l’epilogo corretto. Ecco perché il primo giorno in cui Netflix ha pubblicato il nome della ragazza in rosso su sfondo nero, il pubblico si è fiondato a vedere il film; ed è successo anche a me. Sono un pollo? Forse, ma la trappola era perfetta.

Come detto in apertura, il nome alla regia è d’altissimo profilo. I Cento Passi è un capolavoro che andrebbe mostrato a tutti i ragazzi delle scuole medie e la carriera di Marco Tullio Giordana non aveva mai subito inciampi clamorosi. La coppia dei protagonisti, poi, sembrava essere una garanzia: Alessio Boni lo si ama da La Meglio Gioventù mentre Isabella Ragonese, molto brava in Il Giorno In Più, resterà per sempre nella storia per aver catturato una generazione in Tutta La Vita Davanti. Eppure tutto questo non è bastato.

 

Yara

 

Il lungometraggio (che tanto lungo non è perché dura meno di due ore) è davvero brutto. La fotografia è assente ma ci potrebbe anche stare in uno story-telling d’attualità. Quello che è agghiacciante è proprio la recitazione, di tutti: persino i mostri sacri appena citati ciccano clamorosamente la performance tra faccette e sguardi indagatori da Cento Vetrine. Paradossalmente si salva solo il ragazzo africano che interpreta l’ingiustamente accusato Mohamed Fikri.

La scelta di cosa, e come, coprire dell’omicidio di Yara, poi, fa discutere. Sulla colpevolezza di Bossetti non c’è mai mezzo dubbio e non ci si sofferma neanche troppo sulla dignità della famiglia Gambirasio durante tutto il lungo periodo di ricerca dell’assassino. La verità è che questo è un film sul PM Letizia Ruggeri e sulla sua tenacia come investigatrice. Ci fa scoprire il maschilismo che ancora c’è nella magistratura, le sue intuizioni geniali su come sfruttare il DNA per arrivare alla verità e l’ossessione salvifica di voler smascherare Ignoto1 a costo di rovinarsi la vita e la credibilità professionale.

Se voleva essere un film sulle donne, allora è tutto ok. Ne è conferma (e ciliegina sulla torta) il fatto che la svolta delle indagini arrivi dal lavoro di una ragazza tirocinante non pagata che isola l’allele che incastrerà Bossetti. Ma era necessario farlo sulle spalle di una ragazzina di tredici anni il cui destino è stato fin troppo nefasto? Le immagini del camion che la segue alle spalle e le fa le luci sono un pugno allo stomaco ancor più forte se consideriamo il modo in cui sono state strumentalizzate nella sceneggiatura.

La Ruggeri è una grande? Sembra di sì e siamo tutti felici di avere persone così toste in Italia ma, se fossi uno dei genitori di Yara, avere quel suo nome come titolo della fiction mi farebbe girare non poco le palle. Forse è per questo che Marco Tullio Giordana si è ben guardato dal confrontarsi con la famiglia su questo script?

Il voto vicino alla sufficienza deriva solo dal fatto che questo resta un capitolo nero della nostra cronaca moderna che, seppur mal narrato e ancor peggio girato, bisogna conoscere e tramandare. Il senso di studiare la storia non è forse quello di non ripetere più le nefandezze del passato?

 

Yara, 2021

Voto: 5

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