Dune (2021): la recensione

La storia che narra Dune è ricca di argomenti complessi e complicati che è davvero difficile da riproporre sul grande schermo. Villeneuve ci sarà riuscito?

 

 

In un passato lontano lontano, quando ancora ero piccolino e i film lunghi e lenti erano all’ordine del giorno, vidi Dune. La mia reazione fu positiva e provai anche a leggere i libri. Fu una fatica colossale che mi ha stroncato intorno a metà del terzo volume. Li ho ancora tutti lì che mi guardano con fare tronfio.

Dune è una storia fantascientifica ambientata in un lontano futuro della razza umana. L’imperatore domina con il pugno di ferro tutti i mondi del suo vasto regno. Ogni pianeta è stato assegnato ad una casata che ne controlla il territorio e ne garantisce la produttività. Un pianeta in particolare è al centro dell’interesse di molti, il pianeta Arrakis, detto anche Dune.

Il giovane Paul, figlio del Duca Leto Atreides e della sua compagna Lady Jessica, ha spesso delle visioni del futuro. Il ragazzo vede costantemente un pianeta desertico ed una giovane donna dagli occhi che emanano una strana luce azzurra. Queste visioni derivano dall’addestramento che ha ricevuto dalla madre. Lady Jessica infatti appartiene all’ordine delle streghe Bene Gesserit, un culto che manipola l’impero nell’ombra e che ha sviluppato un potente controllo mentale tramite la tecnica della voce.

La nobile casata Atreides ha ricevuto l’incarico di trasferirsi su Arrakis, un pianeta desertico precedentemente controllato dalla crudele casata Harkonnen. Le due casate non sono in buoni rapporti e tutto sembra presagire una pericolosissima trappola ordita ai danni della famiglia Atreides. Come potete ben immaginare le cose cominceranno a degenerare nel momento in cui gli Harkonnen attaccheranno in massa Arrakis e costringeranno Paul e Lady Jessica a scappare nel deserto. Le visioni del giovane Duca si realizzeranno. In quei luoghi sperduti un’antica profezia, o meglio un’oscura macchinazione, diventerà realtà e cambierà il destino dell’intero genere umano.

 

 

Il film lento e macchinoso del 1984 diretto da David Lynch era figlio della sua epoca e per questo ha avuto grandi estimatori e diversi detrattori. Solo con il passare del tempo il film è divenuto un cult. Ora come ora però è impossibile proporre un film come quello al pubblico attuale, principalmente perché il pubblico giovane è assuefatto alla velocità delle pellicole moderne che non lasciano spazio alle riflessioni durante la proiezione.

Denis Villeneuve, il regista di questo Dune, ha accettato una sfida davvero complicata. Le tematiche trattate nel libro sono tante e molto complesse, tanto da essere fuoriuscite solo in parte nella pellicola curata da David Lynch. In aggiunta, il film del 1984 è stato considerato uno delle produzioni di fantascienza più spettacolari e dispendiose di quell’epoca. Questo significa dover avere, finanziariamente parlando, le spalle coperte ed in questo periodo di forte recessione non è proprio scontato.

Villeneuve però non è un “verginello”. Qualche anno fa ha diretto Blade Runner 2049, il fortunato seguito del film di Ridley Scott del 1982. In questa pellicola il regista canadese ha dato prova di saper gestire e dare nuova vita alle scene lente e cadenzate che hanno reso famoso il primo Blade Runner. Quindi potete immaginare l’attesa che si era creata per l’arrivo di questo film.

Il progetto cinematografico di Villeneuve non coprirà tutto l’arco narrativo del libro, ma neanche quello del film di Lynch. La scelta del regista e della produzione è stata quella di dividere il lavoro. Questa prima parte della pellicola coprirà circa un terzo della storia. Questa suddivisione dovrebbe permettere a Villeneuve di poter approfondire gli aspetti più complessi di una storia che parla di politica, fanatismo religioso, imperialismo, colonialismo, ecologia, libertà e di molto altro ancora. Ovviamente questo preannuncia che l’obiettivo a cui Villeneuve aspira è almeno una trilogia.

 

 

Com’è questo Dune? Non è sicuramente un film veloce, ma la cadenza degli eventi ha un ritmo più che sostenibile. I momenti di riflessione e le temute visioni di un lontano futuro sono tagliate ad arte, mai troppo lunghe né troppo pesanti da digerire. Villeneuve è riuscito a far scorrere in maniera fantastica una trama che è piuttosto ostica. Per il momento siamo solo all’inizio, le parti più complicate non sono ancora arrivate, quindi dobbiamo attendere per capire come il nostro regista riuscirà a superare il prossimo ostico scoglio.

Sono molto contento della scelta fatta per il cast degli attori: Paul Atreides è interpretato dal giovane attore Timothée Chalamet, una scelta che si avvicina decisamente di più alla visione del libro e si discosta molto da quella fatta da Lynch. Il ragazzo se la cava, anche se in questo momento interpreta un personaggio totalmente sballottato dagli eventi, quindi non ha ancora bisogno di dimostrare la sua presenza scenica. Saranno i film seguenti a decretare se ha centrato il bersaglio o meno.

Rebecca Ferguson interpreta Lady Jessica. Non sono del tutto convinto della sua scelta, l’attrice sembra sicuramente più giovane della sua età reale ed è quello che mi lascia un po’ perplesso. Forse è troppo giovane per interpretare la madre di questo Paul Atreides?

Oscar Isaac veste i panni del Duca Leto. Di lui ho un ricordo spavaldo e guascone, quando è apparso negli ultimi episodi di Star Wars. Invece, con la barba e l’impostazione più composta, ha sicuramente fatto onore al suo personaggio.

 

 

Il cast si completa di attori più o meno conosciuti. Alcuni, come Jason Momoa, sono soprattutto nomi che riempiono il cartellone cinematografico, ma che alla fine sono solo meteore in una trama vasta. Altri, come Dave Bautista e Zendaya, sono ancora tutti da scoprire ed offrono purtroppo poche scene per poterli valutare.

Gli ambienti, tra digitali e ricostruiti, sono validi, ma a volte un po’ anonimi. Mi immaginavo forse qualcosa di più elaborato per la città oltre il muro, ma in fin dei conti l’idea di trovare una città consumata dall’effetto erosivo della sabbia mi è piaciuta. I vermi sono del tutto simili al ricordo che mi ero fatto leggendo il libro. I mezzi sono rivisitati in modo interessante, senza distorcere il loro vero scopo, sono stati elaborati strizzando l’occhio a forme più moderne.

Quello che è mancato un po’ sono stati gli effetti speciali. Le grandi esplosioni ci sono state, ma concentrate soprattutto in un’oscurità che non ha aiutato a distinguere bene quello che succedeva. Anche nel reparto costumi c’è stata una fase altalenante di prestazioni. Belle le tute Fremen e le armature da combattimento di Harkonnen e Atreides, mentre i guanti, che sono del tutto identici a quelli di una nota marca di abbigliamento per motociclisti, stonano un po’. Imperfezioni che nel complesso possono passare inosservate, come la brocca di Ikea inquadrata in bella vista all’inizio del film, ma che fanno percepire una carenza di cura nel dettaglio.

Riassumendo, Villeneuve è riuscito a creare un Dune piacevole e scorrevole. Gli attori sono centrati con i loro personaggi. Gli effetti speciali sono buoni, forse non gestiti alla perfezione, ma alla fine non sono invasivi. Gli ambienti sono studiati abbastanza bene, anche se a volte un po’ anonimi. Vi è un po’ d’imperfezione nella cura dei dettagli e nella gestione dei costumi, ma è un difetto tollerabile per un film che vale la pena di vedere. Alla fine dei conti mi sono chiesto se questo film mi ha riportato al periodo in cui leggevo e immaginavo Dune? Credo proprio di si.

 

Dune, 2021

Voto: 7.5

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