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	<title>Consigliato dalla Tana - Archivi - La Tana Del Cobra</title>
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	<description>Liberi ed indipendenti dal 1999</description>
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	<title>Consigliato dalla Tana - Archivi - La Tana Del Cobra</title>
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	<item>
		<title>Changeling: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/changeling-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Cobra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema USA]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Indagini e Giallo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Clint Eastwood alla regia confeziona una pellicola di indubbia qualità, sebbene la protagonista Angelina Jolie non sia sempre all'altezza del ruolo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Clint Eastwood alla regia confeziona una pellicola di indubbia qualità, sebbene la protagonista Angelina Jolie non sia sempre all&#8217;altezza del ruolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33406" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_1.jpg" alt="" width="1000" height="644" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_1-768x495.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-33405"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cinematografia statunitense non è ricca di opzioni nel fornire spaccati di vita a cavallo tra le due guerre mondiali. Il più delle volte, le opzioni disponibili riguardano film sui gangster (come il valido <em>Gli Intoccabili</em>), mentre poco spazio viene lasciato ad altri tipi di racconti. <em>Changeling</em> è un solido film che riprende una vicenda realmente accaduta negli anni &#8217;20: una madre single non trova più il figlio a casa dopo essere rientrata dal lavoro. La Polizia di Los Angeles, approssimativa e corrotta, ci mette del suo, e la vicenda si complica fino ad assumere dei toni incredibilmente drammatici e impensabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33410" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_5.jpg" alt="" width="1000" height="660" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_5.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_5-768x507.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come succede per molti dei film diretti da Clint Eastwood  (<a href="https://www.tanadelcobra.com/gunny/"><em>Gunny</em></a>, <em>Un Mondo Perfetto</em>, <em>I Ponti Di Madison County</em>, <em>Mystic River</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/million-dollar-baby/"><em>Million Dollar Baby</em></a>, <em>Lettere Da Iwo Jima</em>, <em>Gran Torino</em>, <em>Hereafter</em>, <em>J. Edgar</em>, <em>American Sniper</em>, <em>Sully</em>), <em>Changeling</em> è un film ottimamente costruito dove azione, tensione, colpi di scena e dramma personale sono elementi sapientemente bilanciati ed intrecciati fra loro in un contesto sobrio e tutt&#8217;altro che spettacolarizzato. Attraverso il dipanarsi della storia, <em>Changeling</em> racconta una storia dove l&#8217;assurdo e l&#8217;impossibile diventano realtà, e dove la follia degli uomini riesce a costruire un racconto completamente ribaltato rispetto al vero.</p>
<p>La forza di <em>Changeling</em> è nella solidità della trama e nel modo in cui questa viene raccontata: Clint Eastwood è bravissimo a costruire un racconto da toni forti ma verosimili ed a far piovere colpi di scena inaspettati senza che questi risultino artificiosi.<br />
Anche la fotografia concorre a rafforzare il racconto: i filtri spesso adoperati per sottoporre il girato a luci color seppia sono vitali per rendere fumosa, cinerea e &#8220;morta&#8221; l&#8217;ambientazione di un film mai truce ma sempre cupo e oppressivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33407" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_2.jpg" alt="" width="1000" height="616" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_2-768x473.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La figura della protagonista è ovviamente centrale e perno cardine attorno alla quale si sviluppa la vicenda. Angelina Jolie è qui all&#8217;inizio della sua parabola discendente; se l&#8217;avevamo tanto apprezzata nelle sue prime apparizioni (soprattutto in <em>Ragazze Interrotte</em>, ma anche in <em>Fuori In 60 Secondi</em>, <em>Sky Captain And The World Of Tomorrow</em>, <em>Mr. &amp; Mrs. Smith</em>), qui l&#8217;anoressica attrice statunitense riesce solo in parte a rendersi credibile.<br />
Il suo principale difetto è la poca espressività e una certa impermeabilità alle emozioni che una qualunque madre, privata repentinamente del proprio figlio, dovrebbe avere. Il suo personaggio dovrebbe essere disperato, speranzoso e scosso; queste emozioni non sono quasi mai adeguatamente rappresentate, mentre è evidente una spiccata impassibilità che sembra davvero fuori luogo. Nel complesso, comunque, l&#8217;attrice porta certamente a casa la pagnotta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33409" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_4.jpg" alt="" width="1000" height="686" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_4.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_4-768x527.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A fare da antagonista di Angelina Jolie troviamo Jeffrey Donovan (<em>J. Edgar</em>, <em>Sicario</em>, <em>Extinction &#8211; Sopravvissuti</em>, <em>Soldado</em>) nei panni del poliziotto corrotto, subdolo e poco furbo. La sua interpretazione è probabilmente un po&#8217; forzata, e il piglio arrogante e viscido che viene messo in scena difficilmente sembra adattarsi ad un arrivista comunque tanto bravo da scalare le posizioni di vertice della Polizia di Los Angeles. Donovan si tiene sulla linea di galleggiamento, ed anche se il suo personaggio risulta essere un pelo troppo caricaturale, la sua prova non è da bocciare del tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33408" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_3.jpg" alt="" width="1000" height="589" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260331_changeling_3-768x452.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attorno a loro ruota uno stuolo di attori che, al contrario dei due attori principali, riesce a bucare lo schermo grazie alla semplicità recitativa o all&#8217;opposto con l&#8217;estremizzazione di personaggi particolari. E&#8217; il caso soprattutto di Michael Kelly (apparso in <em>Man On The Moon</em>, <em>Unbreakable</em>, <em>L&#8217;Alba Dei Morti Viventi</em>, <em>I Guardiani Del Destino</em>), Jason Butler Harner e del piccolo Devon Conti; un gradino sotto si piazza John Malkovich (<em>Le Relazioni Pericolose</em>, <em>Il Tè Nel Deserto</em>, <em>Nel Centro Del Mirino</em>, <em>Con Air</em>, <em>Essere John Malkovich</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/giovanna-darco-la-recensione/"><em>Giovanna D&#8217;Arco</em></a>, <em>Il Gioco Di Ripley</em>, <em>Guida Galattica Per Autostoppisti</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/burn-after-reading-a-prova-di-spia/"><em>Burn After Reading</em></a>, <em>Educazione Siberiana</em>), discreto nella sua prova pur presentando qualche eccesso.</p>
<p><em>Changeling</em> è un film che merita di essere visto per il modo sapiente con cui è stato realizzato e per il modo in cui la sua storia viene raccontata. Anche se il racconto si ispira a fatti realmente accaduti, ovviamente romanzati, non era facile mettere in scena una trama così ben ritmata ed intrecciata, e soprattutto priva di cali di stile o di messaggi fastidiosamente politici. <em>Changeling</em> è un&#8217;ottima pellicola che va assolutamente vista se apprezzate i thriller o i polizieschi.</p>
<p>Changeling, 2008</p>
<h6>Voto: 8</h6>
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			</item>
		<item>
		<title>The Whale: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/the-whale-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MarcoF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 02:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema USA]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dramma intenso e senza compromessi: The Whale esplora dolore, colpa e redenzione attraverso un protagonista che trasforma il proprio corpo in una condanna silenziosa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un dramma intenso e senza compromessi: <em>The Whale</em> esplora dolore, colpa e redenzione attraverso un protagonista che trasforma il proprio corpo in una condanna silenziosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33364 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale1.jpg" alt="" width="1200" height="800" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-33363"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>The Whale</em> è un’opera che colpisce con la forza di un impatto improvviso e difficile da assorbire; un’esperienza emotiva che si impone senza filtri, lasciando poco spazio a vie di fuga. Tratto dalla pièce teatrale di Samuel D. Hunter, il film mantiene un’impostazione volutamente chiusa; l’intera vicenda si sviluppa quasi esclusivamente all’interno di un appartamento disordinato e spoglio, uno spazio che diventa riflesso diretto della condizione interiore del protagonista. La regia di Darren Aronofsky elimina il superfluo e concentra lo sguardo sui dialoghi e sulle relazioni, costruendo una tensione costante che si nutre di silenzi, sguardi e parole trattenute.</p>
<p>La storia segue Charlie, un insegnante di scrittura online affetto da una grave forma di obesità; isolato dal mondo esterno, vive una quotidianità fatta di abitudini ripetitive e di un lento deterioramento fisico. Consapevole del proprio stato, tenta un ultimo e tardivo riavvicinamento alla figlia adolescente Ellie, abbandonata anni prima. Attorno a lui gravitano poche figure: Liz, infermiera e unica presenza stabile, e Thomas, giovane missionario che cerca di offrirgli una via spirituale. In questo spazio ristretto si consuma un confronto continuo tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che non può più essere recuperato.</p>
<p>Ridurre <em>The Whale</em> a un racconto sull’obesità sarebbe limitante; il corpo di Charlie diventa piuttosto il simbolo visibile di un conflitto più profondo. I richiami a <em>Moby Dick</em> non rappresentano soltanto una citazione ricorrente, ma suggeriscono una stratificazione tematica che lega ossessione, colpa e ricerca di significato. L’opera non cerca equilibrio né giustificazioni; evita qualsiasi forma di consolazione e si muove su un terreno scomodo, dove ogni scelta appare definitiva e priva di attenuanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33365 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale2.jpg" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale2.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale2-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tentativo di ricostruire il rapporto con la figlia assume così una funzione solo apparentemente centrale; sotto questa superficie si sviluppa un’indagine più intima, che riguarda la natura autodistruttiva del protagonista. Le insistenze di Liz, che incarna il simbolo dell’amicizia, e la presenza di Thomas, che invece è la figura religiosa, si infrangono contro una volontà già segnata; Charlie non cerca salvezza, ha già accettato il proprio destino. Per amore, Charlie si era allontanato dalla sua famiglia e dalla figlia, vivendo con un uomo che alla fine si era lasciato morire di fame. Tutto questo ha generato in lui un sentimento profondo, che si è manifestato in un gesto opposto ma speculare e assume i contorni di una punizione silenziosa. È in questa dinamica che si riconosce il vero filo conduttore dell’opera, un movimento che attraversa ogni scena e ne orienta il senso.</p>
<p>L’idea di una possibile riconciliazione finale introduce una riflessione ambigua; il desiderio di lasciare alla figlia un futuro sereno può apparire come un atto altruista, ma suggerisce anche una componente profondamente egoistica, legata al bisogno di trovare una forma di assoluzione personale. Questa tensione contribuisce a rendere la narrazione complessa e stratificata; ogni gesto, ogni parola, sembra oscillare tra intenzioni opposte, senza mai offrire una risposta definitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33366 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale3.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale3.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260326_TheWhale3-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al centro di tutto si impone la prova di Brendan Fraser (<a href="https://www.tanadelcobra.com/doom-patrol-stagione-1/"><em>Doom Patrol</em></a>, <em>La Mummia</em>, <em>George Della Giungla</em>, <em>Viaggio Al Centro Della Terra</em>), che offre una performance intensa e ricca di sfumature; lo sguardo, le movenze e l’intonazione della voce, insieme al colossale corpo, diventano veicolo di emozioni contrastanti, tra speranza e resa. L’Oscar come miglior attore protagonista è solo il meritato riconoscimento per un’interpretazione carica di profondità e talento. Accanto all’attore americano, Sadie Sink (<a href="https://www.tanadelcobra.com/stranger-things/"><em>Stranger Things</em></a>) costruisce un personaggio duro e ferito, che gioca con le sfumature dell’odio ma lascia intravedere un legame d’amore mai del tutto spezzato con il padre. Più contenuta ma altrettanto incisiva la prova di Hong Chau (<a href="https://www.tanadelcobra.com/the-menu-la-recensione/"><em>The Menu</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/watchmen-la-serie-la-recensione/"><em>Watchmen</em></a>), che contribuisce a mantenere saldo l’equilibrio emotivo della narrazione.</p>
<p>L’assenza di elementi scenici invasivi valorizza ulteriormente il lavoro degli attori; ogni dialogo acquista peso, ogni pausa diventa significativa. Ne emerge un’opera difficile, carica di sottintesi e aperta a interpretazioni differenti; un racconto che non cerca il consenso, ma si limita a esistere nella sua forma più cruda. Più che un film da comprendere, <em>The Whale</em> è un’esperienza da attraversare; un percorso che mette alla prova e lascia una traccia persistente, nel bene e nel disagio che porta con sé senza per forza imporre una morale o un messaggio chiaro o un grido di accusa verso qualcosa di specifico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>The Whale, 2022</h6>
<h6>Voto: 9</h6>
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			</item>
		<item>
		<title>8½: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/8%c2%bd-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lulù]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 02:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capolavoro del cinema moderno, 8½ di Fellini esplora il caos creativo, la memoria ed il desiderio attraverso un viaggio visionario nella mente di un regista in crisi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Capolavoro del cinema moderno, <em>8½</em> di Fellini esplora il caos creativo, la memoria ed il desiderio attraverso un viaggio visionario nella mente di un regista in crisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33340 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_1.jpg" alt="" width="1280" height="1024" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_1.jpg 1280w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_1-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><span id="more-33339"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uscito nel 1963, <em>8½</em> di Federico Fellini è uno dei film più influenti della storia del cinema: con un linguaggio visivo innovativo e una struttura narrativa non lineare, il regista riesce a costruire un&#8217;opera profondamente autobiografica che riflette sul processo creativo, sulla memoria e sull&#8217;identità artistica. Il film racconta la crisi esistenziale e professionale del regista Guido Anselmi, interpretato magistralmente da Marcello Mastroianni, bloccato nel tentativo di realizzare un nuovo film mentre è circondato da produttori, critici, attori e dalle donne della sua vita.</p>
<p>La trama frammentata, il continuo inteccio tra ricordi, fantasie del protagonista e realtà e la rottura della distinzione tra sogno e vita quotidiana rendono possibile a Fellini di far entrare lo spettatore direttamente nella mente del protagonista. Proprio questa struttura, così complessa ma allo stesso tempo estremamente efficace, è uno degli aspetti che rende <em>8½</em> un esempio fondamentale di cinema modernista, un film che non procede per logica lineare ma secondo l&#8217;associazione emotiva e psicologica.</p>
<p>La fotografia in bianco e nero contribuisce a creare un&#8217;atmosfera tra sogno e realtà. Fellini utilizza movimenti di macchina fluidi, composizioni teatrali e sequenze simboliche che rimangono impresse nella memoria dello spettatore, come la celebre scena iniziale dell&#8217;ingorgo automobilistico, che rappresenta la sensazione di soffocamento del protagonista o la sequenza dell&#8217;harem immaginario, dove Guido fantastica di controllare tutte le donne della sua vita; scene che oltre a rimanere impresse nella memoria dello spettatore per la loro straordinaria ed innovativa messa in scena, sintetizzano il tono onirico ed ironico del film.</p>
<p>Ad accompagnare questa narrazione ambigua, tra nostalgia, ironia e riflessioni esistenziali, oltre alla fotografia dà il suo contributo anche la colonna sonora. La musica alterna momenti malinconici e circensi, così da aiutare a creare l&#8217;atmosfera che ricorda uno spettacolo itinerante, che poi è lo stile che caratterizza molte sequenze del film: una fra tutte, quella finale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-33342 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_2.jpg" alt="" width="1152" height="648" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_2.jpg 1152w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260316_8_2-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro aspetto innovativo del film di Fellini è la sua dimensione metacinematografica, non tanto per essere un racconto di un film dentro il film ma per come viene fatto questo racconto. Basti pensare a <em>Singin&#8217; In The Rain</em>, altro famoso film di metacinema, dove viene raccontato il passaggio dal cinema muto al sonoro offrendo una riflessione sull&#8217;industria cinematografica sotto forma di commedia musicale. L&#8217;innovazione di Fellini quindi non è il metacinema, ma il fatto che non lo tratta in maniera ludica o limitandosi a parlare dell&#8217;aspetto produttivo, spostando la riflessione sulla crisi dell&#8217;autore e facendo diventare questo argomento il fulcro del film. Per questo motivo, del film del protagonista Guido, Fellini non fa vedere quasi nulla: lo spettatore sa solo che dovrebbe essere un progetto così gigantesco da sopraffare perfino lo stesso regista. Il metacinema di Fellini consiste quindi non nel raccontare il film nel film ma di far diventare il film di Guido metafora dell&#8217;atto stesso di creare arte, con tutte le sue contraddizioni, paure ed illusioni.</p>
<p>Sul piano tematico, <em>8½</em> affronta la crisi dell&#8217;uomo moderno e dell&#8217;artista. Guido è diviso tra desiderio di autenticità e la tentazione della fuga nella fantasia. Non riesce a coincidere il suo ruolo d&#8217;artista con le responsabilità affettive e morali verso le persone che lo circondano. Il film diventa così una riflessione sull&#8217;impossibilità di trovare una verità definitiva, sia nella vita che nell&#8217;arte.</p>
<p>Il finale rappresenta una delle soluzioni più poetiche della storia del cinema. Solo dopo aver accettato la propria confusione e il proprio fallimento, Guido riesce ad immaginare una grande danza collettiva, con personaggi del film, persone della vita privata che in armonia danzano come in un grande spettacolo circense. Come farà anche in altri suoi film, ad esempio <em>Giulietta degli spiriti</em>, Fellini preferisce un finale simbolico e non narrativo, a sottolineare il fatto che non vi è una soluzione al caos ma solo dopo l&#8217;accettazione della propria frammentarietà si può andare avanti. A sottolinearlo è la frase di Guido detta nel finale: &#8220;Tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere.&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>8½, 1963</h6>
<h6>Voto: 10</h6>
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		<title>Anna: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/anna-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Cobra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 02:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luc Besson sforna un altro film dei suoi: adrenalinico, guizzante, coinvolgente e godibilissimo nonostante qualche esagerazione comunque perdonabile.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Luc Besson sforna un altro film dei suoi: adrenalinico, guizzante, coinvolgente e godibilissimo nonostante qualche esagerazione comunque perdonabile.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33379" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_4.jpg" alt="" width="1000" height="560" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_4.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_4-768x430.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È dai tempi di <em>Nikita</em> che il regista francesce Luc Besson ci stupisce con pellicole dal ritmo elevato, frenetiche e caciarone, ma che comunque presentano una trama solida ed una realizzazione complessiva di sicuro valore. Film come <em>Leon</em>, <em>Il Quinto Elemento</em>, <em>Giovanna D&#8217;Arco</em>, <em>Angel-A</em> e <em>Cose Nostre &#8211; Malavita</em> sono testimionianze delle qualità di Luc Besson, che nonostante qualche passaggio a vuoto (uno su tutti: il pessimo <a href="https://www.tanadelcobra.com/valerian-e-la-citta-dei-mille-pianeti/"><em>Valerian E La Città Dei Mille Pianeti</em></a>) è solito realizzare film di sicura riuscita.</p>
<p><em>Anna</em> ne è l&#8217;ennesima riprova: si tratta di un film che incarna pienamente lo stile del regista francese e rinnova in sé quelle caratteristiche che contraddistinguono le opere di Luc Besson.<br />
In <em>Anna</em> seguiamo le vicende di un&#8217;avvenente ragazza, coinvolta in attività criminali e spionistiche e che si trova presto ad essere una pedina per giochi più grandi di lei. Le sue spietate azioni seguono di pari passo il tentativo di affrancarsi da una vita pericolosa e senza riposo; il vivere un&#8217;esistenza parallela di facciata la pone in un continuo contrasto tra quel che vorrebbe e quel che è.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33376" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_1.jpg" alt="" width="1000" height="668" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_1-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Anna</em> è un film che basa la sua natura su ritmi molto alti, dove gli avvenimenti si susseguono rapidamente l&#8217;un l&#8217;altro ma senza mai sfociare in situazioni sincopate dove sia difficile seguire il ritmo del discorso. In tal senso, la capacità di Luc Besson di mantenere standard elevati è riconfermata per l&#8217;ennesima volta: mai, durante le due ore di proiezione, lo spettatore avverte qualche forma di stasi o tantomeno di noia.<br />
La trama, peraltro, è al tempo stesso lineare e intrecciata. La storia si sviluppa infatti in modo piuttosto diretto, ma è condita da frequenti colpi di scena ai quali si accompagna un uso strutturato di flashback che non solo spiegano i retroscena e gli antefatti, ma arricchiscono anche il contesto generale essendo legati in modo sapiente e perfettamente funzionale.</p>
<p><em>Anna</em> sembra prendere ispirazione da due altri film di genere: quel <em>Nikita</em> che portò alla ribalta lo stesso Luc Besson, e il sottovalutato <a href="https://www.tanadelcobra.com/hanna/"><em>Hanna</em></a> che lanciò Saoirse Ronan e che meriterebbe di essere riscoperto.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33377" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_2.jpg" alt="" width="1000" height="566" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_2-768x435.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dove <em>Anna</em> non convince è nelle scene di azione più accese: l&#8217;abilità della protagonista è innaturale, come è impensabile che la miriade di avversari che si trova intorno siano incapaci di colpirla e metterla a terra. La cosa si ripete in diverse occasioni, e non si può chiudere un occhio sugli esagerazioni che in questi frangenti (e solo in questi) avvicinano <em>Anna</em> a qualche filmaccio d&#8217;azione tutto effetti speciali e niente ciccia.<br />
Paradossalmente questi inciampi non fanno stonare troppo il risultato complessivo, ma se Luc Besson avesse avuto più cura nell&#8217;evitare di far talvolta scadere <em>Anna</em> in un fumettone, ci saremmo trovati di fronte ad un piccolo capolavoro.</p>
<p>Luc Besson ha sempre fatto ampio uso di modelle come protagoniste dei suoi film, e <em>Anna</em> non è da meno: il ruolo più importante è affidato alla russa Sasha Luss, capace di impersonare bene una sbandata ragazza di strada che diventa una spia di altissimo livello. Forse il salto tra le due vite è tirato via, ma la colpa è della sceneggiatura e non della modella-attrice, espressiva il giusto anche se forse troppo perfettina. Sasha Luss comunque convince nel contesto generale e, anche se probabilmente la sua carriera cinematografica non avrà lunga vita, la sua prestazione è più che dignitosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33378" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_3.jpg" alt="" width="1000" height="658" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_3-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al suo fianco è presente una coppia di bellocci dalle qualità altalenanti. Luke Evans (<em>I Tre Moschettieri</em>, <em>Immortals</em>, <em>No One Lives</em>, <em>Lo Hobbit</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/midway-la-recensione/"><em>Midway</em></a>) è autore di una prestazione solidissima e che da sola alza il livello di qualità del film. In effetti si fa fatica a capire come l&#8217;attore gallese non sia presente in produzioni di maggior spessore e drammaticità; chissà che un giorno questo dubbio non ci venga chiarito?</p>
<p>Meno appagante è la prestazione di Cillian Murphy, irriconoscibile rispetto al suo ruolo da protagonista in <em>28 Giorni Dopo</em>, e presente anche in <a href="https://www.tanadelcobra.com/batman-begins/"><em>Batman Begins</em></a>, <em>Breakfast On Pluto</em>, <em>Il Vento Che Accarezza L&#8217;Erba</em>, <em>Sunshine</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/inception-la-recensione/"><em>Inception</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/in-time/"><em>In Time</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/oppenheimer-la-recensione/"><em>Oppenheimer</em></a>. L&#8217;attore inglese risulta troppo arrogante, perfettino e saccente per risultare gradevole. Ad essere onesti anche qui forse è la sceneggiatura ad ammantare il ruolo di una mancanza di credibilità, eppure la scintilla fra l&#8217;attore e lo spettatore non scatta mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33380" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_5.jpg" alt="" width="1000" height="666" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_5.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260324_anna_5-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto buona è invece la prestazione di Helen Mirren (<em>Il Diabolico Complotto Del Dottor Fu Manchu</em>, <em>Excalibur</em>, <em>2010 &#8211; L&#8217;Anno Del Contatto</em>, <em>Il Sole A Mezzanotte</em>, <em>La Pazzia Di Re Giorgio</em>, <em>Calendar Girl</em>, <em>Inkheart</em>, <em>Red</em>, <em>Golda</em>, <em>Il Club Dei Delitti Del Giovedì</em>): nei panni della spia anziana, interpreta un ruolo cinico, freddo, cattivo in modo assolutamente accattivante, tanto da risultare uno dei personaggi migliori del film.</p>
<p>Anche se presenta indubbi punti deboli, Anna resta una visione assolutamente consigliata a chi apprezza questo tipo di film. Forse non ci troviamo di fronte ad una pellicola completamente originale o accuratissima in ogni suo passaggio, ma offre una storia ed un ritmo solidi e piacevolissimi, ed è sicuramente una scelta sicura; una sorpresa che merita il nostro plauso soprattutto per la sua capacità di mantenere sempre un ritmo molto tirato, senza bucare mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Anna, 2019</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
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		<item>
		<title>The IT Crowd: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/the-it-crowd-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Cobra]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 02:13:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie TV: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La serie comica inglese colpisce nel segno grazie alla sua scorrettezza e al saper evidenziare le manie dei tecnici informatici.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La serie comica inglese colpisce nel segno grazie alla sua scorrettezza e al saper evidenziare le manie dei tecnici informatici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33273" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_1.jpg" alt="" width="1000" height="557" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_1-768x428.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-33272"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&#8217;è stato un momento in cui l&#8217;informatica ha fatto il suo accesso di massa nel mondo degli uffici e delle case delle persone. Sul finire degli anni &#8217;90 e nei primi anni 2000, la tecnologia legata ai computer ha rotto ogni argine e si è imposta come elemento centrale nella vita lavorativa e privata di ogni persona, causando squilibri e forti mal di testa.<br />
<em>The IT Crowd</em> è una serie comica irriverente che vede come protagonisti due tecnici informatici di una grande azienda che, confinati al supporto tecnico, vedono crescere la loro frustrazione per la completa mancanza di riconoscimento da parte dei manager.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33277" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_4.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_4.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_4-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>The IT Crowd</em> mette in scena con maestria veri elementi della vita dei dipartimenti IT, dove i tecnici specializzati sono costantemente incompresi da manager privi delle conoscenze necessarie al loro ruolo. Qui le situazioni vengono amplificate, con conseguenze buffissime e in grado di strappare sorrisi e risate per quasi tutta la durata delle puntate (non moltissime) che compongono la serie.</p>
<p><em>The IT Crowd</em> ha fondamentalmente due capitoli: il primo, composto dalla prima e dalla seconda stagione, che è chiaramente ispirato alla vera vita di un reparto informatico (e più nello specifico nell&#8217;assistenza tecnica), dove le interazioni con gli utenti e con i manager si mescolano alle manie da nerd dei protagonisti. Gli effetti sono divertentissimi e richiamano fortemente la vita vera.<br />
Il secondo capitolo, composto dalla terza e dalla quarta stagione, vede un progressivo distacco dal tema principale della serie, evidentemente per l&#8217;esaurimento delle idee, spostando l&#8217;attenzione su situazioni e scenette folli e paradossali slegate dal mondo informatico ma che ben si sposano con i protagonisti conosciuti e plasmati nelle stagioni precedenti. Il risultato è buono ma non all&#8217;altezza delle prime due stagioni, anche perchè viene accantonata quasi qualsiasi scorrettezza e quel tipo di umorismo alla Monty Phyton che contraddistingue i primi episodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33276" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_3.jpg" alt="" width="1000" height="561" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_3-768x431.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Specialmente il secondo capitolo si basa sulle folli interpretazioni di Richard Aoyade, clamoroso nel suo essere geniale, maniacale e ridicolo allo stesso tempo: la terza e la quarta stagione si reggono in piedi facendo girare tutto intorno al suo personaggio. Il poliedrico comico inglese, stranamente poco valorizzato (<em>Vicini Del Terzo Tipo</em>, <em>Il Derattizzatore</em>, <em>La Meravigliosa Storia Di Henry Sugar E Altre Tre Storie</em>), è in realtà solo il &#8220;secondo in carica&#8221;, visto che il ruolo di protagonista, almeno inizialmente, sembra essere assegnato all&#8217;irlandese Chris O&#8217;Dowd (<a href="https://www.tanadelcobra.com/i-love-radio-rock/"><em>I Love Radio Rock</em></a>, <em>The Program</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/the-cloverfield-paradox/"><em>The Cloverfield Paradox</em></a>), sicuramente più riconoscibile dal grande pubblico e ponte di collegamento fra l&#8217;uomo medio e un tecnico informatico. Anche O&#8217;Dowd si inserisce bene in <em>The IT Crowd</em>, così come fa Katherine Parkinson (<a href="https://www.tanadelcobra.com/i-love-radio-rock/"><em>I Love Radio Rock</em></a>, <em>Radioactive</em>) nei panni della svampita, inadatta responsabile alle relazioni del settore IT (il classico dirigente che non sa nulla dell&#8217;ambiente e dei suoi sottoposti).<br />
Menzioni anche per Chris Morris, comico e autore poco noto (probabilmente perchè la sua satira critica il mondo progressista-democratico), che possiamo ricordare per <em>Veep &#8211; Vicepresidente Incompetente</em> e <em>Four Lions</em>, ma anche per Matt Berry (<a href="https://www.tanadelcobra.com/moon/"><em>Moon</em></a>), eccessivo fino al fastidioso, e per Noel Fielding, geniale nel prendere in giro il fenomeno degli Emo e dei Goth.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33275" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_2.jpg" alt="" width="1000" height="593" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/03/20260306_theitcrowd_2-768x455.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>The IT Crowd</em> è una di quelle serie che si vedono con facilità: solo 25 le puntate complessive, più o meno tutte dal buon livello di divertimento. La serie TV, che non risparmia alcun tipo di frecciatina, è sicuramente consigliabile ad un pubblico che non faccia del politically correct il suo mantra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>The IT Crowd, 2006-2013</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
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		<title>Signs: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/signs-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Cobra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 02:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema USA]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Mostri e Alieni]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il quinto film di M. Night Shyamalan unisce la suspence tipica delle pellicole del regista statunitense ad una formula fantascientifica piacevole nonostante qualche esagerazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il quinto film di M. Night Shyamalan unisce la suspence tipica delle pellicole del regista statunitense ad una formula fantascientifica piacevole nonostante qualche esagerazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33205" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_1.jpg" alt="" width="1000" height="536" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_1-768x412.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-33204"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>M. Night Shyamalan è uno di quei nomi che hanno segnato il cinema di inizio secolo. Ispirandosi (almeno nei primi lavori) allo stile di Alfred Hitchcock, il regista statunitense d&#8217;origine indiana ha indubbiamente avuto il merito di sfornare in pochi anni una serie di film capaci di colpire nel profondo gli appassionati dei thriller.<br />
<em>Signs</em> è il suo quinto lungometraggio, ed uno dei più facili da approcciare. Dopo le critiche ricevute sulla lentezza di <em>Unbreakable</em>, Shyamalan (<em>Il Sesto Senso</em>, <em>The Village</em>, <em>Lady In The Water</em>, <em>E Venne Il Giorno</em>, <em>L&#8217;Ultimo Dominatore Dell&#8217;Aria</em>, il pessimo <a href="https://www.tanadelcobra.com/after-earth/"><em>After Earth</em></a>, <em>The Visit</em>, <em>Split</em>, <em>Glass</em>, <em>Old</em>, <em>Bussano Alla Porta</em>, <em>Trap</em>) passa temporaneamente ad un tipo di racconto molto digeribile, facile da seguire e privo di particolari intrecci o sottintesi.</p>
<p>In <em>Signs</em>, la famiglia di un ex pastore protestante si trova ad avere a che fare con misteriosi accadimenti notturni nei campi della propria fattoria e con situazioni inspiegabili che ne minano la tranquillità domestica. Lo svilupparsi degli eventi porterà la famiglia a raggiungere un punto di rottura proprio durante l&#8217;apice della crisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33206" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_2.jpg" alt="" width="1000" height="532" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_2-768x409.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Signs</em> è il primo film dove Shyamalan si avvicina al tema della fantascienza, e lo fa con un piglio certamente poco adeguato per i puristi, ma che tutto sommato non può dispiace se ci si avvicina alla pellicola senza cercare a tutti i costi il &#8220;vero&#8221; e l&#8217;attinenza con le migliaia di testimonianze sul fenomeno ufologico. Se c&#8217;è il merito di aver inserito tutta una serie di riferimenti tipici di un fenomeno lungamente osteggiato ma sul quale finalmente governi e Forze Armate di mezzo mondo stanno facendo chiarezza (e forse <a href="https://www.tanadelcobra.com/incontri-ravvicinati-del-terzo-tipo-la-recensione/"><em>Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo</em></a> è servito anche come cavallo di Troia in questo ambito), <em>Signs</em> mantiene un certo distacco, evitando un sensazionalismo becero. Il film non evita però di cedere ad un evidente compromesso tipico delle pellicole hollywoodiane più di cassetta: quello di ammiccare ad un pubblico più generalista e in cerca di emozioni dirette e storie facili da capire.</p>
<p>La cosa non è necessariamente un male; con <em>Signs</em>, M. Night Shyamalan abbandona una fotografia cupa e fuligginosa adatta al ritmo lento di <em>Il Sesto Senso</em> e di <em>Unbreakable</em> per abbracciare colori e dinamismo perfettamente funzionali alla maggior velocità del film. Tutto è più immediato e lineare, pur mantenendo quei tratti distintivi che contraddistinguono il regista.<br />
<em>Signs</em> infatti è pieno di momenti dove il ritmo sale improvvisamente e altrettanto bruscamente si arresta, andando a creare dei salti emozionali dove la tensione accumulata nei momenti più compassati si scarica, amplificandosi, quando l&#8217;azione prende il sopravvento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-33207" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_3.jpg" alt="" width="1000" height="552" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_signs_3-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un grosso aiuto arriva dal cast. Mel Gibson (<em>Interceptor</em>, <em>Gli Anni Spezzati</em>, <em>Un Anno Vissuto Pericolosamente</em>, <em>Il Bounty</em>, <em>Mad Max Oltre La Sfera Del Tuono</em>, <em>Arma Letale</em>, <em>Air America</em>, <em>Maverick</em>, <em>Braveheart</em>, <em>Ipotesi Di Complotto</em>, <em>The Million Dollar Hotel</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/il-patriota-la-recensione/"><em>Il Patriota</em></a>, <em>We Were Soldiers</em>, <em>Mr. Beaver</em>) è bravissimo ad interpretare un ruolo dove il conflitto interiore, il dolore, l&#8217;incertezza sulla propria fede e la necessità di proteggere i propri figli sono elementi chiave del personaggio; un personaggio non facile da interpretare, ma che l&#8217;attore australiano incarna quasi alla perfezione (l&#8217;unico neo è che quando piange, Mel Gibson non è mai credibile).</p>
<p>Accanto a lui troviamo un giovanissimo ma già valido Rory Culkin, fratello del Macaulay Culkin di <em>Mamma, Ho Perso L&#8217;Aereo</em> ma forse più profondo davanti alla macchina da presa in più occasioni (<em>L&#8217;Innocenza Del Diavolo</em>, <em>Vizio Di Famiglia</em>, <em>Down In The Valley</em>, <em>The Zodiac</em>); grazie alla sua spontaneità riesce a fare anche meglio del già affermato e comunque discreto Joachim Phoenix (<a href="https://www.tanadelcobra.com/il-gladiatore-la-recensione/"><em>Il Gladiatore</em></a>, <em>The Village</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/hotel-rwanda/"><em>Hotel Rwanda</em></a>, <em>Reservation Road</em>, <em>C&#8217;Era Una Volta A New York</em>, <em>Irrational Man</em>, <em>A Beautiful Day</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/joker/"><em>Joker</em></a>, <em>Napoleon</em>, <em>Eddington</em>).</p>
<p>A completare il cast troviamo una Abigail Breslin davvero piccola e già brava (la ritroveremo poi in <em>Little Miss Sunshine</em>, <em>Alla Ricerca Dell&#8217;Isola Di Nim</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/benvenuti-a-zombieland-la-recensione/"><em>Benvenuti A Zombieland</em></a>, <em>The Call</em>, <em>Ender&#8217;s Game</em>, <em>Contagious &#8211; Epidemia Mortale</em>, <em>Final Girl</em>, <em>Zombieland &#8211; Doppio Colpo</em>, <em>La Ragazza Di Stillwater</em>), la valida Cherry Jones in una parte minore (<em>Il Prezzo Della Libertà</em>, <em>Erin Brockovich</em>, <em>The Village</em>, <em>Ocean&#8217;s Twelve</em>, <em>Mr. Beaver</em>) e lo stesso M. Night Shyamalan in uno dei tanti suoi camei.</p>
<p><em>Signs</em> è un film decisamente buono, che regge il passare degli anni e che, anche se non può definirsi il miglior film di fantascienza della storia, è sicuramente validissimo in quel campo dove M. Night Shyamalan spicca: quello dello valorizzare la tensione del racconto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Signs, 2002</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
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		<item>
		<title>Il Prisma Dell’Amore: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/il-prisma-dellamore-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MarcoF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 02:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animazione: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Animazione]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arte, romanticismo e storia si fondono in Il Prisma Dell’Amore, un anime Netflix capace di raccontare crescita, sentimento e creazione artistica con sorprendente eleganza visiva.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arte, romanticismo e storia si fondono in <em>Il Prisma Dell’Amore</em>, un anime Netflix capace di raccontare crescita, sentimento e creazione artistica con sorprendente eleganza visiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32737 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore1.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore1-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-32736"></span></p>
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<p>Le storie romantiche non sono certo una novità nel panorama dell’animazione, così come non lo sono le opere che fanno della ricostruzione storica uno dei loro punti di forza; eppure <em>Il Prisma Dell’Amore</em> riesce a muoversi lungo un sentiero sorprendentemente fresco, capace di intrecciare arte, amicizia, crescita personale e contesto storico con una naturalezza che si incontra di rado. A rendere il quadro ancora più convincente contribuisce l’eccellente lavoro di Wit Studio, che mette in scena paesaggi, ambienti, edifici, quadri e sculture con una cura tale da farli competere, per impatto visivo, con autentiche opere d’arte.</p>
<p>La storia racconta l’arrivo a Londra di Lili Ichijoin, giovane artista giapponese determinata a costruirsi un futuro nel mondo della pittura. L’ingresso in una prestigiosa accademia d’arte londinese, chiaramente ispirata a istituzioni reali come la Royal Academy of Arts, segna l’inizio di un percorso fatto di studio, confronto e scoperta tanto artistica quanto umana. È qui che Lili entra in contatto con Kit Church, studente aristocratico dal talento fuori dal comune, figura già affermata all’interno dell’istituto e considerata da molti come l’artista da superare. Attorno a loro si muove un gruppo di studenti provenienti da contesti diversi, legati dalla stessa ambizione creativa e da un desiderio condiviso di esprimersi oltre i confini imposti dalle convenzioni sociali.</p>
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<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32738 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore2.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore2.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore2-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La struttura narrativa de <em>Il Prisma Dell’Amore</em>, articolata su venti episodi, può essere considerata nel complesso autoconclusiva pur lasciando spazio a interpretazioni e sviluppi futuri. L’intreccio è solido, ben costruito e non sempre prevedibile; tutto ruota attorno al rapporto tra i due protagonisti e trova spazio anche per approfondire le dinamiche del gruppo e il contesto che li circonda. La storia, nella sua essenza, è semplice: due giovani si incontrano, si comprendono attraverso l’arte che producono, si avvicinano e si allontanano, condividendo esperienze individuali e collettive. È proprio questa apparente semplicità a permettere al racconto di concentrarsi sulle sfumature emotive e sui cambiamenti interiori, evitando svolte forzate o artificiose.<br />
Il ritmo narrativo non mantiene sempre la stessa intensità: in alcuni momenti rallenta sensibilmente, forse più del necessario, ma questa scelta finisce per risultare coerente con l’intento dell’opera, che preferisce prendersi il tempo per osservare i personaggi e lasciar emergere le relazioni con gradualità.</p>
<p>La caratterizzazione dei protagonisti rappresenta uno degli aspetti più riusciti dell’intera serie. Lili appare come una figura semplice solo in superficie: determinata, talentuosa, inesperta sul piano sentimentale, attraversata da dubbi e aspirazioni che rendono credibile ogni suo passo. Kit, al contrario, è introverso, schivo e poco incline alle attenzioni che il suo status sociale comporta; rifugge le aspettative dell’aristocrazia e si concentra esclusivamente sulla propria visione artistica, capace di osservare il mondo da prospettive inusuali. Personaggi costruiti con questa coerenza diventano un perno narrativo fondamentale e offrono solidità anche alle vicende secondarie.</p>
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<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32739 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore3.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore3.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore3-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il gruppo di artisti che gravita attorno a Lili e Kit è variegato per provenienza e sensibilità, restituendo l’idea di una comunità aperta e stimolante, come si immaginano le cerchie artistiche di inizio Novecento. Particolarmente apprezzabile è la cura con cui viene restituita la veridicità storica del racconto: non solo negli abiti, nelle architetture e nei mezzi di trasporto, ma anche nella rigidità dell’accademia, nell’etichetta aristocratica e nella morale ancora dominante. La libertà creativa permea la narrazione, ma resta sempre inserita in un contesto riconoscibile e plausibile.</p>
<p>Dal punto di vista visivo, <em>Il Prisma Dell’Amore</em> colpisce per l’attenzione quasi maniacale ai dettagli. Ambienti, interni ed esterni, costumi, opere pittoriche e scultoree sono ricostruiti con grande rispetto storico e arricchiti da riferimenti a eventi reali e alle tensioni politiche del periodo. L’arte non è solo un tema narrativo, ma una presenza costante, con richiami a tecniche pittoriche e scultoree che hanno segnato quell’epoca, contribuendo a rendere l’opera più profonda di quanto possa apparire a una visione superficiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32740 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore4.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore4.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/02/20260216_IlPrismaDellAmore4-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Wit Studio (<a href="https://www.tanadelcobra.com/lattacco-dei-giganti-in-attesa-dellultima-stagione/"><em>L’Attacco Dei Giganti</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/bubble-la-recensione/"><em>Bubble</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/vinland-saga-stagione-1-la-recensione/"><em>Vinland Saga</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/vampire-in-the-garden-la-recensione/"><em>Vampire In The Garden</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/ranking-of-kings-la-recensione/"><em>Ranking Of Kings</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/the-ancient-magus-bride-stagione-1-la-recensione/"><em>The Ancient Magus Bride</em></a>) conferma la propria eccellenza nella realizzazione di paesaggi e scorci urbani, adottando uno stile che ricorda vere e proprie pennellate su tela con colori ad olio; probabilmente l’ispirazione giunge da <a href="https://www.tanadelcobra.com/kaina-of-the-great-snow-sea-la-recensione/"><em>Kaina Of The Great Snow Sea</em></a>, anime realizzato da Polygon Pictures, che ha giocato con fondali disegnati a mano e ispirati allo stile ad acquerelli. L’animazione dei personaggi, pur mostrando qualche incertezza iniziale nelle espressioni, migliora progressivamente nel corso della stagione. La colonna sonora, discreta ma efficace, è capace di accompagnare lo spettatore senza sovrastare le immagini, sottolineando i momenti più intimi e sostenendo quelli di maggiore intensità emotiva.</p>
<p><em>Il Prisma Dell’Amore</em> si presenta così come un piccolo gioiello inatteso, arrivato quasi in sordina ma capace di lasciare il segno; un’opera che avrebbe meritato una promozione più decisa e che dimostra, episodio dopo episodio, di valere pienamente il tempo dedicato alla sua visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Il Prisma Dell’Amore, 2026</h6>
<h6>Voto: 9</h6>
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		<item>
		<title>Darkman: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/darkman-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MarcoF]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 02:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema USA]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Supereroi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Darkman anticipa l’antieroe moderno, fondendo horror, pulp e tragedia personale in un film imperfetto ma capace di diventare un cult duraturo nel tempo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Darkman</em> anticipa l’antieroe moderno, fondendo horror, pulp e tragedia personale in un film imperfetto ma capace di diventare un cult duraturo nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32127 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman1.jpg" alt="" width="1200" height="676" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman1-768x433.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-32126"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Probabilmente non tutti sanno che <em>Darkman</em>, il film diretto da Sam Raimi e interpretato da Liam Neeson, può essere considerato il fratello maggiore dello <em>Spider-Man</em> con Tobey Maguire. Nel 1990, molto prima di approdare ai cinecomic, il regista statunitense realizzò un’opera molto particolare, mescolando generi diversi e dando vita a uno dei primi antieroi realmente memorabili apparsi sul grande schermo; un esperimento ambizioso che anticipava molte delle riflessioni sul trauma e sull’identità che sarebbero diventate centrali negli anni successivi.</p>
<p>Peyton Westlake è uno scienziato brillante impegnato nello sviluppo di una pelle sintetica in grado di ricostruire tessuti umani danneggiati. La sua vita viene distrutta quando un gruppo di criminali assalta il suo laboratorio per costringerlo a consegnare alcuni documenti compromettenti. Torturato e dato per morto dopo un’esplosione, Westlake sopravvive miracolosamente, ma resta orribilmente sfigurato; un intervento sperimentale lo rende incapace di provare dolore fisico, alterandone però in modo irreversibile l’equilibrio emotivo. Isolato dal mondo e privato della propria identità, perfeziona il progetto sulle pelli artificiali e assume nuove sembianze per dare inizio a una vendetta sistematica contro i responsabili della sua rovina.</p>
<p><em>Darkman</em> è un film cupo e estremamente violento, ricco di momenti volutamente sopra le righe, attraversato da atmosfere horror e da richiami evidenti ai fumetti pulp di quel periodo. L’opera di Raimi appare come un grande calderone sperimentale, capace di fondere suggestioni gotiche, orrori e azione adrenalinica.<br />
Al momento dell’uscita <em>Darkman</em> non ottenne il successo sperato, ma il tempo ha svolto il proprio lavoro e la pellicola è diventata a tutti gli effetti un cult, amato e rivalutato da chi ha imparato ad apprezzarne l’identità fuori dagli schemi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32128 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman2.jpg" alt="" width="1200" height="662" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman2.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman2-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno degli elementi più riusciti del film è senza dubbio l’interpretazione di Liam Neeson (<a href="https://www.tanadelcobra.com/k-19-the-widowmaker/"><em>K-19 The Widowmaker</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/batman-begins/"><em>Batman Begins</em></a>, <em>Schindler’s List</em>, <em>Taken, <a href="https://www.tanadelcobra.com/un-milione-di-modi-per-morire-nel-west-la-recensione/">Un Milione Di Modi Per Morire Nel West</a></em>); con uno sguardo spiritato e una recitazione costantemente sul filo della follia, l’attore dà vita a un Peyton Westlake memorabile, uno scienziato geniale travolto da una sequenza di traumi che metterebbero alla prova chiunque. Dopo l’aggressione, il personaggio si ritrova a convivere con una doppia natura lacerante, sospesa tra il desiderio di giustizia e una rabbia sempre più incontrollabile. Questa frattura interiore allontana Peyton progressivamente dalla vita precedente e lo trascina in un mondo di ombre e isolamento, dove ogni legame umano appare destinato a spezzarsi; Liam Neeson si cala nei panni del proprio personaggio in modo intenso e lo eleva magistralmente ad un antieroe memorabile.</p>
<p>Sam Raimi (<a href="https://www.tanadelcobra.com/la-casa/"><em>La Casa</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/l-armata-delle-tenebre/"><em>L&#8217;Armata Delle Tenebre</em></a>, <em>Drag Me to Hell</em>, <em>Spider-Man</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/doctor-strange-nel-multiverso-della-follia-la-recensione/"><em>Doctor Strange Nel Multiverso Della Follia</em></a>) sfrutta la macchina da presa in modo estremamente creativo, costruendo sequenze dal forte impatto visivo che riflettono la spirale di follia in cui precipita il protagonista. Movimenti vorticosi, inquadrature deformate e montaggio aggressivo traducono in immagini il dolore e la sofferenza psicologica di Westlake, fondendoli con l’ansia tipica del cinema horror. Regista e attore sembrano procedere in perfetta sintonia, contribuendo alla costruzione di un antieroe vendicativo e tormentato che avrebbe influenzato molte rappresentazioni successive di personaggi segnati da traumi profondi.</p>
<p>La colonna sonora di <em>Darkman</em>, firmata da Danny Elfman, accompagna e rafforza in modo efficace il tono tragico e tormentato del film. Le musiche, fortemente orchestrali, alternano momenti cupi e incalzanti a passaggi più malinconici, seguendo da vicino la frattura emotiva di Peyton Westlake. I temi principali sottolineano la rabbia, l’alienazione e la perdita che definiscono il personaggio, contribuendo a rendere ancora più intensa l’atmosfera gotica e fumettistica dell’opera, senza mai sovrastare il lavoro visivo di Sam Raimi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-32129 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman3.jpg" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman3.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20260115_Darkman3-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia in sé non brilla per originalità, ma poggia su una struttura solida che permette a Raimi di sperimentare liberamente con i generi. L’attenzione si sposta così dal cosa al come, concentrandosi sulla messa in scena di un protagonista sempre più inquietante. Il contrasto visivo tra l’oscurità che avvolge Darkman, costantemente bendato e nascosto come una creatura mostruosa, e la luce che circonda la figura dell’amata funziona in modo efficace nel rappresentare i diversi stati d’animo del protagonista.</p>
<p>Un trucco essenziale ma mirato basta a rendere inquietante il volto di Darkman, valorizzando soprattutto lo sguardo di Neeson, carico di odio, sofferenza e instabilità. Gli effetti speciali, invece, mostrano inevitabilmente i segni del tempo e rappresentano uno dei limiti più evidenti dell’opera. Anche gli antagonisti risultano poco approfonditi e agiscono principalmente come meri bersagli della vendetta, con una certa ripetitività nella parte centrale del racconto.</p>
<p>Pur con queste imperfezioni, <em>Darkman</em> resta un film capace di esaltare il talento alla regia di Sam Raimi e la prova intensa di Liam Neeson; un’opera che ha precorso i tempi nella rappresentazione di antieroi oscuri e tormentati e che, nonostante sia rimasta confinata fin troppo in una nicchia limitata di appassionati, merita pienamente lo status di cult.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Darkman, 1990</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/hanno-ucciso-luomo-ragno-la-leggendaria-storia-degli-883-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Cobra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 02:48:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie TV: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni 90]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.tanadelcobra.com/?p=32113</guid>

					<description><![CDATA[<p>La prima parte della serie sulla storia degli 883 è un'eccezionale tuffo nei sentimenti e nei primi anni '90, e non può non lasciare estasiati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/hanno-ucciso-luomo-ragno-la-leggendaria-storia-degli-883-la-recensione/">Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883: la recensione</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima parte della serie sulla storia degli 883 è un&#8217;eccezionale tuffo nei sentimenti e nei primi anni &#8217;90, e non può non lasciare estasiati.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32125" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_5.jpg" alt="" width="1000" height="624" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_5.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_5-768x479.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-32113"></span></p>
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<p>Alzi la mano chi nel 1992 aveva tra i 14 e i 25 anni; beh, sappiate che la serie tv <em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno</em> è tutta per voi (noi). È il racconto forse non troppo romanzato di quel fenomeno di massa che furono gli 883 e che forse solo noi che abbiamo vissuto quegli anni possiamo pienamente capire; ma non è solo una celebrazione del gruppo musicale, quanto anche la fotografia di quegli anni e delle dinamiche di vita di provincia che non tutti hanno avuto la fortuna, o il dispiacere, di conoscere.</p>
<p><em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883</em> è in effetti quasi un romanzo di formazione, per come viene costruito, presentato, narrato. Il deus ex machina dietro la produzione è quel Sydney Sibilia che abbiamo imparato ad apprezzare per produzioni come <a href="https://www.tanadelcobra.com/smetto-quando-voglio/"><em>Smetto Quando Voglio</em></a> e <a href="https://www.tanadelcobra.com/l-incredibile-storia-dell-isola-delle-rose/"><em>L&#8217;Incredibile Storia Dell&#8217;Isola Delle Rose</em></a>, e che cura direttamente i primi due degli otto episodi che compongono la serie, lasciando ad Alice Filippi e Francesco Ebbasta (quest&#8217;ultimo membro dei The Jackal e regista di <a href="https://www.tanadelcobra.com/addio-fottuti-musi-verdi-la-recensione/"><em>Addio Fottuti Musi Verdi</em></a>) la direzione degli altri sei. Nonostante la gestione a più mani, durante l&#8217;interezza di <em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno</em> la continuità dello stile narrativo rimane inalterato: fresco, diretto, quasi dirompente. Insomma, qualcosa di molto simile all&#8217;approccio del già citato <em>Smetto Quando Voglio</em>, sostituendo però con emozioni, paradossi e semplicità della vita di provincia il carattere grottesco e comico del clamoroso film che ha lanciato il regista campano.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32121" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_1.jpg" alt="" width="1000" height="560" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_1-768x430.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p>L&#8217;impatto emotivo della serie è incredibile, almeno per chi quegli anni e quel tipo di realtà li ha vissuti. La vita di provincia pavese si può facilmente mutuare in quella di qualsiasi paesino italiano, dove stili di vita, ritmi e opportunità non erano (e non sono) quelle di una grande città; e dove i sogni spesso si infrangevano (e si infrangono) contro i limiti dei piccoli centri. <em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno</em> non solo ripercorre le tappe che hanno portato alla formazione del duo Pezzali-Repetto, ma spiega anche la nascita di quelle canzoni la cui forza era il presentare la vita vera di tanti ragazzi di provincia, puliti e semplici, le cui esperienze di vita venivano finalmente messe al centro del riflettore in modo diretto ed alla portata culturale di tutti.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32122" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_2.jpg" alt="" width="1000" height="560" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_2-768x430.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno</em> non è quindi solo la storia di Max Pezzali e Mauro Repetto: è la rappresentazione plastica di una generazione tutto sommato pulita (almeno all&#8217;epoca), che non ha mai conosciuto le paturnie che hanno i ragazzi di oggi, schiavi dei cellulari e dei social, e tutto sommato lontana dalla crisi sociopolitica degli anni &#8217;70 e &#8217;80 vissuta a proiettili e droga, e che pensavano a cose semplici, a vivere la vita e ad innamorarsi. È uno specchio in cui molti di noi possono rivedersi e rivedere la nostra vita di allora; fatta di pomeriggi passati a casa di amici, a girovagare senza malizia e senza pericoli per le strade dei piccoli centri urbani, a sognare in grande meravigliandosi per le piccole novità della vita.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32124" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_4.jpg" alt="" width="1000" height="572" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_4.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_4-768x439.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p>Ad impersonare Max Pezzali e Mauro Repetto ci sono due ottimi attori della nuovissima generazione: Elia Nuzzolo, assolutamente convincente nel riproporre la goffaggine e la timidezza del Max Pezzali che tutti conosciamo, e Matteo Oscar Guggioli nei panni di quel Mauro Repetto, oggetto misterioso e da sempre poco inquadrabile che la serie aiuta a spiegarci. I due attori riescono magnificamente a rappresentare la coppia di ragazzi pavesi nella loro crescita personale e professionale; e se qualche elemento non proprio motivo di vanto è stato omesso, la cosa è comprensibile: si tratta di una serie tv, non un di un documentario.</p>
<p>Attorno ai due protagonisti ruotano figure impersonate da attori altrettanto solidi: su tutti Ludovica Barbarito, ma anche Davide Calgaro, Roberto Zibetti ed Edoardo Ferrario; sono tutti attori che impersonano benissimo quegli elementi cardine di una storia che si evolve e vive grazie alle persone che hanno realmente gravitato attorno al duo Pezzali-Repetto nei loro primi passi nel mondo della musica.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32123" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_3.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2026/01/20251231_hannouccisoluomoragno_3-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p><em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno</em> è una produzione seminale, una serie tv imperdibile per chi quegli anni li ha vissuti e sicuramente apprezzabile per chi il fenomeno 883, che non si limita a qualche canzone di successo, non lo ha sperimentato sulla propria pelle.<br />
L&#8217;unico appunto che si può muovere a <em>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883</em> è il fatto che gli otto episodi interrompano la narrazione in modo brutale; il resto della storia ce la dovrebbe raccontare <em>Nord Sud Ovest Est &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883</em>, serie-seguito già in via di realizzazione e attesa per il 2026. I colpi allo stomaco che porta l&#8217;ultima puntata è un metodo sperimentato in cinematografia per tenere alta l&#8217;attenzione sulla seconda stagione; ma in questo caso, visto il pathos spezzato, la realizzazione di un&#8217;unica serie più lunga sarebbe stata necessaria.</p>
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<h6>Hanno Ucciso L&#8217;Uomo Ragno &#8211; La Leggendaria Storia Degli 883, 2024</h6>
<h6>Voto: 9</h6>
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			</item>
		<item>
		<title>Corto Maltese &#8211; Sempre Un Po&#8217; Più In Là: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/corto-maltese-sempre-un-po-piu-in-la-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfred]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 02:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Manga e Fumetti: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti Italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel volume Sempre Un Po’ Più In Là, Corto Maltese torna a muoversi tra mito e realtà, rivelando la sua natura di eroe solitario e disincantato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/corto-maltese-sempre-un-po-piu-in-la-la-recensione/">Corto Maltese &#8211; Sempre Un Po&#8217; Più In Là: la recensione</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel volume <em>Sempre Un Po’ Più In Là</em>, Corto Maltese torna a muoversi tra mito e realtà, rivelando la sua natura di eroe solitario e disincantato.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31594 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_1.jpg" alt="" width="1200" height="836" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_1-768x535.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><span id="more-31274"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo volume della raccolta di Corto Maltese <em>Sempre Un Po’ Più In Là</em>, uscito nel 2018, segna una tappa fondamentale nella costruzione del mito letterario e fumettistico creato da Hugo Pratt. Pubblicato nel 1970, il libro raccoglie una serie di episodi ambientati soprattutto in America Latina, dove Corto continua a muoversi come un viaggiatore solitario, un uomo di frontiera più vicino alla figura del flâneur che a quella del classico eroe d’azione. La trama del volume segue Corto mentre si intreccia a rivoluzionari idealisti, militari corrotti, figure misteriose e personaggi che sembrano usciti da un sogno antropologico o da una leggenda locale. Senza rivelare troppo degli sviluppi finali, è sufficiente dire che Corto si trova coinvolto in una serie di avventure dove la dimensione politica e quella mitica si sovrappongono in un equilibrio precario, e dove le relazioni umane si rivelano per ciò che sono: fragili, complesse, sempre in bilico tra fiducia e disincanto.</p>
<p>Quello che colpisce maggiormente nella storia proposta in questo volume non è tanto la trama in sé, quanto l’abilità con cui Pratt utilizza la figura di Corto per indagare tematiche profonde come l’alienazione, la ricerca di identità, il senso di sradicamento e la difficoltà di appartenere davvero a un luogo o a un gruppo umano. In <em>Sempre Un Po’ Più In Là</em> Corto Maltese è un personaggio che sembra scegliere volontariamente un’esistenza ai margini, sempre in viaggio, sempre lontano da una “casa” che probabilmente non ha mai avuto. Questo continuo spostarsi è più che una necessità narrativa: è una metafora dell’alienazione moderna, che Pratt tratteggia con una leggerezza solo apparente.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31595 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_2.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_2.jpg 1280w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_2-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pratt riesce infatti a suggerire, attraverso dialoghi ellittici e situazioni al limite del realistico, che Corto non appartiene pienamente a nessuna delle realtà che attraversa. Si muove tra rivoluzionari e mercenari senza sposarne del tutto le cause; si interessa alle leggende indigene mantenendo un distacco ironico; aiuta chi ha bisogno, ma senza assumere mai un ruolo di salvatore. È proprio questo suo essere “ai bordi” che lo rende un osservatore privilegiato, capace di cogliere sfumature che gli altri ignorano. La sua alienazione diventa così una forma di libertà, uno spazio mentale che gli permette di affrontare il mondo con lucidità e disincanto.</p>
<p>Hugo Pratt costruisce attorno a Corto un universo in cui la realtà storica e la dimensione mitica convivono senza attrito, ed è proprio questa fusione a rendere il fumetto accessibile a un pubblico vastissimo. L’alienazione di Corto non è mai espressa in modo pedante o concettuale: prende forma nei dialoghi brevi, nelle scelte improvvise, negli sguardi che Pratt disegna con una sintesi grafica inimitabile. La forza del personaggio sta nella sua capacità di incarnare un’esperienza emotiva universale &#8211; quella di sentirsi un po’ fuori posto, un po’ altrove — senza mai diventare pesante o melodramatico. Corto non si lamenta della propria condizione; la vive con naturalezza, quasi con charme. È un eroe che non ha bisogno di ergersi a simbolo: lo diventa semplicemente esistendo in quel modo sospeso tra partecipazione e distanza.</p>
<p style="text-align: left;">Un altro elemento che permette a Pratt di raggiungere un pubblico ampio è la sua scrittura poetica, fatta di silenzi, di frasi a metà, di suggestioni più che di spiegazioni. Nei dialoghi di <em>Sempre Un Po’ Più In Là</em> si avverte una leggerezza malinconica che riesce a parlare tanto al lettore occasionale, quanto a quello più attento. Pratt non forza interpretazioni: lascia che siano le immagini, i gesti e le atmosfere a evocare stati d’animo. La sua è una narrazione che si apre a chiunque, permettendo a lettori diversi di trovare il proprio significato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31596 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_3.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_3.jpg 1280w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251212_cortomaltesesempreunpo_3-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In definitiva, <em>Sempre Un Po’ Più In Là</em> non è semplicemente un fumetto d’avventura: è un racconto sul modo in cui ci si muove nel mondo quando non ci si sente davvero parte di nulla. Corto Maltese è un personaggio complesso e magnetico, capace di incarnare l’alienazione moderna con una grazia che rimane unica; è proprio questa capacità, rara e preziosa, che ha permesso a Hugo Pratt di parlare a generazioni diverse di lettori e di trasformare Corto in una delle figure più amate e universali del fumetto.</p>
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<h6>Corto Maltese &#8211; Sempre Un Po&#8217; Più In Là, 2018</h6>
<h6>Voto: 9</h6>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/corto-maltese-sempre-un-po-piu-in-la-la-recensione/">Corto Maltese &#8211; Sempre Un Po&#8217; Più In Là: la recensione</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Star Wars: Visions &#8211; Stagione 3: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/star-wars-visions-stagione-3-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[MarcoF]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 02:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animazione: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Animazione]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni episodio della terza stagione di Star Wars: Visions esplora mondi lontani, combinando estetiche sorprendenti, libertà creativa e un intrigante equilibrio tra azione e poesia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/star-wars-visions-stagione-3-la-recensione/">Star Wars: Visions &#8211; Stagione 3: la recensione</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni episodio della terza stagione di <em>Star Wars: Visions</em> esplora mondi lontani, combinando estetiche sorprendenti, libertà creativa e un intrigante equilibrio tra azione e poesia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31605 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_1.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_1-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-31604"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La terza stagione di <a href="https://www.tanadelcobra.com/star-wars-visions-stagione-1-la-recensione/"><em>Star Wars: Visions</em></a> arriva con nove episodi completamente realizzati da studi giapponesi. Come nelle due stagioni precedenti, la serie mantiene una struttura episodica in cui ogni storia è autonoma e animata con uno stile specifico per ogni studio. Il risultato è una raccolta di piccoli gioielli, curati in modo quasi maniacale, che permettono a sceneggiatori e autori di spaziare liberamente, dando vita a visioni originali e inaspettate.</p>
<p>I nove episodi della terza stagione presentano una qualità uniforme, pur adottando approcci e tecniche molto differenti tra loro: si va da disegni più tradizionali in bianco e nero fino a animazioni tridimensionali in computer grafica di buon livello. Gli otto primi corti si concentrano su storie lontane dal filone principale e canonico di <em>Star Wars</em>; le forze del bene e del male non seguono sempre lo schema classico di Jedi contro Sith, lasciando spazio a narrazioni più complesse e sfumate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31606 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_2.jpg" alt="" width="1200" height="1159" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_2.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_2-768x742.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ultimo episodio si discosta radicalmente dal resto: <em>BLACK</em> è psichedelico, astratto e volutamente destabilizzante. Racconta gli ultimi istanti di uno stormtrooper poco prima dell’esplosione della Morte Nera, affidando interamente la narrazione a musica e immagini che si susseguono in un turbine ipnotico. Tra le sequenze si percepiscono dettagli e immagini iconiche che fanno quasi pensare a un tributo al momento cardine della saga; l’episodio sembra progettato per confondere e affascinare al tempo stesso, collocandosi più vicino a un’opera artistica che a un cortometraggio animato tradizionale.</p>
<p>Tra gli episodi più riusciti della terza stagione di <em>Star Wars: Visions</em> si distingue <em>The Ninth Jedi: Child of Hope</em>, che riprende e amplia la storia di <em>The Ninth Jedi</em> della prima stagione. Pur essendo collegati, gli episodi mantengono una propria autonomia narrativa; non è necessario conoscere il pregresso, ma seguire la vicenda della protagonista continua a risultare coinvolgente e ricco di tensione. La storia conferma il fascino del personaggio e la curiosità per il destino dei giovani sensibili alla Forza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-31607 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_3.jpg" alt="" width="1200" height="508" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_3.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251215_StarWarVision3_3-768x325.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>The Duel: Payback</em>, noto anche come <em>Il Ritorno Del Ronin</em>, richiama con chiarezza il Giappone feudale. L’episodio mescola combattimenti stilizzati e un’ambientazione che evoca sapori antichi, con uno stile graffiante e crudo che accentua il pathos e la tensione. La regia e l’animazione puntano a un realismo stilizzato, in grado di trasportare lo spettatore direttamente in un mondo di duelli e onore, rispettando i canoni estetici e narrativi del cinema giapponese classico.</p>
<p>Alcuni degli studi di animazioni coinvolti per questa stagione erano già presenti nelle stagioni precedenti, Kamikaze Douga, Kinema Citrus (<a href="https://www.tanadelcobra.com/made-in-abyss-stagione-1-la-recensione/"><em>Made In Abyss</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/il-mio-matrimonio-felice-stagione-1-la-recensione/"><em>Il Mio Matrimonio Felice</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/the-rising-of-the-shield-hero-stagione-1-la-recensione/"><em>The Rising Of The Shield Hero</em></a>), Production I.G. (<em>Psycho-Pass</em>, <em>Haikyuu!!</em>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/kurokos-basket-stagioni-1-2-e-3-la-recensione/"><em>Kuroko’s Basketball</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/tengoku-daimakyou-stagione-1-la-recensione/"><em>Tengoku Daimakyou</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/kaiju-no-8-stagione-1-la-recensione/"><em>Kaiju N° 8</em></a>) e TRIGGER (<a href="https://www.tanadelcobra.com/dungeon-food-stagione-1-la-recensione/"><em>Dungeon Food</em></a>); altri invece altri sono nuovi arrivi, come David Production (<em>JoJo’s Bizarre Adventure</em>), Polygon Pictures (<a href="https://www.tanadelcobra.com/pacific-rim-la-zona-oscura-la-recensione/"><em>Pacific Rim &#8211; La Zona Oscura</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/kaina-of-the-great-snow-sea-la-recensione/"><em>Kaina Of The Great Snow Sea</em></a>), Project Studio Q, WIT Studio (<a href="https://www.tanadelcobra.com/lattacco-dei-giganti-in-attesa-dellultima-stagione/"><em>L’Attacco Dei Giganti</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/bubble-la-recensione/"><em>Bubble</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/vinland-saga-stagione-1-la-recensione/"><em>Vinland Saga</em></a>, <a href="https://www.tanadelcobra.com/vampire-in-the-garden-la-recensione/"><em>Vampire In The Garden</em></a>) e lo studio ANIMA, quest’ultimo coinvolto solo in parte.</p>
<p><em>Star Wars: Visions</em> conferma la capacità di offrire storie indipendenti ma coerenti con l’universo di Lucas. Ogni episodio è un laboratorio creativo, in cui la libertà narrativa si combina con una cura maniacale dei dettagli, dando vita a corti capaci di sorprendere e coinvolgere. La terza stagione dimostra come un progetto inizialmente audace sia diventato una certezza che riesce a sintetizzare perfettamente l’essenza di <em>Star Wars</em> unendo avventura, conflitto morale, eroismo e poesia dei gesti con un’estetica che richiama sia il western nello spazio sia i drammi storici giapponesi.</p>
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<h6>Star Wars: Visions &#8211; Stagione 3, 2025</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
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		<title>Blasphemous: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/blasphemous-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mik]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 02:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogiochi: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Splatter]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo dove la divinità è atroce e la penitenza sembra l’unica ragione di esistere, serve qualcosa di più della fede per svelare la verità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo dove la Divinità è atroce e la penitenza sembra l’unica ragione di esistere, serve qualcosa di più della fede per svelare la verità.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30843" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_1.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_1-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-30098"></span></p>
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<p>Una donna che si infligge una punizione corporale definitiva, divorata dalle colpe dei peccati e dal cui petto emerge infine una spada, e una distesa di corpi senza nome né volto, appartenuti ad altri penitenti che hanno condiviso lo stesso viaggio e la stessa sorte: da qui parte <em>Blasphemous</em>, titolo degli sviluppatori spagnoli The Game Kitchen pubblicato nel 2019 da Team 17 a seguito di una campagna di successo su Kickstarter.</p>
<p>È un inizio cruento, opprimente, come d’altronde è tutto il resto del gioco. Dove la grafica bidimensionale non mitiga, anzi amplifica, il senso di angoscia, si aggiunge una storia criptica e dalle tinte incredibilmente scure che getta nello sconforto il giocatore, e al tempo stesso lo trascina nel mondo di Cvstodia, tutto da conoscere in ogni suo angolo remoto.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30844" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_2.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_2-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cvstodia, il mondo di <em>Blasphemous</em>, come già detto, è disegnato con una grafica a due dimensioni che spicca per la quantità di dettagli e la qualità delle animazioni, per la maggior parte consistenti in atti cruenti verso i nemici più disparati o di pietà verso creature contorte dall’atrocità di una religione che non sa regalare sorrisi ai propri adepti. Lo scopo del nostro viaggio, infatti, è di completare una penitenza che consiste nel raggiungere le più alte cariche ecclesiastiche ed affrontarle una ad una, fino a svelare i segreti più oscuri celati nell’anima stessa del creato; un viaggio dantesco, tra le sofferenze umane più disarmanti, con pochi alleati allucinanti nella forma e nei dialoghi.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30845" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_3.jpg" alt="" width="1000" height="562" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_3.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_3-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p>Il nostro penitente ha come unici mezzi una spada, delle magie dall’efficacia limitata e varie reliquie in grado di fornirgli protezione contro l’inevitabile dipartita, che comunque avverrà quasi certamente: in quel momento, una scomunica esemplare lo colpirà, e dovrà abbandonare parte dei propri poteri in un punto dove potrà recuperarli ripartendo dall’ultimo altare visitato. <em>Blasphemous</em> somiglia molto a <em>Dark Souls</em> sotto questo aspetto, ma le principali fonti di ispirazione sono chiaramente i <em>Castlevania</em> usciti a cavallo fra i due millenni, tanto per la forte componente esplorativa quanto per l’accento sulle orde di nemici grotteschi e spaventosi da spazzar via.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30846" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_4.jpg" alt="" width="1000" height="564" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_4.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_4-768x433.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p>Quello che fa la differenza fra questo ed altri titoli simili è l’ambientazione in generale: le creature ostili sono il frutto di punizioni divine e scomuniche, rendendo il viaggio una sorta di discesa senza sosta negli inferi passata affrontando vescovi mostruosi, minotauri armati di arpione e spiriti urlanti dalle movenze grottesche; e se l’orrore non bastasse, ogni nemico può essere giustiziato con una mossa particolarmente cruenta, che gli artisti non hanno voluto mitigare minimamente lasciando intatto ogni dettaglio anatomico dei malcapitati. <em>Blasphemous</em> non ha compromessi da questo punto di vista, e le persone particolarmente sensibili alla violenza cruda (specie se applicata su entità religiose) potrebbero non reggere la carneficina che gli si para davanti.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30847" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_6.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_6.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_6-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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<p>Tutti gli altri si godranno invece dei fondali mozzafiato, accompagnati da una regia degna dei migliori film d’azione, dei boss giganteschi caratterizzati da trovate allo stesso modo macabre e geniali (e blasfeme, ma questo il titolo del gioco lo mette già in chiaro), una colonna sonora richiamante il ‘600 spagnolo e una struttura di gioco classica ma ben fatta. Dato il tema centrale della sofferenza, è presente però un livello di difficoltà piuttosto alto e snervante, forse involontariamente calzante in questa ambientazione, ma di sicuro molto alto per il giocatore occasionale. Chi ama le sfide toste apprezzerà sicuramente la cattiveria dei nemici, e ancor di più le sfide extra da affrontare a gioco terminato, oltre alla presenza di più finali che aggiungono rigiocabilità.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-30848" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_8.jpg" alt="" width="1000" height="562" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_8.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2025/12/20251121_blasphemous_8-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma <em>Blasphemous</em> è bello soprattutto la prima volta, con tutto lo stupore che suscita ad ogni trovata stilistica, ad ogni panorama sterminato, ad ogni personaggio pazzesco che si incontra. I colpi di teatro sono ben posizionati, e raramente si gira a vuoto per il mondo senza una novità che faccia spalancare la bocca e mantenga incollati allo schermo, nonostante le enormi fatiche per arrivare fin lì. La durata complessiva è, a conti fatti, modesta, con una quindicina di ore da preventivare per completarlo senza curarsi troppo degli extra e delle missioni segrete. Quel tempo è però speso davvero bene, ancor di più nelle versioni più aggiornate disponibili negli store digitali, che ampliano la trama e introducono personaggi e nuovi boss.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Blasphemous, 2019</h6>
<h6>Voto: 8</h6>
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